Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35919 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 09/09/2021, dep. 22/11/2021), n.35919

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20343/2014 proposto da:

Millenia Srl, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma C.so Vittorio Emanuele II 18

presso Studio Legale Grez e Associati Srl, rappresentata e difesa

dall’avvocato Massa Federico, giusta procura a margine.

– ricorrente –

contro

Comune di Bari (C/Ric.) rappresentato e difeso dall’Avv. Baldi

Alessandra e con lei domiciliata in Roma Viale delle Milizie 2

presso lo studio dell’Avv. Roberto Ciociola;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1309/2014 della COMM. TRIB. REG. PUGLIA,

depositata il 09/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/09/2021 dal consigliere BALSAMO MILENA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. De

Matteis Stanislao che ha concluso per l’estinzione, conseguenze di

legge.

 

Fatto

ESPOSIZIONE DEI FATTI DI CAUSA

1. La società Millenia s.r.l. impugnava l’avviso di accertamento emesso dal Comune di Bari relativo alla Tarsu per le annualità 2006-2010, chiedendo di annullare il verbale di anagrafe tributaria del (OMISSIS) nonché l’atto impositivo per l’errata quantificazione della superficie tassabile, in quanto area, in parte, destinata ad attività di officina produttiva di rifiuti speciali non assimilabili (mq 5000) ed in parte, area pertinenziale per mq 538.

La CTP di Bari accoglieva il ricorso.

Proposto appello dall’amministrazione comunale, la CTR della Puglia accoglieva il ricorso confermando l’avviso di accertamento per le annualità indicate e determinando la maggior superficie in mq 11.247 per l’anno 2006. In particolare i giudici di secondo grado rilevavano che la contribuente aveva omesso di denunciare le superficie destinate esclusivamente alla formazione di rifiuti speciali; – che dalla consulenza tecnica disposta d’ufficio era emerso che le superficie in cui era stata riscontrata la produzione di rifiuti speciali erano quelle adibite ad autofficina e autolavaggio; – che le altre aree coperte e scoperte erano caratterizzate da una continua presenza umana e quindi dovevano considerarsi produttive di rifiuti urbani in via non esclusiva in quanto produttive anche di rifiuti speciali assimilabili o di imballaggi secondari e terziari non assimilabili (alcuni pallet); – i tre piani destinati a parcheggio anche per la presenza di raccoglitori di rifiuti doveva considerarsi area produttrice di rifiuti urbani; – quanto alla delibera comunale contestata dalla contribuente in quanto non assimilabile ad un vero regolamento, il decidente assumeva che essa aveva stabilito i criteri qualitativi e quantitativi ai fini dell’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani; – assumeva che le norme transitorie del codice dell’ambiente avevano consenti ai comuni di applicare la previgente normativa di settore in materia di assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani.

Avverso la sentenza n. 1309/2014 della CTR della Puglia depositata il 9.06.2014, l’ente contribuente ricorre per cassazione affidandosi a sei motivi L’amministrazione comunale si è difesa con controricorso.

Il P.G. ha concluso per l’estinzione del giudizio.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI DIRITTO

2. Con il primo motivo di ricorso si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 32, per avere la CTR esaminato le memorie depositate dal Comune di Bari in data (OMISSIS), depositate tardivamente rispetto all’udienza del 12 maggio 2014, la cui intempestività era stata eccepita dalla contribuente.

3.La seconda critica addebita alla sentenza di secondo grado la violazione della L. n. 296 del 2006, del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 60 e 62, del D.Lgs. n. 22 del 1997, artt. 7 e 21, del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 195, comma 2, lett. e) e art. 198 comma 2, lett. g), nonché “difetto di motivazione”; per avere il giudicante ritenuto la legittimità della delibera consiliare di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, benché la delibera non avesse individuato i criteri qualitativi e quantitativi di assimilazione dei rifiuti assimilati e nonostante la sopravvenienza del D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 195, comma 2, lett. e), che ha disposto la non assimilabilità ai rifiuti urbani dei rifiuti speciali che si formano nelle strutture di vendita con superfici di vendita due volte superiori ai limiti di cui al D.Lgs. n. 114 del 1998, art. 4, comma 1, lett. d).

Rileva la contribuente di aver prodotto in giudizio la documentazione attestante l’avvenuto smaltimento dei rifiuti prodotti a mezzo di impresa autorizzata.

4. Con il terzo motivo si prospetta l’erronea delimitazione delle aree sottoposte a tassazione, addebitando alla sentenza impugnata di aver condiviso le conclusioni del ctu, benché non conformi alla legislazione vigente, in quanto le aree scoperte pertinenziali non sono tassabili in forza del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62.

La ricorrente contesta la qualificazione attribuita dal ctu a detta area che doveva considerarsi come non produttiva dei rifiuti assimilabili agli urbani nonché l’omessa attribuzione da parte del decidente alle aree in cui si producono imballaggi secondari e terziari quanto meno della qualificazione di superficie ad utilizzo misto, giacché in esse si produrrebbero sia rifiuti speciali che urbani.

In particolare deduce che non potendosi distinguere all’interno dei magazzini le aree in cui si formano imballaggi primari da quelle in cui si formano imballaggi secondari e terziari, si doveva ritenere predominante la produzione nei magazzini di imballaggi secondari e terziari.

Evidenzia la contribuente che erroneamente la CTR l’avrebbe onerata dell’obbligo della preventiva denuncia delle superfici produttive di rifiuti speciali non assimilabili, atteso che la Commissione aveva nominato un consulente per determinare le aree destinate alla produzione dei rifiuti speciali. In ogni caso, sottolineava come sia prevista l’esenzione dalla tarsu per i rifiuti industriali per i quali il Comune abbia dottato il regolamento di assimilazione, concludendo che l’onere di provare l’estensione delle aree soggette a tarsu gravava sull’ente impositore.

A tal fine sostiene di aver prodotto i MUD per gli anni di imposizione oggetto di controversia e che, ai sensi del citato art. 195, le spettava una riduzione tariffaria in proporzione alla quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al recupero tramite impresa autorizzata, salvo iniziative comunale che esulano dalla privativa, attraverso le quali i comuni organizzano servizi integrativi di raccolta ed avvio al recupero dei rifiuti speciali assimilati al RSU.

5. La quarta critica addebita alla sentenza l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti individuato nell’omesso esame dell’eccezione relativa alla illegittimità della delibera comunale in quanto adottato da organo incompetente.

6. Il quinto motivo denuncia la violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 69, nonché del D.Lgs. n. 267 del 2000, artt. 42 e 48, oltre che “eccesso di potere – difetto di istruttoria – incompetenza”; per avere i giudici territoriali ritenuto la legittimità degli avvisi di accertamento benché emessi da organo incompetente del Comune di Bari, in quanto la delibera su cui detti atti impositivi sono stati emessi era stata adottata dalla Giunta Comunale e non dal consiglio comunale.

7. Con l’ultimo mezzo si lamenta la violazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 71, e della L. n. 296 del 2006, art. 171 – nonché eccesso di potere difetto di istruttoria ed incompetenza, eccependo la decadenza dell’ente comunale dal potere di emettere l’avviso, in quanto ai sensi degli artt. 161 e 171, citati in rubrica, gli enti locali possono emettere gli avvisi di rettifica entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati; mentre secondo la previgente disciplina il termine era stabilito in tre anni dalla presentazione della denuncia, deducendone l’illegittimità dell’avviso con riferimento all’anno 2006.

In data primo settembre, il difensore della società Maldarizzi Automotive S.p.A., quale nuova denominazione della Millenia S.r.l, munito di procura speciale, dichiarava di rinunciare al ricorso per cassazione relativo all’avviso di accertamento n. (OMISSIS) del (OMISSIS) per TARSU per gli anni d’imposta dal 2006 al 2010, emesso dal Comune di Bari, ai sensi dell’art. 390 c.p.c., con rimborso delle spese legali del grado di legittimità al Comune di Bar nella misura di Euro 9.889,43, comprensive di spese generali e oneri già versate a mezzo bonifico bancario del (OMISSIS) e contestualmente il Comune Di Bari in persona del Sindaco pro tempore dichiarava di voler accettare la rinunzia al ricorso per cassazione notificato in data (OMISSIS) dichiarando di avere ricevuto il pagamento delle spese di lite del grado.

Ritenuto che ricorrano, pertanto, i presupposti per la declaratoria di estinzione del processo, ai sensi degli artt. 390 e 391 c.p.c., senza alcuna statuizione sulle spese, ai sensi dell’art. 391 c.p.c., u.c., avendo le parti già provveduto alla loro regolamentazione.

PQM

La Corte Suprema di Cassazione:

dichiara estinto il processo.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione tributaria della Corte di cassazione, il 9 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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