Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35860 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 16/06/2021, dep. 22/11/2021), n.35860

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

Dott. FILOCAMO Fulvio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3510-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COOPERATIVA DI LAVORO LA CASCINA SCPA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DI VILLA SACCHETTI 9, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

MARINI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 78/2013 della COMM. TRIB. REG. LOMBARDIA,

depositata il 01/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/06/2021 dal Consigliere Dott. FULVIO FILOCAMO.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate notificava alla Cooperativa di lavoro La Cascina S.c.p.a. un avviso di liquidazione con irrogazione delle sanzioni per l’imposta di registro relativa alla sentenza, emessa a seguito di opposizione a decreto ingiuntivo, che l’aveva condannata, quale garante per obbligazioni non adempiute da parte del soggetto garantito sulla base di una lettera di patronage, al pagamento delle somme oggetto di fatture, assoggettabili ad IVA, rimaste insolute.

1.1. La Società, in persona (del L.R., impugnava detto atto dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Milano sostenendo la mancanza dei requisiti per l’assoggettabilità ad imposta di registro proporzionale dei decreti ingiuntivi nei confronti dei garanti e difetto di motivazione dell’atto impositivo. La Commissione tributaria provinciale rigettava il ricorso, confermando la legittimità dell’atto impositivo impugnato.

1.2. La Società contribuente proponeva appello di fronte alla Commissione tributaria regionale della Lombardia ribadendo i motivi già esposti. I Giudici di secondo grado, con sentenza n. 713/13/13, accoglievano il gravame ritenendo che le somme – oggetto d’imposizione – della sentenza di condanna fossero già assoggettate ad IVA, che l’obbligazione della Società garante fosse in rapporto di accessorietà rispetto all’obbligazione principale del soggetto garantito e che la lettera di patronage, fonte del rapporto di garanzia, costituisse una forma atipica di garanzia personale a favore di terzi.

1.3. Avverso questa ultima decisione, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo.

1.4. La Cascina S.c.p.a. ha presentato difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2. L’Ufficio, con l’unico motivo, denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, della Tariffa allegata, parte prima, art. 8, comma 1, lett. b), e medesimo D.P.R., art. 37, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che la Commissiona tributaria regionale avrebbe errato nel considerare la lettera di patronage quale fideiussione, poiché essa darebbe luogo ad un rapporto obbligatorio diverso, rispetto all’obbligazione originaria tra creditore e debitore, di natura risarcitoria.

3. Il motivo di ricorso è infondato.

4. L’assunto del ricorrente secondo il quale le somme, a cui la Società garante è stata condannata a pagare in luogo del debitore principale, sono di natura risarcitoria, indipendentemente dai rapporto originario fonte del debito saldato dal garante, non è fondato. Questa Corte, infatti, ha già avuto modo in passato di chiarire che “in tema di imposta di registro, la registrazione del decreto ingiuntivo esecutivo ottenuto dal creditore per il pagamento di somme assoggettate all’IVA gode, in base al principio dell’alternatività posto dal D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 40, dell’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa, senza che assuma rilievo le circostanza che l’ingiunzione sia emessa contro il solo debitore principale, il fideiussore o entrambi, non soggetti IVA” (Cass. Sez. 5, n. 9390 del 200?) e, da ultimo, si è precisato che “in tema di imposta di registro sugli atti giudiziaria alla sentenza di condanna ottenuta dal creditore sia nei confronti del debitore inadempiente che del fideiussore per il recupero di somme soggette ad IVA, non è applicabile l’imposta di registro in misura proporzionale bensì, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, della Tariffa allegata, art. 8, comma 1, lett. b), nota II, l’imposta in misura fissa, senza che assuma rilievo se la stessa sia emessa contro il solo debitore principale, il solo fideiussore o entrambi, non soggetti IVA” (Cass. Sez. 5, n. 15268 del 2021).

4.1. Sulla base di detto orientamento, questa Corte ritiene che in tali ipotesi l’elemento discriminante ai fini impositivi sia il conseguimento da parte del creditore, soggetto IVA, di un unico titolo esecutivo per il soddisfacimento del proprio diritto, a prescindere dal fatto che tale diritto trovi la sua fonte sia nel rapporto principale con il debitore che in quello di garanzia. La natura del fatto tassabile così delineata fa derivare logicamente l’identità del prelievo fiscale, indipendentemente dalla circostanza che l’obbligazione di uno dei debitori discenda da un contratto fideiussorio ed abbia connotazioni di sussidiarietà. Appare decisiva la posizione del creditore, poiché la tassazione investe il titolo esecutivo dallo stesso ottenuto: se il creditore ha la qualità di “soggetto-IVA” e se l’adempimento reclamato riconducibile nell’ambito di una fattispecie che implichi l’insorgenza del suo obbligo di pagare l’IVA, il provvedimento giudiziale assume la consistenza di condanna ad un pagamento sottoposto all’IVA medesima. Tanto basta per giustificare l’operatività del canone della prevalenza dell’IVA sull’imposta proporzionale di registro, atteso che la relativa regola si ricollega al mero assoggettamento di quel pagamento all’IVA, senza che assuma rilevanza la circostanza che la condanna si rivolga contemporaneamente al debitore principale ed al coobbligato solidale, per il quale la fonte dell’obbligo nasce da un rapporto distinto, quale il negozio costitutivo della fideiussione (nella specie la lettera di patronage); per il creditore la condanna ha sempre ad oggetto un pagamento sottoposto ad IVA, quale che sia il soggetto tenuto al pagamento (il debitore principale od il terzo che abbia offerto la garanzia).

6. Da quanto esposto consegue il rigetto del ricorso con la compensazione delle spese in virtù del consolidarsi dell’orientamento giurisprudenziale citato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e compensa e spese.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale da remoto, il 16 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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