Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35921 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 08/09/2021, dep. 22/11/2021), n.35921

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 10195/2017 R.G. proposto da:

Equitalia Servizi di Riscossione S.p.a., in persona del suo

procuratore speciale, avv. Fabio Rovito, con domicilio eletto in

Roma, via Tarviso n. 2, presso l’avvocato Marco Fiertler che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Grinka S.r.l., in liquidazione, quale incorporante della Lumace

S.r.l., in persona del suo legale rappresentante p.t., con domicilio

eletto in Roma, via Luigi Settembrini n. 28, presso lo studio

dell’avvocato Ulpiano Morcavallo che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2577/16, depositata il 18 ottobre 2016, della

Commissione tributaria regionale della Calabria;

udita la relazione della causa svolta, nella Camera di consiglio

dell’8 settembre 2021, dal Consigliere Dott. Liberato Paolitto;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale Dott. Giacalone Giovanni, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso qualora positiva la verifica dei

poteri rappresentativi di parte ricorrente.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. – con sentenza n. 2577/16, depositata il 18 ottobre 2016, la Commissione tributaria regionale della Calabria ha rigettato l’appello di Equitalia Servizi di Riscossione S.p.a. avverso la decisione di prime cure che, a sua volta, aveva annullato un’iscrizione ipotecaria operata in relazione a crediti tributari iscritti a ruolo (per complessivi Euro 6.012.229,00 e) rinvenienti da otto cartelle esattoriali;

1.1 – il giudice del gravame ha ritenuto che:

– come correttamente rilevato dalla Commissione tributaria provinciale, e secondo dicta della giurisprudenza di legittimità, “gli atti tributari che riguardavano il fallito andavano notificati anche a quest’ultimo, oltre che al curatore, diversamente da quanto accaduto nel caso trattato”;

– difatti, nella fattispecie, le cartelle esattoriali, – così come poteva desumersi dalle correzioni apportate sulle relative buste di spedizione (ov’era riportata l’indicazione “”c/o C., (OMISSIS)””), erano state notificate, – piuttosto che presso la sede legale della contribuente, – con consegna di copia degli atti a tale ” V.G., portiere dello stabile sito in (OMISSIS), dove è ubicato lo studio del liquidatore”; e la notifica di una di dette cartelle (la n. (OMISSIS)) era stata eseguita, con le medesime modalità (presso il “curatore a mani del portiere”), quando la società era sinanche ritornata in bonis;

– siccome l’agente della riscossione “nulla (aveva) replicato su tali aspetti, né sul fatto che la società ricorrente fosse stata prima dichiarata fallita e poi rimessa in bonis, il giudice di prime cure aveva altrettanto correttamente rilevato che la mancata contestazione rendeva non abbisognevole di prova quanto non espressamente contestato, in linea con il principio generale che informa il sistema processuale civile, investendo anche il processo tributario.”;

– del pari da disattendere risultava il motivo di appello incentrato sulla denunciata violazione dell’art. 112 c.p.c., posto che, una volta rilevata la corretta notifica (solo) di una cartella esattoriale (la n. (OMISSIS)) di importo inferiore, però, “al limite di Euro 8.000,00 allora vigente per l’iscrizione ipotecaria”, – il giudice non avrebbe potuto “di certo… ignorare tale circostanza ai fini della decisione.”;

2. – Equitalia Servizi di Riscossione S.p.a. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di quattro motivi;

– Grinka S.r.l., in liquidazione, quale incorporante della Lumace S.r.l., resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. – il primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, espone la denuncia di violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 c.c.; assume, in sintesi, la ricorrente, – con riferimento alla notifica di cinque cartelle esattoriali (le cartelle recanti i numeri (OMISSIS); (OMISSIS); (OMISSIS); (OMISSIS); (OMISSIS)), – che la gravata sentenza, così come il giudice di prime cure, aveva ritenuto la falsità di quanto attestato negli avvisi di ricevimento delle raccomandate postali utilizzate per le notifiche, – così accogliendo l’eccezione sul punto svolta dalla contribuente e pronunciando “in contrasto con quanto risulta dai referti di notifica”, – senza considerare che, nella fattispecie, venivano in rilievo atti pubblici fidefacenti il cui disconoscimento avrebbe implicato la proposizione di una querela di falso che, per converso, non era stata mai proposta (né risultando altrove accertata la falsità degli atti di notifica); soggiunge la ricorrente, – quanto alla cartella esattoriale n. (OMISSIS), – che, – diversamente da quanto dedotto da controparte in ordine al suo annullamento giudiziale (giusta sentenza della Commissione tributaria provinciale di Cosenza n. 452/01/09), – detta pronuncia si era limitata ad annullare un avviso di intimazione fondato su detta cartella che anch’essa era stata regolarmente notificata presso la sede legale della contribuente;

– col secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione all’art. 115 c.p.c., ed alla L. n. 69 del 2009, art. 45, comma 4, deducendo, in sintesi, che malamente il giudice del gravame aveva dato applicazione al principio di non contestazione posto che essa esponente aveva “esplicitamente contestato” quanto dedotto da controparte, – e che, dunque, “i referti di notifica” prodotti in giudizio avrebbero rappresentato “false circostanze”, – assumendo che le cartelle esattoriali erano state notificate presso la sede legale della contribuente e, sul punto, proponendo anche appello;

– il terzo motivo, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, espone la denuncia di violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, come modificato dal D.L. n. 40 del 2012, art. 3, comma 2 ter, sull’assunto che, – una volta accertata la ritualità della notifica di tutte le cartelle esattoriali oggetto del primo motivo di ricorso, – priva di fondamento rimaneva la gravata pronuncia quanto al rilevato tetto (di Euro 8.000,00) di ammissibilità dell’iscrizione ipotecaria;

– col quarto motivo, anch’esso formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., sull’assunto che il citato limite di soglia dell’ammissibilità dell’iscrizione ipotecaria era stato rilevato dal giudice del primo grado del giudizio, – e, in detti termini, confermato dal giudice del gravame che aveva disatteso il motivo di appello sul punto proposto, – in violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, non avendo il contribuente svolto la relativa “eccezione d’invalidità dell’iscrizione ipotecaria”;

2. – in via pregiudiziale di rito, la controricorrente eccepisce l’inammissibilità del ricorso, non avendo controparte depositato, e così riscontrato, la fonte dei poteri rappresentativi posta a fondamento del ricorso, e della rilasciata procura al difensore, quale costituita dalla dedotta procura notarile;

2.1 – il ricorso per cassazione, in effetti, è stato proposto dall’avvocato Fabio Rovito in forza di procura conferita con atto per notar D.L.M. di Roma, rep. (OMISSIS), racc. (OMISSIS), del 1 luglio 2016; e in forza della procura, così rilasciata, è stato conferito il mandato difensivo all’avvocato Marco Fiertler;

– detta procura, però, non risulta prodotta;

2.2 – la Corte ha statuito che “In tema di rappresentanza processuale delle persone giuridiche, la persona fisica che ha conferito il mandato al difensore non ha l’onere di dimostrare tale sua qualità, neppure nel caso in cui l’ente si sia costituito in giudizio per mezzo di persona diversa dal legale rappresentante e l’organo che ha conferito il potere di rappresentanza processuale derivi tale potestà dall’atto costitutivo o dallo statuto, poiché i terzi hanno la possibilità di verificare il potere rappresentativo consultando gli atti soggetti a pubblicità legale e, quindi, spetta a loro fornire la prova negativa. Solo nel caso in cui il potere rappresentativo abbia origine da un atto della persona giuridica non soggetto a pubblicità legale, incombe a chi agisce l’onere di riscontrare l’esistenza di tale potere a condizione, però, che la contestazione della relativa qualità ad opera della controparte sia tempestiva, non essendo il giudice tenuto a svolgere di sua iniziativa accertamenti in ordine all’effettiva esistenza della qualità spesa dal rappresentante, dovendo egli solo verificare se il soggetto che ha dichiarato di agire in nome e per conto della persona giuridica abbia anche asserito di farlo in una veste astrattamente idonea ad abilitarlo alla rappresentanza processuale della persona giuridica stessa” (v. Cass., 22 marzo 2019, n. 8120; Cass., 30 settembre 2014, n. 20563; Cass. Sez. U., 1 ottobre 2007, n. 20596; Cass., 8 giugno 2007, n. 13381; Cass., 2 aprile 2002, n. 4627; Cass., 15 dicembre 2000, n. 15820);

2.3 – e, in particolare, si è rimarcato che qualora i poteri rappresentativi del soggetto che si costituisce nel giudizio di cassazione siano stati conferiti con procura notarile, questa deve essere depositata con il ricorso (o il controricorso), sicché, qualora non sia rinvenibile nel fascicolo, all’impossibilità del controllo, da parte del giudice di legittimità, della legittimazione del delegante a una valida rappresentazione processuale e sostanziale della persona giuridica consegue l’inammissibilità del ricorso; né è sufficiente che della rilasciata procura notarile vengano indicati gli estremi, in quanto, se l’atto non è stato prodotto, resta ferma l’impossibilità di verificare il potere rappresentativo del soggetto (così Cass., 15 gennaio 2021, n. 576; Cass., 7 maggio 2019, n. 11898; Cass., 13 aprile 1999, n. 3643; v. altresì, in tema di appello, Cass., 21 ottobre 2013, n. 23786; Cass., 25 settembre 2007, n. 19922);

– va, pertanto, dichiarata l’inammissibilità del ricorso;

2. – le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza di parte ricorrente nei cui confronti sussistono altresì i presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto (D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater).

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 14.600,00 per compensi professionali ed Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfettario delle spese generali nella misura del 15% ed altri accessori di legge;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio tenuta da remoto, il 8 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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