Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35858 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 22/11/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 22/11/2021), n.35858

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLITANO Lucio – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12059-2014 proposto da:

D.N.C., elettivamente domiciliato in ROMA, V.LE PARIOLI 79H,

presso lo studio dell’avvocato MICHELE LOBIANCO, rappresentato e

difeso dall’avvocato ROBERTO SGUEGLIA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 372/2013 della COMM. TRIB. REG. CAMPANIA,

depositata il 07/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal Consigliere Dott. GIULIO MAISANO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 372/23/13 pubblicata il 7 novembre 2013 la Commissione tributaria regionale della Campania ha rigettato l’appello proposto da D.N.C. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Benevento n. 281/2/11 con la quale era stato rigettato il ricorso da lui proposto avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) relativo ad IRPEF, IRAP e contributi previdenziali per l’anno 2006 emesso dall’Agenzia delle Entrate a seguito di accertamento eseguito ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 40;

che la Commissione tributaria regionale ha considerato che il reddito dichiarato di Euro 12.336,00 era irrisorio a fronte di costi sproporzionati relativi al lavoro dipendente per Euro 39.000,00 ed ulteriori partite negative per Euro 26.803,00; inoltre l’ufficio aveva assunto informazioni presso la motorizzazione civile riguardo al numero di patenti di guida conseguite presso la scuola guida gestita dal contribuente ed aveva accertato maggiori ricavi non contabilizzati per Euro 78.000,00 ridotti, a seguito di contraddittorio, ad Euro 43.575,00 considerando il numero di patenti di guida dedotto dallo stesso appellante che non aveva quindi neppure interesse ad impugnare il ricavo contestato e che non aveva comunque fornito alcuna prova contraria alle legittime presunzioni poste a fondamento dell’accertamento contestato;

che D.N.C. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su due motivi, ulteriormente illustrato da memoria;

che l’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo si lamenta omesso ed erroneo esame di una circostanza decisiva per il giudizio, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo della controversia con riferimento, in particolare, alla rideterminazione dei ricavi conseguiti in Euro 43.575,00 riconosciuta anche dall’Agenzia delle Entrate ed indicata in sentenza (pur con un evidente errore materiale essendo indicata la somma di Euro 433.575,00) incoerente con la conferma della sentenza che ha rigettato in toto il ricorso;

che con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39; omesso ed erroneo esame di una circostanza decisiva per il giudizio, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo della controversia, con riferimento al ricavo unitario per patente di guida conseguita considerato dall’ufficio addirittura superiore a quanto stabilito dal tariffario approvato dalla provincia di Benevento per gli anni successivi;

che il primo motivo è fondato. La CTR dà atto che l’Agenzia delle Entrate ha espressamente riconosciuto in grado di appello un ricavo calcolato sulle patenti di guida conseguite nel 2006 presso l’autoscuola gestita dal contribuente nella misura di Euro 43.375,00 in tal modo rideterminando i ricavi complessivi presunti, mentre di tale rideterminazione non si tiene conto nella pronuncia di conferma della sentenza di rigetto del ricorso avverso l’avviso di accertamento emesso sulla basa della presunzione di ricavi maggiori per Euro 78.000,00; né appare logica l’affermazione del giudice dell’appello per cui l’antieconomicità dei comportamento dichiarati giustifica la presunzione dei ricavi in questione, in quanto comunque la rideterminazione dei ricavi relativi alle patenti di guida logicamente incide sull’accertamento del reddito complessivo emesso considerando un ricavo superiore;

che anche il secondo motivo è fondato in relazione alla denuncia formulata di omesso esame, in relazione al novellato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La CTR non ha affatto considerato il tariffario ufficiale approvato con visto dalla Provincia di Benevento elemento valutabile ai fini della determinazione dei ricavi. Come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. SS.UU. 7 aprile 2014, n. 8053), l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo. Si è inoltre precisato che se di per sé l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, detto vizio, qualora il fatto storico rilevante in causa sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ciò comporta che a contrario, laddove l’omesso esame, come nel caso di specie, di un documento, implichi la totale omissione del fatto storico ivi manifestato, si rientra nell’ambito della relativa previsione. La CTR, nell’affermare che la pratica di prezzi inferiori per il conseguimento di taluni tipi di patenti, del tutto legittimi in relazione al tariffario locale vistato dalla Provincia di Benevento prodotto nel giudizio di merito, rispetto a quelli desunti dall’Ufficio da proprio documento di prassi, sarebbe stata il frutto di mere illazioni del contribuente, ha pertanto del tutto escluso dal proprio percorso decisionale detto fatto che, ove debitamente valutato, avrebbe determinato un esito (se del caso anche parzialmente) diverso della controversia;

che il ricorso va conseguentemente accolto con rinvio alla medesima Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione che si atterrà a quanto sopra affermato e provvederà anche al regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso; Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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