Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35917 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 29/10/2021, dep. 22/11/2021), n.35917

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11396/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n.

12, presso l’Avvocatura generale dello Stato, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente-

contro

Associazione Teatro Biondo Stabile di (OMISSIS), rappresentata e

difesa dall’Avv. Roberto Pignatone, con domicilio eletto in Roma,

via dei Monti Parioli, n. 48, presso lo studio dell’Avv. Ulisse

Corea;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Sicilia, n. 2122/35/14 depositata il 24 giugno 2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 29 ottobre

2021 dal Consigliere Giuseppe Nicastro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

l’Associazione Teatro Biondo Stabile di (OMISSIS) (hinc anche: “l’Associazione”) impugnò davanti alla Commissione tributaria provinciale di Palermo (hinc anche: “CTP”) il rifiuto della restituzione di IRPEG per Lire 208.000.000, chiesta dall’Associazione con istanza del (OMISSIS) e, in precedenza, con la dichiarazione modello 760/95 per il periodo d’imposta 1 settembre 1994-31 agosto 1995;

l’eccedenza d’imposta chiesta a rimborso scaturiva, in particolare, da ritenute d’acconto subite nel suddetto periodo d’imposta;

la CTP accolse il ricorso dell’Associazione contribuente;

avverso tale pronuncia, l’Agenzia delle entrate propose appello alla Commissione tributaria regionale della Sicilia (hinc anche: “CTR”) che lo rigettò, con la motivazione che: a) “l’Associazione Teatro Biondo Stabile di (OMISSIS) resistente ha presentato la dichiarazione dei redditi mod. 760/95 in data come risulta dalla ricevuta della raccomandata, in atti, entro i termini previsti dalla disposizione contenuta nell’art. 2364, comma 2 (ratione temporis). A ben ragione l’escussa Commissione ha richiamato l’orientamento della suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 23983 del 24.09.2008)”; b) “prescindendo dalla superiore osservazione non si può non sottolineare, ancora, l’orientamento più volte espresso dai supremi giudici in ordine alla circostanza che il credito per imposte (dirette o IVA) decade non per il mancato riporto in dichiarazione, o per la mancata compilazione o presentazione di un quadro, bensì solo con la prescrizione del diritto. (vedansi sentenze n. 523 del 18.01.2002, e n. 7684 del 16.05.2012). (L)a perdita del diritto a rimborso, avendo natura di vera e propria decadenza, costituisce una vera e propria sanzione, che dovrebbe essere direttamente contemplata dalla legge (ubi voluit dixit, ubi noluit tacuit)”; c) “fila normativa di riferimento del credito d’imposta vantato dall’Associazione ricorrente, ora appellata, è quella prevista dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37, trattandosi di rimborso afferente “ritenute dirette” e non già di “versamenti diretti”. Il termine decadenziale previsto, ratione temporis, dalla disposizione richiamata è quello di cui all’art. 2946 c.c., ossia di anni dieci. In tal senso si è espressa la giurisprudenza della Commissione tributaria centrale (n. 4675 del 31.05.1998, sez. V), e, più recentemente, sia pure in materia di IVA, la suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 7721 del 27.03.2013″; d) “(e’) appena il caso di rilevare che la normativa sopravvenuta (D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 19), che ha modificato il termine per la richiesta di rimborso riducendolo da dieci anni a quattro anni, si applica alle fattispecie (nuovi crediti) sorte posteriormente all’entrata in vigore della predetta norma, ossia dall’1.07.1999, e non già al credito d’imposta in esame, il cui termine decadenziale decennale non si era ancora esaurito”;

avverso tale decisione – depositata in segreteria il 24 giugno 2014 e non notificata – ricorre per cassazione l’Agenzia delle entrate, che affida il proprio ricorso, notificato il (OMISSIS), a due motivi;

l’Associazione Teatro Biondo Stabile di (OMISSIS) resiste con controricorso, notificato il (OMISSIS);

la stessa Associazione ha depositato una memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, artt. 37 e 38, per avere la CTR ritenuto l’applicabilità nella specie, al fine di stabilire la tempestività o no della domanda di rimborso, del termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., richiamato dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37 (nel testo applicabile ratione temporis), laddove, trattandosi del rimborso di versamenti diretti, doveva ritenersi applicabile il termine decadenziale di diciotto mesi previsto dallo stesso D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 (sempre nel testo applicabile ratione temporis);

con il secondo motivo, la ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in quanto la CTR – con l’affermare che “prescindendo dalla superiore osservazione non si può non sottolineare, ancora, l’orientamento più volte espresso dai supremi giudici in ordine alla circostanza che il credito per imposte (dirette o IVA) decade non per il mancato riporto in dichiarazione, o per la mancata compilazione o presentazione di un quadro, bensì solo con la prescrizione del diritto. (vedansi sentenze n. 523 del 18.01.2002, e n. 7684 del 16.05.2012)” – avrebbe “inver(tito l’)onere della prova in materia di rimborsi”, in base al quale “compete a chi invoca un rimborso l’onere di allegare e comprovare i fatti che detto rimborso giustificano”;

preliminarmente, deve essere esaminata l’eccezione di inammissibilità del primo motivo “per difetto di interesse” sollevata dalla controricorrente nel controricorso per la ragione che “l’accertamento circa l’applicabilità alla fattispecie in esame del termine di decadenza di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37, piuttosto che di quello previsto dal medesimo decreto, successivo art. 38, resta superato ed assorbito dal riconoscimento – operato dai Giudici di appello ed in relazione al quale la ricorrente non ha formulato alcuna doglianza e, dunque, passato in autorità di cosa giudicata – di rituale tempestiva presentazione della dichiarazione Mod. 760/95 dell’Associazione, recante l’esposizione e la richiesta di rimborso del credito in contestazione”;

l’eccezione è fondata, nei termini che seguono;

con il primo capo della sentenza impugnata, riportato sopra, nella parte in fatto, sotto la lett. a), la CTR ha ritenuto che la contribuente Associazione avesse tempestivamente presentato la dichiarazione dei redditi Mod. 760/95 contenente la richiesta di rimborso dell’eccedenza d’imposta di Lire 208.000.000 per cui è causa;

tale statuizione – che, avendo risolto la questione, che era controversa tra le parti e che è caratterizzata da una propria individualità e autonomia, della presentazione o no, da parte della contribuente Associazione, di una tempestiva dichiarazione contenente l’esposizione di un credito d’imposta e la richiesta del suo rimborso, costituisce un capo autonomo della sentenza – non è stata impugnata con il ricorso per cassazione, con la conseguenza che, su di essa, si è formato il giudicato (interno), ai sensi dell’art. 329 c.p.c., comma 2;

le Sezioni Unite di questa Corte (Cass., S.U., 07/02/2007, n. 2687) hanno da tempo chiarito che, qualora il contribuente, in sede di dichiarazione dei redditi, chieda il rimborso dell’eccedenza d’imposta in essa evidenziata, la stessa dichiarazione “costituisce istanza di rimborso, che soddisfa la condizione posta dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, per evitare la decadenza del credito”;

più in particolare, come sintetizzato dalla massima di tale sentenza, “(Un tema di imposte sui redditi, qualora il contribuente abbia evidenziato nella dichiarazione un credito d’imposta, non trova applicazione, ai fini del rimborso del relativo importo, il termine di decadenza previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, non occorrendo la presentazione di un’apposita istanza, in quanto l’Amministrazione, resa edotta con la dichiarazione dei conteggi effettuati dal contribuente, è posta in condizione di conoscere la pretesa creditoria”, con la conseguenza che “(h)a relativa azione è pertanto sottoposta all’ordinario termine di prescrizione decennale” (successivamente, nello stesso senso, Cass., 17/06/2009, n. 14025, Cass. 18/01/2012, n. 633, Cass. 27/03/2013, n. 7706, Cass. 15/10/2014, n. 21734, Cass. 25/10/2017, n. 25256, Cass. 24/07/2020, n. 15867);

pertanto, poiché nel caso in cui, come la CTR ha accertato essere avvenuto nella specie, il contribuente abbia presentato una dichiarazione dei redditi contenente la richiesta di rimborso di un’eccedenza d’imposta, non trova comunque applicazione il termine di decadenza previsto dal D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, (applicandosi, invece, l’ordinario termine di prescrizione decennale), nessun interesse sussiste in capo alla ricorrente a impugnare l’ulteriore capo della sentenza, riportato sopra alla lett. c) della parte in fatto, con il quale la CTR ha ritenuto l’applicabilità alla fattispecie del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 37, anziché del suddetto – comunque inapplicabile – art. 38;

da ciò consegue l’inammissibilità del motivo;

anche il secondo motivo è inammissibile;

tale motivo muove dalla premessa che – con l’affermare che “prescindendo dalla superiore osservazione non si può non sottolineare, ancora, l’orientamento più volte espresso dai supremi giudici in ordine alla circostanza che il credito per imposte (dirette o IVA) decade non per il mancato riporto in dichiarazione, o per la mancata compilazione o presentazione di un quadro, bensì solo con la prescrizione del diritto. (vedansi sentenze n. 523 del 18.01.2002, e n. 7684 del 16.05.2012)” – la CTR abbia statuito in ordine al riparto dell’onere della prova (“inver(tendolo)”) nelle controversie nelle quali il contribuente invochi il riconoscimento di un credito d’imposta;

tuttavia, dalla lettura della citata denunciata affermazione, risulta pianamente che, con essa, la CTR nulla ha statuito in ordine al riparto dell’onere della prova nelle suddette controversie, essendosi invece espressa sulla questione della decadenza o prescrizione del diritto al rimborso del credito d’imposta;

da ciò consegue l’inammissibilità del motivo;

pertanto, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;

le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza, ai sensi dell’art. 91 c.p.c., comma 1, e sono liquidate come indicato in dispositivo;

non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 288, art. 1, comma 17, in quanto la soccombente ricorrente è istituzionalmente esentata dal materiale versamento del contributo unificato, mediante il meccanismo della prenotazione a debito.

PQM

dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 6.800,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi di Euro 200,00, e agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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