Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35889 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 22/11/2021), n.35889

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – rel. Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 11705/12 R.G. proposto da:

EQUITALIA SUD S.P.A., in persona del legale rappresentante,

rappresentata e difesa, in forza di procura in calce al ricorso,

dall’avv. Dario Buzzelli, con domicilio eletto in Roma, alla via

Pasubio, n. 15;

– ricorrente –

contro

AUTOLINEE AUTONOLEGGIO DI D.C. E C. S.R.L., in persona del

legale rappresentante, rappresentata e difesa, giusta procura

speciale del 27 marzo 2013 per atto Notaio M.P., rep.

(OMISSIS), dall’avv. Paolo Spataro, con domicilio eletto in Roma,

Lago Luigi Antonelli, n. 2;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale del Lazio

n. 94/01/12 depositata in data 15 febbraio 2012

udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 16 aprile

2021 dal Consigliere Dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Autolinee Autonoleggio di D.C. e C. s.r.l. impugnò il provvedimento di iscrizione ipotecaria con il quale Equitalia Gerit s.p.a. richiedeva, tra l’altro, il pagamento di tre cartelle di pagamento emesse dall’Amministrazione finanziaria, ed in particolare di quelle contraddistinte dai nn. (OMISSIS) per Euro 93.465,69, (OMISSIS) per Euro 95.960,74 e (OMISSIS) per Euro 60.791,15, eccependo: a) la nullità del provvedimento di iscrizione ipotecaria, perché non preceduto da alcun atto presupposto; b) la nullità e inesistenza delle cartelle di pagamento per vizi propri (omessa produzione delle relative relate di notificazione, mancata indicazione del responsabile del procedimento); c) la prescrizione e decadenza della pretesa posta a fondamento delle cartelle di pagamento, attesa la mancata notifica delle stesse.

L’Agente della riscossione, costituendosi in giudizio, eccepì, tra l’altro, il difetto di giurisdizione del giudice adito, in quanto parte del credito sotteso all’atto impugnato concerneva sanzioni amministrative.

La Commissione tributaria provinciale di Roma rigettò il ricorso della società sul presupposto che le cartelle di pagamento erano state portate a conoscenza della contribuente e che “tutti i vizi denunciati erano in contrasto con il contenuto del ricorso”, dato che era stata impugnata l’iscrizione ipotecaria e non le cartelle.

2. Proposto appello dalla contribuente, la Commissione tributaria regionale del Lazio, in parziale riforma della sentenza impugnata, rilevò che la cartella di pagamento n. (OMISSIS), oltre ad essere stata prodotta dalla stessa società contribuente, era stata consegnata a quest’ultima, avendo Equitalia s.p.a. depositato copia dell’avviso di ricevimento; invece, la documentazione allegata non costituiva prova dell’avvenuta notificazione delle cartelle di pagamento nn. (OMISSIS) e (OMISSIS), con la conseguenza che la mancata notifica di tali atti, ripercuotendosi sugli atti successivi e dipendenti, imponeva l’annullamento delle cartelle e la cancellazione della ipoteca iscritta sui beni di proprietà della società.

3. Avverso la suddetta sentenza propone ricorso per cassazione Equitalia Sud s.p.a., con due motivi.

La società contribuente resiste depositando memoria ex art. 380 bis-1 c.p.c., con allegata procura ad litem.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente va rilevato che, sebbene la contribuente non abbia depositato controricorso, la successiva memoria depositata in prossimità dell’adunanza camerale va ritenuta ammissibile.

Trova, infatti, applicazione il Protocollo di intesa sulla trattazione dei ricorsi presso le Sezioni civili della Corte di Cassazione, intervenuto in data 15 dicembre 2016, art. 1, tra il Consiglio nazionale Forense, l’Avvocatura generale dello Stato e questa Corte, nel quale è stato disposto che “per i ricorsi già depositati alla data del 30 ottobre 2016 per i quali venga successivamente fissata adunanza camerale, l’intimato che non abbia provveduto a notificare e a depositare il controricorso nei termini di cui all’art. 370 c.p.c., ma che, in base alla pregressa normativa, avrebbe ancora la possibilità di partecipare alla discussione orale, possa, per sopperire al venir meno di siffatta facoltà, presentare memorie, munita di procura speciale, nei medesimi termini entro i quali può farlo il controricorrente” (Cass., sez. 6-5, 22/02/2017, n. 4533; Cass., sez. 2, 14/05/2019, n. 12803).

2. Con il primo motivo, la ricorrente censura, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 1, la sentenza impugnata “per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1999, art. 19, comma 1, lett. f) ter, e del D.Lgs. n. 546 del 1999, art. 2”, per difetto di giurisdizione del giudice tributario, in quanto il giudice di appello ha ritenuto erroneamente di poter giudicare anche con riguardo a crediti non tributari (in particolare in relazione a cartelle di pagamento per sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada e per contributi Inps), mentre avrebbe dovuto rimettere la relativa causa al giudice ordinario, in applicazione del principio della traslatio iudicii.

2. La censura è fondata e può essere delibata da una sezione semplice, perché, pur vertendosi in tema di giurisdizione, si applica l’art. 374 c.p.c., comma 1, u.p..

2.1. Giova premettere che, contrariamente a quanto eccepito dalla contribuente con la memoria ex art. 380 bis-1 c.p.c., la ricorrente, come emerge dall’esame del fascicolo dei gradi di merito di cui è stata disposta l’acquisizione con ordinanza 13 dicembre 2018, nelle controdeduzioni depositate nel giudizio di appello, non essendosi il giudice di primo grado pronunciato, ha reiterato l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice adito, facendo rilevare che parte del credito sotteso all’iscrizione ipotecaria oggetto di impugnazione riguardava sanzioni amministrative e non tributi.

2.2. Invero, dall’esame degli atti del fascicolo dei gradi di merito, emerge che alcune delle cartelle poste a base dell’iscrizione impugnata riguardano crediti di natura non tributaria; i giudici regionali, pur non pronunciandosi espressamente sulla questione di natura pregiudiziale logicamente e giuridicamente antecedente rispetto al profilo costituito dalla regolare notificazione delle cartelle stesse – nell’accogliere parzialmente l’appello proposto dalla società e nel rilevare l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria, di cui è stata ordinata la cancellazione – hanno, sia pure implicitamente, ritenuto la propria giurisdizione in ordine a tutte le cartelle di pagamento da cui è scaturita l’iscrizione ipotecaria, omettendo di verificare la natura tributaria o meno dei crediti oggetto di recupero.

2.2. Le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito che: “Con riferimento alle controversie aventi per oggetto l’iscrizione ipotecaria di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77, anche a seguito delle modifiche apportate al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 1, lett. e-bis), dal D.L. n. 223 del 2006, art. 35, comma 26-quinquies, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 248 del 2006, applicabile ratione temporis, ai fini della giurisdizione rileva la natura dei crediti posti a fondamento del provvedimento di iscrizione suddetto, con la conseguenza che la giurisdizione spetterà al giudice tributario o al giudice ordinario a seconda della natura tributaria, o meno, dei crediti, ovvero ad entrambi – ciascuno per il proprio ambito come appena individuato – se quel provvedimento si riferisce in parte a crediti tributari ed in parte a crediti non tributari” (Cass., sez. U, 11/07/2017, n. 17111).

Nel caso in cui l’iscrizione ipotecaria concerna una pluralità di pretese, alcune delle quali di natura tributaria ed altre invece di natura non tributaria, e l’impugnazione sia stata proposta, anziché separatamente innanzi ai giudici diversamente competenti in relazione alla natura dei crediti posti a base del provvedimento cautelare, unicamente dinanzi al giudice tributario, questi deve trattenere la causa presso di sé in relazione ai crediti tributari posti a fondamento del provvedimento in questione, e rimettere la causa dinanzi al giudice ordinario per la parte in cui il provvedimento si riferisce a crediti di natura non tributaria, come precisato da questa Corte con la sentenza n. 14831 del 5 giugno 2008 in tema di contributi Inps e con la sentenza n. 26835 del 18 dicembre 2014 in tema di sanzioni per violazioni del codice della strada.

2.3. Nella fattispecie in esame, non hanno natura tributaria i crediti portati dalle seguenti cartelle: 1) la n. (OMISSIS), afferente a sanzioni amministrative erogate dalla Prefettura di Arezzo; 2) la n. (OMISSIS) riguardante sanzioni amministrative irrogate dal Comune di Montecatini; 3) la n. (OMISSIS) per sanzioni amministrative erogate dal Comune di Vibo Valentia; 4) la n. (OMISSIS) per sanzioni amministrative irrogate dal Comune di Gubbio; 5) la n. (OMISSIS) per contributi Inps; 6) la n. (OMISSIS) per sanzioni al codice della strada irrogate dal Comune di Roma; 7) la n. (OMISSIS) per sanzioni al codice della strada irrogate dal Comune di Roma.

Ne consegue che, in relazione alle suddette cartelle di pagamento, va dichiarata la giurisdizione del Giudice ordinario.

3. Con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, in combinato disposto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, e con gli artt. 145 e 139 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la C.T.R. ritenuto invalida la notifica di due cartelle esattoriali presupposte dal provvedimento impugnato, effettuata a mani di addetto al ritiro, perché non seguita da invio di raccomandata con avviso di ricevimento.

3.1. La censura è fondata.

3.2. I giudici di appello hanno ritenuto che la notifica delle cartelle di pagamento n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS) non si sia perfezionata. Dopo avere rilevato che la notifica è avvenuta mediante consegna a D.L., che si è qualificato addetto al ritiro, e che dalla relata di notificazione si evince che le cartelle sono state consegnate, in assenza del destinatario, in busta sigillata e che della consegna è stato informato il destinatario con raccomandata, hanno ritenuto che l’Agente della riscossione non abbia dato prova che “le predette raccomandate siano state effettivamente inoltrate, omettendo di depositare in atti copia degli avvisi di ricevimento”, in violazione delle garanzie poste dall’ordinamento a tutela del contribuente, che doveva essere messo in condizione di avere piena conoscenza dell’atto a lui indirizzato.

3.3. Va, in proposito, detto che, in tema di notifica della cartella di pagamento, il D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, rinvia al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, per quanto da esso non regolato.

Il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. b-bis) – lettera inserita dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223, art. 37, comma 27, lett. a), convertito, con modificazioni, dalla L. 4 agosto 2006, n. 248, vigente ratione temporis – stabilisce che se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo deve depositare copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale; il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta ed il messo deve dare notizia dell’avvenuta notificazione a mezzo di lettera raccomandata.

La disposizione prescrive, pertanto, anche ove l’atto sia consegnato nelle mani di persona di famiglia, l’invio della raccomandata informativa quale adempimento essenziale della notifica che sia eseguita dai messi comunali o dai messi speciali autorizzati dall’ufficio delle imposte (Cass., sez. 5, 03/02/2017, n. 2868; Cass., sez. 5, 11/05/2020, n. 8700; Cass., sez. 5, 10/11/2020, n. 25137).

Nel caso in esame, nella relata di notificazione il messo notificatore ha dato atto di avere inviato la raccomandata alla società destinataria e, quindi, risultano espletati tutti gli adempimenti richiesti ai fini del perfezionamento della notifica, non essendo richiesta anche la prova della ricezione della raccomandata.

5. In conclusione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario limitatamente alle cartelle indicate in motivazione e va accolto il secondo il secondo motivo di ricorso, con conseguente cassazione della sentenza e rinvio alla competente Commissione tributaria regionale, in diversa composizione, per il riesame in ordine alla censura accolta, oltre che per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

in accoglimento del primo motivo di ricorso, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario in relazione alle cartelle indicate in motivazione; accoglie il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità

Così deciso in Roma, in Camera di consiglio, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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