Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35855 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 22/11/2021), n.35855

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso (iscritto al N. R.G. 13835/2018) proposto da:

L.P., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in virtù di

procura speciale in calce al ricorso, dall’Avv. Salvatore Vetere, ed

elettivamente domiciliato presso il suo studio, in Roma, viale

Mazzini, n. 121;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA DIFESA, (C.F.: (OMISSIS)), in persona del Ministro

pro-tempore, e PREFETTURA DI COSENZA, (C.F.: (OMISSIS)), in persona

del Prefetto pro-tempore, rappresentati e difesi “ex lege”

dall’Avvocatura generale dello Stato e domiciliati presso i suoi

Uffici, in Roma, v. dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrenti –

avverso la sentenza del Tribunale di Cosenza n. 475/2018 (pubblicata

il 26 febbraio 2018);

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13 luglio 2021 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con ricorso depositato l’11 febbraio 2016 L.P. proponeva appello, dinanzi al Tribunale di Cosenza, avverso la sentenza del Giudice di pace di Montalto Uffugo n. 23/2015, con cui era stata respinta l’opposizione avverso il verbale di contestazione del 22 luglio 2013, relativo alla violazione di cui all’art. 193 C.d.S., comma 2, del 1992, con cui gli era stata comminata la sanzione pecuniaria di Euro 851,00 ed era stato disposto, contestualmente, il sequestro del veicolo marca BMW targato (OMISSIS).

Il citato Tribunale, nella contumacia del Prefetto di Cosenza e del Ministero dell’interno, con sentenza n. 475/2018 (pubblicata il 26 febbraio 2018), dichiarava l’inammissibilità del gravame per sua tardività, poiché il ricorso in appello era stato depositato in cancelleria oltre il termine di decadenza previsto dal novellato art. 327 c.p.c., ovvero in data 11 febbraio 2016 a fronte dell’avvenuta pubblicazione della sentenza di primo grado da intendersi avvenuta all’udienza del 31 gennaio 2015, in cui il Giudice di pace aveva dato pubblicamente lettura del dispositivo e della relativa motivazione, ai sensi dell’art. 429 c.p.c..

2. Avverso la suddetta sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, il L.P..

Si sono costituiti in questa sede, con un unico controricorso, il Ministero della Difesa e il Prefetto di Cosenza, rappresentati dall’Avvocatura Generale dello Stato.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il proposto motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione o falsa applicazione degli artt. 133 e 429 c.p.c., deducendo che, nel caso di specie, difettando il presupposto di operatività dell’indicato art. 133 c.p.c. (consistente nell’avvenuta lettura del dispositivo e della motivazione in udienza della sentenza di primo grado), si sarebbe dovuto applicare sì il termine lungo contemplato dall’art. 327 c.p.c., ma con decorrenza dalla comunicazione del dispositivo da parte della cancelleria o, comunque, dalla sua avvenuta conoscenza, che, in concreto, nella fattispecie, si era avuta da parte del difensore di esso ricorrente solo in data 5-15 gennaio 2016, donde il ricorso in appello avrebbe dovuto considerarsi tempestivo (essendo stato il suo deposito effettuato in data 11 febbraio 2016).

2. Rileva il collegio che il riportato motivo è infondate e deve, pertanto, essere rigettato.

Va osservato che in punto di fatto, dall’impugnata sentenza, emerge l’attestazione comprovata dalla verifica documentale del verbale dell’udienza di discussione del giudizio di primo grado del 31 gennaio 2015 – che il giudice di pace di Montalto Uffugo, dopo essersi ritirato in camera di consiglio alle ore 12,08, di seguito alle 13,00 era rientrato in pubblica udienza ed aveva contestualmente dato lettura del dispositivo e della motivazione, in tal senso decidendo nella forma (ora divenuta) principale prevista dall’art. 429 c.p.c. (senza, quindi, riservarsi il deposito della motivazione), applicando il rito del lavoro ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 2 al quale si richiama l’art. 7 stesso D.Lgs., che contiene la disciplina processuale dell’opposizione avverso il verbale di accertamento di violazione al C.d.S.

Sulla base di tale risultanza del verbale di udienza (da ritenersi facente fede fino a querela di falso essendo la relativa attestazione riconducibile ai giudice di pace e al cancelliere dell’Ufficio e, quindi, proveniente da pubblici ufficiali), il Tribunale cosentino ha ritenuto che il termine per la proposizione del ricorso in appello doveva decorrere dalla data in cui era stata data lettura della sentenza integrale ai sensi del citato art. 429 c.p.c. (a cui le parti hanno diritto di partecipare), onde non sussisteva alcun obbligo a carico della cancelleria di provvedere alla comunicazione del provvedimento, con la conseguenza che dalla menzionata data del 31 gennaio 2015 era legittimamente cominciato a decorrere il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., pacificamente non rispettato nella fattispecie (poiché il ricorso in appello era stato depositato in cancelleria in data 11 febbraio 2016).

A tal proposito, la difesa del ricorrente sostiene che la sentenza di primo grado, munita di dispositivo e motivazione, non era stata letta alla predetta udienza del 31 gennaio 2015, né il suo difensore vi aveva presenziato e nemmeno aveva rinvenuto nei giorni successivi la sentenza depositata in cancelleria.

Orbene, al di là della rilevanza o meno della partecipazione del difensore della parte all’udienza di discussione nel momento in cui viene data pubblica lettura del dispositivo e della relativa motivazione della sentenza (essendo una mera facoltà quella di presenziarvi), si deve evidenziare che ove i ricorrente avesse inteso contestare le risultanze del verbale di udienza del 31 gennaio 2015 (come verificate dal giudice di appello), egli avrebbe dovuto proporre querela di falso per far accertare la non veridicità di quanto in esso dichiarato dal giudice di pace quale pubblico ufficiale con riferimento all’attestata intervenuta pubblica lettura della sentenza integrale e al suo contestuale deposito in cancelleria (cfr. Cass. n. 15366/2005 e n. 7124/2006) e, solo in caso di accertata falsità in via definitiva, essere rimesso in termini per la formulazione dell’appello con decorrenza del relativo termine di cui all’art. 327 c.p.c. dall’avvenuta comunicazione o conoscenza legale equivalente dell’avvenuto deposito della sentenza.

Del rimedio della querela di falso non risulta che si sia avvalso l’odierno ricorrente.

Egli, peraltro, con il proposto ricorso, evoca il principio affermato dalla sentenza di questa Corte n. 17028/2008, che, seppure esatto in linea generale, presuppone, tuttavia, per la sua applicabilità che non sia stata data lettura del dispositivo e della specie – che non sia stata data lettura del dispositivo e della contestuale motivazione in udienza nell’ipotesi, equivalente, disciplinata dall’art. 281-sexies c.p.c.

Nel caso in cui, invece, il giudice abbia ordinato, ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., la discussione orale della causa ed abbia ritualmente pronunciato sentenza a conclusione della stessa, dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione con il suo contestuale deposito in cancelleria, il termine “lungo” per proporre l’impugnazione, ex art. 327 c.p.c., decorre dalla data della stessa pronuncia, in cui deve ritenersi che sia avvenuta la pubblicazione prescritta nei casi ordinari dall’art. 133 c.p.c., con esonero, quindi, della cancelleria dalla comunicazione della sentenza ex art. 176 c.p.c. (cfr. Cass. n. 22659/2010 e Cass. n. 17311/2015).

Ma al di là di questi riferimenti, nel caso che ci occupa, il giudice di pace aveva emesso la sentenza di primo grado nei modi prescritti dall’art. 429 c.p.c., comma 1, prima parte, (da considerarsi – come già rimarcato – applicabile al procedimento in questione ai sensi del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 2, comma 1), decidendo la causa di opposizione al verbale di accertamento dando lettura (attestandolo nel corrispondente verbale), in pubblica udienza, del dispositivo e dell’esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della pronuncia, senza avvalersi della facoltà consentitagli – per i casi di ritenuta necessità – della modalità decisoria prevista dallo stesso comma 1, seconda parte, del medesimo art. 429 c.p.c., ovvero limitandosi a reggere solo il dispositivo e riservandosi il deposito della motivazione della decisione nel termine non superiore a sessanta giorni da fissarsi nello stesso dispositivo.

Pertanto, alla luce di questa ricostruzione, deve essere ribadito il principio – a cui si è conformato correttamente il giudice di appello – in base al quale, in materia di controversie soggette al rito del lavoro, il citato art. 429 c.p.c., comma 1, prima parte, come modificato dal D.L. n. 112 del 2008, art. 53, comma 2, conv., con modif., dalla L. n. 133 del 2008, prevede che il giudice all’udienza di discussione decida la causa e proceda alla lettura del dispositivo e delle ragioni in fatto e diritto della decisione, il termine “lungo” per proporre l’impugnazione, previsto dall’art. 327 c.p.c., decorre dalla data della pronuncia, che equivale, unitamente alla sottoscrizione del relativo verbale da parte del giudice, alla pubblicazione prescritta nei casi ordinari dall’art. 133 c.p.c., con esonero, quindi, della cancelleria dalla comunicazione della sentenza (cfr. Cass. n. 13617/2017 e, da ultimo, Cass. n. 3394/2021).

Pertanto, poiché nella fattispecie oggetto di causa la sentenza del giudice di pace era stata depositata immediatamente a seguito della contestuale pubblica lettura del dispositivo e della motivazione in data 31 maggio 2015 (così da ritenersi già legittimamente pubblicata), il ricorso in appello – nelle forme del rito del lavoro avrebbe dovuto essere depositato nella cancelleria del giudice di secondo grado nel termine di sei mesi decorrente da tale data (salva la sospensione dei termini feriali), nei mentre è risultato depositato l’11 febbraio 2016, con conseguente tardività della sua proposizione.

3. In definitiva, sulla scorta delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso deve essere respinto, con la derivante condanna del ricorrente al pagamento dei compensi del presente giudizio, nei sensi di cui in dispositivo.

Infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, a carico del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento dei compensi del presente giudizio, liquidati in complessivi Euro 550,00, oltre eventuali spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione seconda civile, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA