Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35912 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 17/09/2021, dep. 22/11/2021), n.35912

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 27941/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

Lorental s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Torneo, con domicilio

eletto presso l’ufficio-recapito M. De Nardo, sito in Roma, via

Barsanti, 6;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna, n. 797/10/15, depositata il 16 aprile 2015.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 17 settembre

2021 dal Consigliere Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, depositata il 16 aprile 2015, di reiezione dell’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della Lorental s.r.l. per l’annullamento degli avvisi di irrogazione sanzioni notificati per mancata regolarizzazione di fatture;

– il giudice di appello ha respinto il gravame erariale evidenziando che tali fatture avevano ad oggetto prestazioni rese nell’ambito dei lavori di ammodernamento e risistemazione di una porzione dell’area portuale di Palermo e, in quanto tali, correttamente erano state emesse senza applicazione dell’i.v.a., poiché, come ritenuto dall’emittente, le operazioni ivi rappresentate dovevano considerarsi esenti ai sensi del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 9, comma 1, n. 6;

– il ricorso è affidato a tre motivi;

– resiste con controricorso la Lorental s.r.l..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo l’Agenzia denuncia, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per motivazione apodittica in ordine al punto relativo alla riconducibilità delle operazioni indicate nelle fatture in contestazione – aventi ad oggetto costi sostenuti dalla Tecnositec s.c. a r.l. e da questi ribaltati alla contribuente, sua consorziata (all’epoca, SERF s.r.l., successivamente fusa per incorporazione dell’odierna controricorrente) – all’esecuzione di lavori di ammodernamento e risistemazione dell’area portuale di Palermo;

– il motivo è infondato;

– la Commissione regionale ha rilevato che “costituisce circostanza di fatto del tutto incontroversa che i lavori nell’ambito dei quali sono state emesse le fatture in contestazione da parte dell’Ufficio fossero relative ad opere eseguite nell’ambito dell’ammodernamento e della risistemazione di una porzione dell’area portuale di Palermo” e ha ritenuto che le operazioni descritte in di tali fatture, in ragione del loro oggetto, erano esenti dall’i.v.a., ai sensi del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 9, comma 1, n. 6;

– una siffatta motivazione consente di individuare l’iter logico argomentativo seguito dal giudice e, per tale ragione, si sottrae alla critica formulata;

– con il secondo motivo la ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 9, comma 1, n. 6, e dell’art. 2697 c.c., per aver la Commissione regionale ritenuto che le operazioni fossero esenti pur in assenza di un puntuale accertamento in ordine alla riconducibilità delle prestazioni indicate nelle fatture ai servizi esenti;

– con l’ultimo motivo si duole dell’omesso esame di un fatto decisivo e controverso per il giudizio, in relazione alla natura delle prestazioni in oggetto;

– i motivi, esaminabili congiuntamente, sono infondati;

– il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 9, comma 1, n. 6, nella formulazione vigente ratione temporis, stabilisce che costituiscono servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali – e, in quanto tali, sono sottratte all’applicazione dell’i.v.a. in ragione dell’applicazione del criterio della territorialità – “i servizi prestati nei porti, autoporti, aeroporti e negli scali ferroviari di confine che riflettono direttamente il funzionamento e la manutenzione degli impianti ovvero il movimento di beni o mezzi di trasporto, nonché quelli resi dagli agenti marittimi raccomandatari”;

– il D.L. 27 aprile 1990, n. 90, art. 3, comma 13, conv., con modif., nella L. 26 giugno 1990, n. 165, ha chiarito che “tra i servizi prestati nei porti, aeroporti, autoporti e negli scali ferroviari di confine riflettenti direttamente il funzionamento e la manutenzione degli impianti ovvero il movimento di beni o mezzi di trasporto, di cui al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 9, n. 6), si intendono compresi anche quelli di rifacimento, completamento, ampliamento, ammodernamento, ristrutturazione e riqualificazione degli impianti già esistenti, pur se tali opere vengono dislocate, all’interno dei predetti luoghi, in sede diversa dalla precedente; si intendono compresi altresì, purché resi nell’ambito dei luoghi come sopra qualificati, i servizi relativi al movimento di persone e di assistenza ai mezzi di trasporto e quelli di cui al numero 5) dello stesso articolo, prescindendo dalla definitiva destinazione doganale dei beni”;

– l’esenzione dall’imposta per difetto del requisito di territorialità per i servizi internazionali o connessi agli scambi internazionali, di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 9, opera in ragione dei criteri oggettivi della prestazione di servizio, identificata secondo la sua natura ed il suo scopo (nella specie, lavori relativi al funzionamento e alla manutenzione degli impianti) e del relativo luogo di esecuzione, assimilato a territorio non statale (“porti, autoporti, aeroporti e scali ferroviari, di confine”), essendo, invece, irrilevante, ai fini della non imponibilità, la qualificazione soggettiva del committente o del prestatore del servizio e conseguentemente le eventuali modalità di esecuzione in subappalto, ove questo abbia ad oggetto i medesimi servizi dell’appalto principale (cfr. Cass., ord., 17 ottobre 2019, n. 26368; Cass. 12 dicembre 2014, n. 26183);

– in applicazione di tale principio devono ritenersi non imponibili non solo le fatture emesse dall’appaltatore nei confronti del committente, ma anche quelle emesse dal sub-appaltatore nei confronti dell’appaltatore ovvero dalla società consortile nei confronti delle società consorziate;

– con riferimento a tale ultima situazione, ricorrente nel caso in esame, si osserva che il carattere meramente strumentale della società consortile costituita nelle forme di società di capitale per l’esecuzione di un appalto di opere pubbliche, ai sensi della L. 8 agosto 1977, n. 584, art. 23-bis, e successive modifiche, conduce a ritenere che, dal punto di vista tributario, le operazioni e i costi della società consortile sono direttamente riferibili alle società consociate e che per le imprese socie costituiscono costi propri le spese affrontate per mezzo del consorzio, le quali, quindi, possono essere ad esse riaddebitate attraverso il principio del cosiddetto ribaltamento dei costi o riaddebito (cfr. Cass. 30 dicembre 2019, n. 34584; Cass. 2 febbraio 2019, n. 4923);

– infatti, l’operazione di riaddebito (o ribaltamento) costituisce, propriamente, l’adempimento dell’obbligo nascente dalla regolamentazione dei rapporti interni che trova la sua fonte giuridica ed il suo fondamento nel contratto costitutivo della società consortile, assunto nello stesso da ciascuna impresa socia nei confronti della società, oltre che nei rapporti reciproci tra imprese socie, di fornire alla società consortile le risorse finanziarie necessarie per l’esecuzione dei lavori e che a fini fiscali assume rilevanza solo la natura, propriamente strumentale della società consortile, per cui i costi della società consortile costituiscono costi propri delle consorziate quali spese affrontate dalle stesse consorziate per mezzo del consorzio e la società consortile, nei rapporti interni, è sempre e soltanto uno strumento operativo ma le sue operazioni, nei confronti del fisco, sono operazioni proprie delle consociate che la hanno costituita;

– orbene, la Commissione regionale, nel ritenere sufficiente la mera circostanza che le prestazioni fatturate fossero relative ad “opere eseguite nell’ambito dell’ammodernamento e risistemazione” di un’area portuale, ha fatto corretta applicazione dei richiamati principi, non essendo anche necessario uno specifico accertamento in ordine alla corrispondenza di tali prestazioni con quelle rese dalla consorziata;

– pertanto, per le suesposte considerazioni, il ricorso non può essere accolto;

– le spese processuali seguono il criterio della soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 5.600,00, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, Euro 200,00 per esborsi ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 17 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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