Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35862 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 23/09/2021, dep. 22/11/2021), n.35862

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26707/2015 proposto da:

Comune Pachino, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la cancelleria della

Corte di Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Scurria

Marcello;

– ricorrente –

contro

Agente Riscossione Siracusa Serit Sicilia, B.C.,

B.M., B.S., Br.Sa., C.F.,

C.G., C.M.G., Ca.An.,

Ce.Co., Ci.Fr., c.g.,

Co.Gi., D.R., M.C., Ma.Fr.,

Mo.Sa., Mo.Se., Mu.Sa., N.L.,

T.N.;

– intimati –

e contro

A.S., in proprio e nella qualità di legale

rappresentante della ditta A.S. & figlio sas,

A.C., c.c., N.T., elettivamente domiciliati

in Roma, Piazza Cavour, presso la cancelleria della Corte di

Cassazione, rappresentati e difesi dall’avvocato Sena Giuseppe;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1050/2015 della COMM. TRIB. REG. SICILIA

SEZ.DIST. di SIRACUSA, depositata il 16/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/09/2021 dal consigliere Dott. BALSAMO MILENA.

 

Fatto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO

p. 1. Il Comune di Pachino propone tre motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 1050/2015 – depositata il 16.03.2015 – con la quale la commissione tributaria regionale della Sicilia, nell’accogliere l’appello dei contribuenti ha ritenuto l’ammissibilità del ricorso collettivo proposto dai contribuenti avverso la società di Riscossione e l’amministrazione comunale e l’illegittimità delle cartelle di pagamento Tarsu per l’annualità 2008, notificata dalla concessionaria del Comune di Pachino ai contribuenti indicati in epigrafe, sul rilievo che il Sindaco era ex L. n. 7 del 1982, incompetente a modificare le tariffe e sulla dedotta circostanza che il bilancio di previsione dell’anno 2008 poteva rideterminare le tariffe solo per l’annualità 2009.

A.C., A.S., c.c. e N.T. hanno replicato con controricorso, nonché nota del 18.09.2021 di accompagnamento della documentazione e memorie ex art. 372 c.p.c..

La società di riscossione non ha svolto difese.

Diritto

ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI DIRITTO

2. La prima censura addebita alla sentenza impugnata la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, ex art. 360 c.p.c., n. 3), l’omessa declaratoria di inammissibilità del gravame, avendo i contribuenti riproposto in sede di appello le difese svolte in primo grado senza assolvere all’onere di specificazione dei motivi.

Al contrario, la CTR ha ritenuto assolto l’onere di specificazione dei motivi di appello, valutando nel merito le doglianze dei ricorrenti.

3. Con il secondo motivo, si lamenta la violazione ex art. 360 c.p.c., n. 4), dell’art. 112 c.p.c., e del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 1 e 56, nonché l’omessa pronuncia sul secondo motivo di appello; la violazione del combinato disposto di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, al comma 1, lett. d), e comma 4, in relazione all’assoluta incertezza degli elementi essenziali del ricorso.

Si sostiene al riguardo che i primi giudici avevano dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto dai contribuenti per l’assoluta incertezza circa gli elementi essenziali del ricorso ai sensi dell’art. 18 citato in rubrica, in quanto non risultavano identificati gli avvisi e le cartelle esattoriali impugnate.

Detta statuizione sarebbe stata oggetto del secondo motivo di gravame non esaminato dalla regionale.

4. Il terzo mezzo lamenta la violazione della L.R. n. 7 del 1992, art. 13, come integrato dalla L.R. n. 26 del 1993, art. 41, che stabilisce la competenza c.d. residuale del Sindaco nella regione Sicilia.

L’ente comunale afferma che i giudici regionali avrebbero errato ad applicare la normativa di settore, atteso che già il CGA con sentenza n. 1046/12 ed il Tar Sicilia (sentenza n. 709/13) hanno confermato che la mera variazione delle aliquote tariffarie dei tributi locali non rientra nella competenza del Consiglio comunale bensì in quella del Sindaco della L.R. n. 7 del 1992, ex art. 13.

5. I primi due motivi di ricorso sono inammissibili per difetto di autosufficienza.

Il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione – che trova la propria ragion d’essere nella necessità di consentire al giudice di legittimità di valutare la fondatezza del motivo senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte – trova applicazione anche in relazione ai motivi di appello rispetto ai quali siano contestati errori da parte del giudice di merito; ne discende che, ove il ricorrente denunci la violazione e falsa applicazione dell’art. 342 c.p.c., conseguente alla mancata declaratoria di nullità dell’atto di appello per genericità dei motivi, deve riportare nel ricorso, nel loro impianto specifico, i predetti motivi formulati dalla controparte; l’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un “error in procedendo”, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare (a pena, appunto, di inammissibilità) il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche specificamente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, e tale specificazione deve essere contenuta nello stesso ricorso per cassazione, proprio per assicurare il rispetto del principio di autosufficienza di esso.(Cass. 29495/2020; n. 86 del 2012; n. 22880 del 2017). Analogamente, il ricorrente avrebbe dovuto trascrivere il ricorso originario nonché i motivi di appello al fine di consentire a questa Corte di accertare la violazione dell’art. 18 citato, e l’omessa motivazione sul secondo motivo di gravame, il cui contenuto non risulta inferibile neppure dalla sentenza.

6. La terza censura è inammissibile, prima che infondata nei termini di cui in motivazione.

Sotto il secondo profilo, questa Corte ha più volte avuto modo di affrontare questioni simili a quella di cui qui si discute, con riguardo alle determine comunali in materia di individuazione delle aliquote delle tariffe ai fini TARSU. In tali circostanze si è affermato che “Il D.P.R. n. 142 del 1990, art. 32, comma 2, lett. g) ed e), riconosce la competenza del Consiglio Comunale per “l’istituzione, i compiti e le norme sul funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione”. Il medesimo decreto, art. 4, stabilisce che “lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. La riserva contenuta nella norma teste’ riportata è stata in Sicilia recepita con la L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), recante “Provvedimenti in materia di Autonomie Locali”, a mente del quale “lo statuto nell’ambito dei principi fissati dalla legge stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’Ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. Il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 42, ha sancito la competenza del Consiglio Comunale sulla istituzione e ordinamento dei tributi, con espressa esclusione della determinazione delle relative aliquote che in via residuale è stata attribuita alla Giunta comunale. Alla luce del complesso normativo sopra passato in rassegna l’orientamento assolutamente predominante di questa Corte, dal quale non vi è motivo di discostarsi, ha avuto modo di affermare che “in tema di TARSU, nella vigenza della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 32, comma 2, lett. g), la concreta determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione di beni e servizi (nella specie, tariffe di diversificazione tra esercizi alberghieri, e locali adibiti a uso abitazione) è di competenza della Giunta e non del Consiglio Comunale, atteso che il riferimento letterale alla “disciplina generale delle tariffe” contenuto nella disposizione, contrapposto alle parole “istituzione e ordinamento” adoperato per i tributi, rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali si dovrà procedere alla loro determinazione; e, inoltre, che i provvedimenti in materia di tariffe non sono espressione della potestà impositiva dell’ente, ma sono funzionali all’individuazione del corrispettivo del servizio da erogare, muovendosi così in un’ottica di diretta correlazione economica tra soggetto erogante ed utenza, estranea alla materia tributaria; nella Regione Sicilia, dotata di competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali (Statuto Regionale approvato con R.D.L. n. 15 maggio 1946, n. 455, artt. 14 e 15), trova applicazione la riserva contenuta nella L. n. 142 del 1990, art. 4, recepita a livello regionale dalla L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), secondo la quale ” lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente e, in particolare, determina le attribuzioni degli organi…” (cfr. Cass. n. 22229/2019, Cass. n. 20623/2019; n. 3977/2021). Orbene, tale indirizzo ha altresì riconosciuto la possibilità agli Statuti dei singoli enti locali del riconoscimento di una specifica competenza ai Sindaci in materia, alla stregua di quanto previsto dalla L. n. 142 del 1990, art. 4. La L.R. n. 7 del 1992, art. 13, stabilisce di poi che “Il sindaco convoca e presiede la giunta, compie tutti gli atti di amministrazione che dalla legge o dallo statuto non siano specificatamente attribuiti alla competenza di altri organi del comune…”

Tuttavia, in mancanza della riproduzione o allegazione dello statuto dell’ente locale, non è dato a questa corte di stabilire le competenze riservate al sindaco.

Inoltre la censura attinge solo una delle ratio decidendi fondanti la sentenza impugnata, atteso che la CTR di Palermo ha motivato l’accoglimento dell’appello anche sulla circostanza che il sindaco non poteva modificare le tariffe per le annualità precedenti al bilancio di previsione del 2008. In tale ipotesi, pertanto, la sentenza risulta sorretta da due diverse “rationes decidendi”, distinte ed autonome, ciascuna delle quali giuridicamente e logicamente sufficiente a giustificare la decisione adottata, sicché l’omessa impugnazione di una di esse rende inammissibile, per difetto di interesse, la censura relativa alle altre, la quale, essendo divenuta definitiva l’autonoma motivazione non impugnata, non potrebbe produrre in nessun caso l’annullamento della sentenza (Cass. n. 1539972018; n. 11493/2018; n. 18641/2017; n. 22753 del 2011).

Sulla base di tali coordinate, appare evidente la correttezza della decisione impugnata che ha escluso la competenza del Sindaco in mancanza di una previsione specifica contenuta nello Statuto del comune ricadente all’interno della regione Siciliana e sulla carenza di potere quanto alle tariffe antecedenti al bilancio di previsione del 2008.

Sulla base di tali considerazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Sussistono i presupposti del pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, ove dovuto.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione:

Dichiara inammissibile il ricorso;

condanna il comune ricorrente alla refusione delle spese sostenute dal contribuente che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, tenuto conto dell’aumento per il numero dei controricorrenti, 200,00 Euro per esborsi, rimborso forfettario ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale della sezione tributaria della Corte di cassazione, tenuta da remoto, il 23 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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