Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35943 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 22/11/2021), n.35943

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27386-2019 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELE DE

ROSE, LELIO MARITATO, ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO;

– ricorrente –

contro

GELOSOBUS SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LISBONA 9, presso lo studio

dell’avvocato ANDREA SACCUCCI, rappresentata e difesa dagli avvocati

ERNESTINA POLLAROLO, DIEGO DIRUTIGLIANO;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, REGIONE PIEMONTE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 321/3/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL PIEMONTE, depositata l’11/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LORENZO

DELLI PRISCOLI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

la parte contribuente proponeva ricorso avverso un diniego di rimborso relativo al 2010 per i contributi al SSN versati all’INPS per gli anni 1994, 1995, 1996, 1997, ritenendo di poter usufruire del beneficio previsto per i soggetti danneggiati dall’alluvione che ha colpito il Piemonte nel 1994;

la Commissione Tributaria Provinciale rigettava il ricorso della parte contribuente ma la Commissione Tributaria Regionale ne accoglieva l’appello affermando che sebbene l’agevolazione in questione costiuisca in astratto un aiuto di Stato, essa può essere ugualmente concessa qualora l’aiuto individuale rientri nei limiti del regolamento UE de minimis; rileva inoltre la sentenza impugnata che, in ordine alla tardività della presentazione del ricorso, l’INPS non sollevò in primo grado alcuna eccezione entro il termine di costituzione in giudizio.

L’INPS proponeva ricorso affidato a due motivi di impugnazione mentre la parte contribuente si costituiva con controricorso e in prossimità dell’udienza depositava memoria insistendo per il rigetto del ricorso; infine l’Agenzia delle entrate si costituiva al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di impugnazione l’INPS denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 2909 c.c. per l’intervenuto giudicato esterno sulla questione di diritto proposta, in quanto la Cassazione, con sentenza n. 28290 del 2018 (pronunciata fra le stesse parti e avente ad oggetto la riduzione della contribuzione previdenziale per invalidità, vecchiaia e superstiti) ha rigettato il ricorso proposto dalla società contribuente in quanto la domanda di restituzione era stata inoltrata nel giugno 2010 e quindi in data successiva rispetto al termine del 31 luglio 2007.

Con il secondo motivo di impugnazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’INPS denuncia violazione o falsa applicazione della L. n. 350 del 2003, art. 4, comma 90, e del D.L. n. 300 del 2006, art. 3 quater, comma 1, convertito in L. n. 17 del 2007, in quanto la società contribuente ha presentato istanza di rimborso in data 9 giugno 2010 mentre il termine scadeva il 31 luglio 2007.

Ritenuto preliminarmente che, in virtù del principio della ragione più liquida (che consente di modificare l’ordine logico-giuridico delle questioni da trattare di cui all’art. 276 c.p.c., in adesione alle esigenze di celerità del giudizio e di economia processuale di cui agli artt. 24 e 111 Cost., posto che l’esame del primo motivo di ricorso, anche se logicamente preliminare, non potrebbe in ogni caso condurre ad un esito del giudizio più favorevole per il ricorrente: Cass. n. 28309 del 2019; Cass. 19 giugno 2017, n. 15064; Cass. 18 novembre 2016, n. 23531), appare opportuno esaminare innanzitutto il secondo dei motivi di impugnazione;

ritenuto fondato il secondo motivo di impugnazione in quanto, secondo questa Corte:

il termine del 31.7.2007, risultante per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31.7.2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, conv. in L. n. 17 del 2007, si applica anche alle imprese che abbiano già versato i contributi previdenziali, dovendosi ritenere irragionevole una distinzione tra coloro che non abbiano corrisposto i contributi e coloro che, invece, abbiano già effettuato il pagamento, in quanto la locuzione “regolarizzare la posizione”, di cui all’art. 4, comma 90, cit., include tanto l’ipotesi in cui la definizione della posizione previdenziale intervenga mediante il pagamento del 10/0 del dovuto, quanto quella in cui avvenga mediante il rimborso del 90% del versato (Cass. n. 28290 del 2018; Cass. n. 12603 del 2016; Cass. n. 24988 del 2016; Cass. 20740 del 2018);

il termine del 31.7.2007, risultante per la presentazione delle domande di regolarizzazione L. n. 350 del 2003, ex art. 4, comma 90, a seguito della proroga dell’originario termine del 31.7.2004 da parte del D.L. n. 300 del 2006, art. 3-quater, comma 1, conv. in L. n. 17 del 2007, benché non espressamente qualificato dal legislatore come perentorio, costituisce nondimeno un termine di decadenza di ordine pubblico, tutelando l’interesse alla certezza delle determinazioni concernenti l’erogazione di spese gravanti sui bilanci degli enti previdenziali, che a sua volta è correlato ai vincoli di carattere sovranazionale cui il bilancio pubblico è assoggettato in forza dei Trattati Europei e dei criteri politico-economici e tecnici adottati dagli organi dell’Unione Europea per controllarne l’osservanza (Cass. n. 28290 del 2018; Cass. n. 24933 del 2016; Cass. n. 20740 del 2018).

La Commissione Tributaria Regionale non si è attenuta ai suddetti principi laddove – affermando che in ordine alla tardività della presentazione del ricorso l’INPS non sollevò in primo grado alcuna eccezione entro il termine di costituzione in giudizio – non ha considerato l’inderogabilità del dovere di rispettare il termine di legge del 31 luglio 2007, avendo invece considerato valida l’istanza pur avendo la parte contribuente presentato la domanda di rimborso solo nel giugno 2010.

Il primo motivo di impugnazione è assorbito dall’accoglimento del secondo.

Pertanto, ritenuto fondato il secondo motivo di impugnazione e assorbito il primo, il ricorso dell’INPS va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, ritenuto fondato il secondo motivo di impugnazione e assorbito il primo, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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