Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35925 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 14/10/2021, dep. 22/11/2021), n.35925

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANZON Enrico – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. CASTORINA R.M. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8877/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Eurocostruzioni 2003 S.R.L. in persona del legale rappresentante,

rappresentata e difesa dagli Avv.ti Gianfranco D’Andrea e Sergio

Celentano ed elettivamente domiciliata in Roma, via Eleonora Duse,

35, presso lo studio dell’Avv. Bruno Matarazzo – Studio Vassalli ed

Associati, per procura speciale a margine del controricorso.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia n. 221/25/13, depositata il 1.10.2013.

Udita la relazione svolta all’adunanza camerale del 14.10.2021 dal

Consigliere Rosaria Maria Castorina.

 

Fatto

OSSERVA

L’agenzia delle Entrate notificava a Eurocostruzioni 2003 s.r.l. un avviso di accertamento, per l’anno di imposta 2007, con cui ricostruiva un maggior reddito imponibile ai fini Ires e Irap e una maggiore Iva derivante in particolare dalla rimanenze finali e rettificava i ricavi dichiarati nonché i costi per la somministrazione di pasti e bevande.

Con separati avvisi di accertamento l’ufficio accertava, inoltre, a carico del socio P.R. un maggior reddito ai fini Irpef derivante dalla partecipazione societaria e alla società l’omessa effettuazione delle previste ritenute sugli utili distribuiti rinvenienti dai maggiori ricavi accertati.

Con distinti ricorsi la società e il socio impugnavano gli atti impositivi.

La CTP di Foggia, previa riunione, accoglieva i ricorsi.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello e la CTR della Puglia, con sentenza n. 221/25/2013 depositata in data 1.1.2013 lo accoglieva limitatamente al recupero dei costi diversi dalle spese di vitto e di alloggio e lo rigettava nel resto sul presupposto che la società aveva prodotto il prospetto delle rimanenze, che dagli atti non si evincevano particolare errori nella contabilizzazione delle stesse, che la ricostruzione induttiva del reddito non era suffragata da validi elementi e che le spese di vitto ed alloggio erano deducibili come fatturate.

Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.

Resiste la contribuente con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo l’Ufficio deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 96 TUIR, comma 6 (rectius art. 93) e del D.P.R. n. 600 del 197, art. 39, comma 1 lett. D), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamenta che la CTR aveva erronemente ritenuto corretto il prospetto contenente la contabilizzazione delle rimanenze sebbene non riportasse alcuna delle informazioni richieste dall’art. 93 Tuir, comma 9.

La censura non è fondata.

Osserva preliminarmente la Corte che le rimanenze previste dal D.P.R. n. 917 del 1986, art. 93, relative a Opere, forniture e servizi di durata ultrannuale si differenziano da quelle previste dall’art. 92 (relative a merci, prodotti finiti, materie prime, semilavorati e servizi di durata non ultrannuale).

Le rimanenze ex art. 93, derivano da contratti di durata ultrannuale quali l’appalto e si riferiscono ad attività il cui ciclo di lavorazione e’, per le dimensioni e la complessità delle produzioni pluriennale effettuato su commessa dei clienti.

Mentre le rimanenze ex art. 92, costituiscono costi sospesi in attesa dei relativi ricavi, le rimanenze ex art. 93, invece rappresentano costi sospesi controbilanciati dai corrispettivi convenuti per l’esecuzione dell’opera o per la prestazione di servizi, che incorporano una quota parte dell’utile sperato imputabile a ciascuno degli esercizi compresi nel periodo di durata dell’esecuzione.

Difatti l’art. 93 TUIR (rimanenze di opere, forniture e servizi di durata ultrannuale) prevede l’utilizzo del criterio dello stato di avanzamento dei lavori (cc.dd. “SAL”).

In particolare, per l’applicazione di detto criterio i costi e i ricavi vengono imputati ai singoli esercizi in funzione dell’avanzamento dell’attività produttiva e, pertanto, il “margine di commessa” (ossia l’utile complessivo), viene assoggettato ad imposizione nei diversi periodi d’imposta in base al grado di realizzazione dei lavori.

Le rimanenze finali di lavori in corso su ordinazione vengono determinate, pertanto, nei singoli esercizi in base ai corrispettivi liquidati in proporzione allo stati di avanzamento dei lavori (SAL).

Nella specie la CTR, con accertamento di fatto non censurabile in questa sede, ha osservato che la società contribuente aveva prodotto il prospetto riassuntivo che la legge prevede come obbligatorio e che dalla lettura degli atti di causa non si evincevano particolari errori nella contabilizzazione delle rimanenze.

In particolare la CTR ha accertato che la società aveva “correttamente operato quantificando il valore delle rimanenze sulla base dei SAL emessi ed aumentandolo delle somme relative ad ulteriori lavori eseguiti sino al 31 dicembre”.

2 Con il secondo e terzo motivo (formulato in considerazione della incertezza sulla applicabilità della novella che ha innovato l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, al processo tributario) deduce la omessa e/o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Lamenta che la CTR non aveva motivato sulla contestata difformità tra i valori contabili esposti nel prospetto delle rimanenze e quelli indicati nello stato di avanzamento, gli importi fatturati per lavori eseguiti e non coperti dal SAL e la mancata indicazione nei SAL di ulteriori lavori eseguiti.

La censura non è fondata.

Osserva preliminarmente il Collegio che questa Corte si è pronunciata a Sezioni Unite sul nuovo art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in materia di processo tributario sostenendo l’applicabilità della riforma del 2012 anche ai ricorsi per cassazione proposti contro le decisioni delle commissioni tributarie regionali e ciò, sia con riguardo al nuovo art. 360 c.p.c., n. 5, e sia in relazione alla doppia conforme di cui all’art. 348-ter c.p.c. (Cass. sez. un. 7 aprile 2014 n. 8053)

Il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5), introduce nell’ordinamento un vizio specifico che concerne l’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che se esaminato avrebbe determinato un esito diverso della controversia).

c) L’omesso esame di elementi istruttori non integra di per sé vizio di omesso esame di un fatto decisivo, se il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, benché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

Nella specie la CTR ha esaminato il fatto storico osservando che dalla lettura degli atti di causa non si evincevano particolari errori nella contabilizzazione delle rimanenze e che la società aveva “correttamente operato quantificando il valore delle rimanenze sulla base dei SAL emessi ed aumentandolo delle somme relative ad ulteriori lavori eseguiti sino al 31 dicembre”.

3.Con il quarto motivo deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamenta che la CTR, con riferimento ai maggiori ricavi contestati, aveva ritenuto che l’assunto dell’ufficio non fosse suffragato da idonei elementi probanti, mentre avrebbe dovuto essere il contribuente a provare ogni circostanza idonea ad inibire la pretesa fiscale.

La censura non è fondata.

Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), consente all’Amministrazione finanziaria di disconoscere – in tutto o in parte – i dati indicati nella contabilità del contribuente per arrivare, attraverso l’utilizzo di presunzioni gravi, precise e concordanti, alla determinazione di attività non dichiarate o all’inesistenza di passività dichiarate.

Nella specie la CTR non ha operato alcuna inversione dell’onere della prova avendo escluso la sussistenza “di qualsiasi elemento che possa far presumere che ci sia stato un incasso di somme da parte della Eurocostruzioni 2003 anche perché le somme relative a tali lavori migliorativi sono state corrisposte dagli acquirenti gli immobili della Torraco Costruzioni, ditta appaltante e proprietaria del complesso edilizio”.

4. Con il quinto motivo deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 109 tuir, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 21, comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Lamenta che la decisione impugnata aveva erroneamente ritenuto deducibili i costi per il vitto e le spese di rappresentanza nonostante le fatture non riportassero gli estremi identificativi dei soggetti fruitori.

La censura è fondata.

In materia questa Corte (cfr. di recente, Cass. n. 18904 del 17/07/2018) è ferma nel ritenere che, ai fini della detrazione di un costo, la prova dell’inerenza del medesimo quale atto d’impresa, ossia dell’esistenza e natura della spesa, dei relativi fatti giustificativi e della sua concreta destinazione alla produzione quali fatti costitutivi su cui va articolato il giudizio di inerenza, incombe sul contribuente in quanto soggetto gravato dell’onere di dimostrare l’imponibile maturato.

Al fine di poter beneficiare sia della detrazione dell’Iva che della deducibilità delle spese alberghiere e di ristorazione occorre che le spese siano inerenti all’attività svolta dall’impresa. Nell’ipotesi in cui la prestazione alberghiera o di ristorazione è fruita da un soggetto diverso dal committente del servizio, occorre al fine di giustificare l’inerenza, l’indicazione nel documento contabile (o in nota allegata) dei soggetti che hanno beneficiato della prestazione di vitto e alloggio e delle motivazioni della fruizione.

Erroneamente la CTR ha ritenuto che fosse irrilevante l’indicazione dei soggetti fruitori dei pasti.

Il motivo deve essere, pertanto accolto e la sentenza cassata.

Il giudice di rinvio individuato nella CTR della Puglia, in diversa composizione, liquiderà anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il quinto motivo, rigettati gli altri; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla CTR della Puglia in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 14 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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