Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35938 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 22/11/2021), n.35938

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11168-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

S.A., elettivamente domiciliata in ROMA, CIRCONVALLAZIONE

GIANICOLENSE n. 233, presso lo studio dell’avvocato CERRONI STUDIO

LEGALE, rappresentata e difesa dall’avvocato LUIGI VALCHERA;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 6784/7/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL LAZIO, depositata il 03/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO

RAGONESI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 20846/16, sez. 12, accoglieva parzialmente il ricorso proposto da S.A. avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) per estimi catastali confermando la categoria catastale A/2 ma riducendo l’accertata classe 5 alla classe 2.

Avverso detta decisione l’Agenzia delle Entrate proponeva appello innanzi alla CTR Lazio.

Il giudice di seconde cure, con sentenza n. 6784/2018, dichiarava inammissibile l’appello.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Amministrazione sulla base di due motivi.

La contribuente ha resistito con controricorso ed ha proposto altresì un motivo di ricorso incidentale. Ha inoltre depositato memoria.

La causa è stata discussa in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo l’Agenzia deduce la validità della notifica effettuata e mezzo di operatore postale privato e che l’atto era stato spedito tempestivamente.

Con il secondo motivo deduce le violazioni dell’art. 156 c.p.c., avendo comunque l’atto raggiunto lo scopo essendosi la contribuente costituita in giudizio.

Con il ricorso incidentale la contribuente deduce l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti costituito dalla mancata valutazione della perizia di parte prodotta in giudizio e della sentenza della CTP Roma che aveva annullato l’accertamento relativamente all’appartamento sovrastante.

Il due motivi del ricorso principale tra loro connessi possono essere esaminati congiuntamente e gli stessi si rivelano infondati.

Le Sezioni unite della Cassazione n. 299 del 2020 hanno affermato quanto segue:

“in tema di notificazione di atti processuali, posto che nel quadro giuridico novellato dalla Dir. del Parlamento e del Consiglio 20 febbraio 2008, n. 2008/6/CE, è prevista la possibilità per tutti gli operatori postali di notificare atti giudiziari, a meno che lo Stato non evidenzi e dimostri la giustificazione oggettiva ostativa, è nulla e non inesistente la notificazione di atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata senza relativo titolo abilitativo nel periodo intercorrente fra l’entrata in vigore della suddetta direttiva e il regime introdotto dalla L. n. 124 del 2017”;

“la sanatoria della nullità della notificazione di atto giudiziario, eseguita dall’operatore di poste private per raggiungimento dello scopo dovuto alla costituzione della controparte, non rileva ai fini della tempestività del ricorso, a fronte della mancanza di certezza legale della data di consegna del ricorso medesimo all’operatore, dovuta all’assenza di poteri certificativi dell’operatore, perché sprovvisto di titolo abilitativo” (Cass. SU n. 299 del 2020).

Si impone dunque preliminarmente, a prescindere dalla circostanza che l’appellato si sia costituito o meno in appello (secondo costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità infatti, l’inammissibilità dell’impugnazione derivante dall’inosservanza dei termini stabiliti a pena di decadenza è correlata alla tutela d’interessi indisponibili e, come tale, è rilevabile d’ufficio e non sanabile per effetto della costituzione dell’appellato: Cass. SU n. 6983 del 2005; Cass. n. 11666 del 2015; Cass. n. 23907 del 2009; Cass. n. 4206 del 2020), una verifica relativa alla tempestività o meno dell’appello (che va proposto, quando – come nel caso di specie – non sia notificata la sentenza di primo grado, entro sei mesi dal deposito della stessa: cfr. art. 327 c.p.c., e Cass. n. 30850 del 2019 e Cass. n. 33168 del 2018), che prenda sì naturalmente in considerazione come termine a quo il giorno del deposito della sentenza della Commissione tributaria provinciale (Cass. SU n. 18569 del 2016; Cass. 4206 del 2020) ma che consideri quale termine ad quem non già – in ossequio al dettato delle predette sezioni unite n. 299 del 2020 – il momento della spedizione da parte dell’appellante (ossia quello della consegna del plico da notificare all’operatore della posta privata) bensì il diverso e successivo momento in cui si abbia la certezza legale che l’appello sia stato ricevuto dall’appellato.

Tale verifica, consentita anche d’ufficio a questa Corte (cfr. ex plurimis, da ultimo Cass. SU n. 19769 del 2019 e Cass. n. 1654 del 2020, secondo cui la mancata prospettazione, nel giudizio di secondo grado, della questione della tempestività o meno dell’appello incidentale, non determina una preclusione processuale nella deduzione della stessa con il ricorso per cassazione, potendo essere eccepita o rilevata d’ufficio per la prima volta anche in sede di legittimità), ha consentito nel caso di specie di verificare il mancato raggiungimento della prova della tempestività dell’appello, con conseguente declaratoria di inammissibilità sotto il profilo della tardività, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 51, spettando l’onere della prova della suddetta tempestività della notifica a chi propone l’azione secondo gli ordinari e generali criteri di distribuzione dell’onere probatorio (Cass. SU n. 22438 del 2018; Cass. n. 27722 del 2019).

Infatti, premesso che risulta in atti che la sentenza di primo grado è stata depositata il 22.9.16, a seguito dell’acquisizione del fascicolo di ufficio, si è potuta constatare la presenza solo del seguente atto potenzialmente utile a ricostruire la tempestività o meno dell’appello e, cioè, tracking di spedizione della Nexive, da cui risulta una data di recapito del 23.3.17 senza firma alcuna.

Manca dunque in atti una qualsiasi attestazione relativa alla data di spedizione del ricorso ed alla effettiva notifica dell’appello al contribuente e conseguentemente difetta la prova della tempestività dell’impugnazione sia in relazione alla spedizione dello stesso che alla ricezione onde la notifica deve ritenersi inesistente e come tale non sanabile dalla costituzione in giudizio dell’appellata che peraltro nel caso di specie si è costituita oltre i sei mesi dal deposito della sentenza di primo grado.

Il ricorso principale va pertanto rigettato.

Altrettanto deve dirsi riguardo al ricorso incidentale con cui la contribuente deduce l’omesso esame e la mancata valutazione della perizia di parte prodotta in giudizio e della sentenza della CTP Roma che aveva annullato l’accertamento relativamente all’appartamento sovrastante.

La sentenza impugnata, infatti, riporta nella parte narrativa con adeguato dettaglio gli argomenti proposti con l’appello incidentale riferendo che lo stesso lamentava la difformità dell’immobile rispetto a quelli assunti a titolo comparativo e l’inesistenza di interventi di riqualificazione urbana e facendo altresì riferimento alla perizia prodotta in atti che riferiva che l’appartamento era situato in un vecchio palazzo privo di ascensore ubicato in un vicolo cieco privo di parcheggi.

Non è quindi dubbio che il giudice di appello abbia tenuto presente le censure avanzate dalla richiedente alla sentenza di primo grado per come le stesse sono state riportate.

Tale censure sono state però disattese nella parte motiva sulla base di una assorbente argomentazione giuridica (corretta o meno che sia e che, comunque avrebbe dovuto essere censurata dalla S. sotto il profilo della violazione di legge, circostanza non verificatasi) costituita dal fatto che, a seguito del notevole aumento della redditività degli immobili siti in alcune zone del contesto urbano, la modifica del classamento è giustificata dal solo fatto di trovarsi in una microzona anziché in un’altra a prescindere dall’accertamento specifico delle caratteristiche dell’immobile e quindi anche da eventuali interventi di modifica o di riqualificazione. La motivazione in esame specifica anche che il mutato classamento prescinde anche dallo stato dei luoghi facendo espresso riferimento alla perizia depositata.

Deve quindi ritenersi che la sentenza impugnata non abbia omesso l’esame delle censure avanzate dalla odierna ricorrente ma le abbia complessivamente esaminate all’interno di una valutazione in punto di diritto.

Il ricorso incidentale va dunque respinto.

Le spese del presente giudizio devono compensarsi in ragione della reciproca soccombenza.. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale e quello incidentale. Spese compensate. Si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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