Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35874 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 22/11/2021), n.35874

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21172-2015 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI

94, presso lo studio dell’avvocato LUCIANO TERRA, rappresentato e

difeso dall’avvocato CARMINE DI RISIO;

– ricorrente –

contro

CASSA NAZIONALE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA FORENSE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE LIEGI 42, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO

GIOVANNI ALOISIO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonché contro

EQUITALIA CENTRO S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 168/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 26/02/2015 R.G.N. 92/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2021 dal Consigliere Dott. ALFONSINA DE FELICE.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte d’Appello di L’Aquila, in totale riforma della sentenza del Tribunale di Vasto, ha rigettato l’opposizione proposta da P.C. avverso la cartella di pagamento avente ad oggetto il recupero sanzionatorio dei contributi minimi dovuti alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense per l’anno (OMISSIS);

la Corte territoriale, basandosi sull’estratto conto riassuntivo, depositato in atti dalla Cassa, da cui ha tratto i titoli di imputazione dei versamenti effettuati dal contribuente, ha accertato che:

– l’avv. P. nel 2007 aveva corrisposto alla Cassa Forense un importo maggiore del dovuto (di Euro 1.520,00);

– nel 2008 aveva pagato meno di quanto dovuto (di Euro 1.115,00);

– i due importi erano stati posti in compensazione, e, con l’aggiunta delle maggiorazioni dovute per i redditi 2009, il credito finale risultava pari a Euro 977,00;

– tale ultimo credito era stato posto, a sua volta, in parziale compensazione con il contributo minimo soggettivo dovuto per l’anno (OMISSIS); ha, infine, compensato le spese di entrambi i gradi del giudizio di merito, valutando la sussistenza di gravi motivi per avere, la Cassa Forense, contribuito con i propri atti ad ingenerare incertezza circa le somme effettivamente dovute dall’iscritto; la cassazione della sentenza è domandata da P.C. sulla base di due motivi;

la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense ha depositato tempestivo controricorso, mentre Equitalia Centro s.p.a. è rimasta intimata;

entrambe le parti costituite hanno depositato memoria in prossimità dell’Adunanza camerale.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, parte ricorrente deduce “Violazione falsa applicazione legge processuale – art. 436 c.p.c.”; contesta la tardività/improcedibilità della notifica dell’appello incidentale proposto dalla Cassa Forense; sostiene che lo stesso sarebbe stato notificato al ricorrente in data 27.02.2015, il giorno successivo alla data dell’udienza fissata al 26.02.2015; l’eccezione di tardività viene prospettata quale violazione dell’art. 436 c.p.c., il quale dispone che in caso di appello incidentale tardivo il giudice non può concedere un nuovo termine alla parte;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione falsa applicazione L. n. 576 del 1980, artt. 10 e 11 – Errore di fatto travisamento”;

contesta la rappresentazione offerta dalla Corte d’appello in merito a talune circostanze, quali l’aver ritenuto che tra il luglio e il dicembre 2011 il P. non avesse effettuato versamenti alla Cassa; che non risultavano per il 2009 versamenti imputati a contributo minimo e a contributo di maternità; che la somma di Euro 3.388,00 fosse stata imputata all’anno 2011 in forza delle missive dello stesso P.; che tale ultimo versamento debba intendersi computato per il periodo contributivo 2011;

il primo motivo è inammissibile;

il criterio secondo cui l’omissione della notifica dell’appello incidentale nel termine di dieci giorni prima dell’udienza di discussione di cui all’art. 436 c.p.c. produrrebbe l’improcedibilità dell’impugnazione incidentale non potendo il giudice concedere un nuovo termine perentorio per la sua notifica non può essere utilmente invocato dal ricorrente nel caso di specie, atteso che egli stesso contesta in concreto non l’omissione della notifica dell’atto processuale, bensì l’intempestività della stessa (cfr. Cass. n. 8595 del 2017; Cass. n. 837 del 2016);

ciò è tanto vero che la sentenza impugnata, nell’accogliere l’appello incidentale ha valutato l’eccezione di tardività rigettandola;

il ricorrente insiste anche in questa sede circa l’asserita tardività della notifica dell’appello incidentale, ma la censura, formulata per errore di diritto della sentenza impugnata sul punto tuttora controverso, è inammissibilmente prospettata, in violazione del principio di specificità del ricorso per cassazione;

anche allorquando a questa Corte si richieda di accertare se il giudice di merito sia incorso in error in procedendo, e, dunque, di operare anche quale giudice del fatto esaminando direttamente gli atti di causa, è necessario che la parte ricorrente non solo indichi gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame, ma anche che illustri la corretta soluzione rispetto a quella erronea praticata dai giudici di merito, in modo da consentire alla Corte investita della questione, secondo la prospettazione alternativa del ricorrente, la verifica della sua esistenza e l’emenda dell’errore denunciato; in altri termini, il vizio in procedendo non è rilevabile ex officio, né la Corte di Cassazione può ricercare e verificare autonomamente i documenti interessati dall’accertamento richiesto (Così Cass. n. 20181 del 2019);

il secondo motivo è parimenti inammissibile;

le prospettazioni del ricorrente deducono solo apparentemente una violazione di legge, là dove mirano, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito;

va, pertanto, nel caso in esame, data attuazione al costante orientamento di questa Corte, che reputa “…inammissibile il ricorso per cassazione con cui si deduca, apparentemente, una violazione di norme di legge mirando, in realtà, alla rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito, così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito.” (Cass. n. 18721 del 2018; Cass. n. 8758 del 2017);

in definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile; le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

non si provvede sulle spese nei confronti della parte rimasta intimata;

in considerazione dell’inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità in favore della controricorrente, che liquida in Euro 200,00 per esborsi, Euro 1.800,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15 per cento e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA