Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35940 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/11/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 22/11/2021), n.35940

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 32910-2019 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) s.r.l., in fallimento, in persona del curatore Dott.

V.M., rappresentata e difesa, per procura in calce al

controricorso, dagli avv.ti Beatrice FIMIANI e Berardo LANCI, ed

elettivamente domiciliata in Roma, alla via Agostino Depetris, n.

86, presso lo Studio Legale e Tributario CMS Adonnino Ascoli &

Casavola Scamoni;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4407/11/2019 della Commissione tributaria

regionale del LAZIO, depositata in data 18/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 13/07/2021 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– La (OMISSIS) s.r.l., che aveva maturato un rilevante credito IVA per l’anno d’imposta 1998, che aveva chiesto a rimborso, impugnava il provvedimento del 19/07/2004 con cui l’Agenzia delle entrate le aveva comunicato di aver adottato, in presenza di carichi pendenti gravanti sulla predetta società contribuente, il provvedimento di sospensione amministrativa prot. n. (OMISSIS) del 23/12/2002, la cui impugnazione, proposta dalla predetta società, veniva rigettata dapprima dalla CTP di Roma, con sentenza n. 272/22/2008 del 31/07/2008, e successivamente dalla CTR del Lazio, con sentenza n. 137/14/2010 del 16/03/2010.

– Successivamente, in data 29/01/2014, la società contribuente avanzava un’ulteriore richiesta di rimborso, cui l’amministrazione finanziaria non dava seguito. Pertanto, sul rilievo che le precedenti pronunce erano state emesse in rito, non avendo i giudici esaminato il merito della vicenda processuale, la (OMISSIS) s.r.l. impugnava il silenzio rifiuto opposto dall’amministrazione finanziaria, che la CTP di Roma con sentenza n. 20941/49/2017 accoglieva accertando l’illegittimità del diniego stante la fondatezza della domanda di rimborso e l’insussistenza di carichi pendenti e dunque di ragioni cautelari opponibili alla società contribuente.

– Con la sentenza in epigrafe indicata la CTR rigettava il gravame proposto dall’Agenzia delle entrate ritenendo che l’amministrazione finanziaria, che non aveva contestato l’an ed il quantum del credito IVA chiesto a rimborso dalla società contribuente, non aveva fornito alcuna prova dell’esistenza di eventuali controcrediti.

avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui replica l’intimata con controricorso;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio all’esito del quale la controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il motivo di ricorso la difesa erariale deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 c.c., art. 324 c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, lamentando che i giudici dell’appello avevano reso una decisione in contrasto con un giudicato esterno, costituito dalla sentenza della CTP di Roma n. 273/22/2008 del 31/07/2008, confermata in appello dalla sentenza della CTR del Lazio n. 137/14/2010 del 16/03/2010.

2. Il motivo è infondato e va rigettato in quanto la ricorrente non ha provato la sussistenza del giudicato.

3. Al riguardo va ricordato che questa Corte ha più volte chiarito che nel giudizio di legittimità, il principio della rilevabilità del giudicato esterno va coordinato con l’onere di autosufficienza del ricorso; pertanto, la parte ricorrente che deduca l’esistenza del giudicato deve, a pena d’inammissibilità del ricorso, riprodurre in quest’ultimo il testo integrale della sentenza che si assume essere passata in giudicato, non essendo a tal fine sufficiente il richiamo a stralci della motivazione (Cass. n. 15737 del 2017; conf. Cass. n. 5508 del 2018, n. 13988 del 2018 e n. 33885 del 2019 e, in ipotesi inversa, di eccezione di inesistenza del giudicato, Cass. n. 17310 del 2020).

4. Orbene, nella redazione del ricorso, la difesa erariale non si è attenuta al citato principio giurisprudenziale essendosi limitata a riprodurre nel ricorso un brano della pronuncia di primo grado del tutto insufficiente a palesare il contenuto del comando giudiziale trattandosi della “parte narrativa della sentenza della CTP” contenente le argomentazioni svolte sul punto dalle parti, mentre è del tutto omessa la trascrizione del contenuto della sentenza d’appello che avrebbe confermato quella di primo grado.

5. La ricorrente, in applicazione del principio della soccombenza, va condannata al pagamento delle spese processuali nella misura liquidata in dispositivo.

Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714).

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 10.200,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre al rimborso forfettario nella misura del 15 per cento deì compensi e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA