Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35838 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. I, 22/11/2021, (ud. 15/03/2021, dep. 22/11/2021), n.35838

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25807/2019 proposto da:

G.A.J., quale madre della minore Z.V.,

elettivamente domiciliata in Roma, via Antonio Gramsci n. 54, presso

lo studio dell’avvocato Trotta Francesco, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Bongiorni Vincenzo, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Gi.Fr., quale curatore speciale della minore

Z.V., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria

Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa da se

medesima;

– controricorrente –

contro

Legale rappresentante del C.I.S.A. – Gassino Torinese, nella qualità

di tutore provvisorio della minore; Procuratore Generale della

Repubblica presso la Corte di Appello di Torino; Za.Vi.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 30/2019 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

pubblicata il 31/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/03/2021 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- Con sentenza depositata nel novembre 2018, il Tribunale per i Minorenni di Torino ha dichiarato lo stato di adottabilità di Z.V., nata nel (OMISSIS) in costanza di matrimonio tra G.A.J. e Za.Vi..

La madre ha impugnato la decisione avanti alla Corte di Appello di Torino. Questa ha respinto l’impugnazione con sentenza depositata in data 31 luglio 2019.

2.- “Appare evidente” – ha riscontrato la Corte territoriale – “che V. ha attraversato numerose dolorose esperienze di successivo abbandono degli adulti che si sono di volta in volta occupati di lei: in primis, la madre, ripetutamente ricoverata per problemi di abuso alcolico e nel tempo diverse volte itinerante tra l’Italia e la Polonia (ciò a prescindere dalle motivazioni, in ogni caso trattandosi di condotte dolorose per la bambina e vissute dalla stessa come abbandoniche nei propri confronti); poi il padre, che ha nel tempo ricostituito nuovi e diversi nuclei familiari con altri figli e ultimamente non ha più cercato effettivi contatti con la figlia; la nonna paterna, purtroppo deceduta nel (OMISSIS); i prozii paterni, inizialmente disponibili a occuparsi di V. e poi revocanti la loro offerta. Solo da ultimo vi è il rapporto, ottimo, con gli attuali affidatari”.

Quanto alla madre – si è aggiunto – “non possono che ribadirsi le valutazioni già espresse dal primo giudice circa le condotte ripetutamente abbandoniche poste in essere”. D’altra parte, la “presente asserita condizione di maggiore stabilità affettiva, abitativa, sociale ed economica, in gran parte dovuta all’attuale condizione di convivenza con il nuovo compagno, persona in pensione e di non più giovane età, non pare offrire sufficienti garanzie di stabilità anche per il futuro e, in ogni caso, tale nuovo nucleo familiare risulta del tutto estraneo e incompatibile con l’attuale dimensione affettiva, psicologica, emotiva e potrebbe dirsi “prospettica” di V.”.

Il “susseguirsi di vicissitudini e di collocazioni familiari poi rivelatisi fallimentari spiega e rende comprensibile” – si è in via ulteriore osservato – “l’estremo attaccamento della minore agli attuali affidatari e la sua paura di un nuovo cambiamento verso una potenziale famiglia adottiva”. In particolare, “emerge, dolorosamente, ma con chiarezza, la totale assenza nella minore di una disponibilità e volontà, sia affettiva sia intellettuale, a ricominciare gli incontri e i rapporti con la madre (e il padre)”.

3.- Avverso questo provvedimento ha presentato ricorso G.A.J., articolando due motivi di cassazione.

Ha resistito, con controricorso, l’avvocata Gi.Fr., nella vesta di curatore speciale della minore.

Gli altri intimati non hanno svolto difese nel presente grado del giudizio.

4.- La parte resistente ha anche depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.- Il primo motivo di ricorso censura la violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 1 e 8, “in relazione all’assunto stato di abbandono della minore”. Il secondo motivo rileva vizio di omesso esame di fatto decisivo per il giudizio, consistente nel non avere il giudice del merito tenuto conto della relazione (OMISSIS) del Dottor Ga.Fr. dell’A.S.L. Città di Torino e delle iniziative intraprese da G.A. “per potere mantenere e alimentare i rapporti con la figlia V.”.

6.- Con questi motivi – che vanno trattati in modo congiunto, in ragione della loro unitarietà sostanziale -, il ricorrente assume che la Corte torinese ha “omesso di compiere una seria e rigorosa analisi della sussistenza o meno della condizione di abbandono della minore, che invece la L. n. 184 del 1983, impone”. Nei fatti, una simile situazione – si afferma – non sussiste: la Corte territoriale “si limita a mere affermazioni e superficiali che non possono certo bastare a soddisfare l’esigenza di rigore nella prova dello stato di abbandono del minore”.

D’altra parte, la Corte torinese non ha proprio preso in considerazione – si aggiunge – una serie di fatti pur estremamente rilevati per tale riguardo.

Così, la relazione del Dottor Ga. del (OMISSIS), dove si riscontra che l’attuale relazione stabile della signora comporta un “accettabile livello di stabilizzazione dell’umore” e si accerta la “determinazione” della stessa “in un progetto di riappropriazione del proprio ruolo materno”; così l'”intervenuta realizzazione del progetto della signora di trasferirsi dalla Calabria a Torino”, in esito ai “tanti interminabili viaggi dalla Calabria a Torino e ritorno per incontrare la bambina per il pochissimo tempo concessole dai servizi sociali”; così pure i documenti relativi alle “condizioni reddituali” dell’attuale compagno, convivente con la signora da diversi anni.

7.- Il ricorso non può essere accolto.

8.- Secondo la giurisprudenza di questa Corte, lo stato di abbandono, che giustifica la dichiarazione di adottabilità, ricorre allorquando i genitori, e le figure vicariali previste dalla legge, “non siano in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, di calore affettivo e di aiuto psicologico indispensabili per lo sviluppo e per la formazione della sua personalità, senza che tale situazione sia dovuta a motivi di carattere transitorio, considerati in base a una valutazione che, involgendo un accertamento di fatto, spetta al giudice del merito” (cfr. Cass., 23 aprile 2019, n. 11171).

Ora, è importante notare che – in punto di rapporti affettivi – la capacità genitoriale non va valutata solo con riferimento alla persona del genitore in quanto tale, ma pure (se non soprattutto, nel ricorrere di determinate circostanze) nel riflesso del rapporto genitoriale che la specifica fattispecie presenta all’esame: nel senso e nella prospettiva, per meglio dire, dell’interrelazione concretamente in essere tra genitore e minore. Com’e’ del resto evidente, il rapporto affettivo deve necessariamente essere preso in considerazione per entrambi i lati in cui lo stesso viene a strutturarsi.

Non meno importante, poi, è osservare che, se pur le problematiche dello stato di abbandono debbono essere considerate con rigoroso riferimento alla situazione del presente (cfr. Cass., 1 dicembre 2015, n. 24445) – e così anche quelle legate ai rapporti affettivi – non si può certo trascurare che il presente e’, o comunque ben può essere (pure in relazione all’età maturata dal minore), frutto diretto del rapporto passato, con tutte le connotazioni e le dinamiche che via via sono venute a succedersi.

9.- Ciò posto, è ancora da rimarcare che l’ascolto del minore costituisce una delle modalità tra le più rilevanti di riconoscimento del suo diritto fondamentale sia a essere informato, sia pure a esprimere le proprie opinioni – come anche, è il caso di sottolineare, i propri sentimenti e bisogni – nei procedimenti che lo concernono, nonché elemento di primaria importanza per la valutazione del suo interesse (cfr. Cass., 7 maggio 2019, n. 12018; Cass., 26 marzo 2015, n. 6129; per l’espresso rilievo che valutazione del prevalente interesse del minore resta estranea agli “intendimenti dei genitori”, cfr. Cass., 29 marzo 2011, n. 7115).

E’ fermo orientamento di questa Corte, d’altra parte, che – nel bilanciamento con quello dei genitori (o di uno dei genitori) l’interesse del minore è destinato a prevalere (cfr., tra le più, Cass., 2 agosto 2013, n. 18538; Cass., 26 maggio 2014, n. 11758).

Nel sistema vigente, la dichiarazione di adottabilità costituisce un'”extrema ratio” (cfr., tra le tante, Cass., 27 settembre 2017, n. 22589): nel senso che la situazione concreta non consente nell’interesse appunto del minore – una scelta diversa (anche in esito ai tentativi di “recupero” che nei fatti siano stati esperiti: Cass., 21 giugno 2018, n. 16357; per il rilievo che l'”adozione legittimante è l’extrema ratio cui si deve pervenire” quando si constata che un perdurante legame coi genitori biologici “genera un forte pregiudizio” al minore – in assoluto, come pure alla luce di una valutazione, complessiva e bilanciata, del diritto a non essere danneggiato nello sviluppo della propria personalità individuale con quello a non allontanarsi dal nucleo originario (v. in particolare Cass. 13 febbraio 2020, 3643).

10.- La sentenza della Corte di Appello di Torino, che è stata impugnata, si è correttamente conformata ai principi e regole appena sopra richiamati.

A seguito di ampia e articolata istruttoria (sentiti, oltre agli interessati, i servizi sociali, il CTU, i responsabili della casa famiglia dove abita V. e la psicologa di riferimento), la pronuncia ha individuato, come nodo centrale e determinante della fattispecie concreta, la catena di vicende abbandoniche che si sono abbattute sulla vita di V. – già fortemente impregnata di passato, per la sua giovane età (la minore è nata nel (OMISSIS)) – e che ne hanno lacerato affetti e sentimenti (cfr. sopra, nel primo capoverso del n. 2).

11.- Dalla pronuncia impugnata emerge, in particolare, che, dopo la separazione dei genitori, V. è andata a vivere dalla nonna paterna; nel (OMISSIS), morta la nonna, è stata inserita nel nuovo nucleo familiare del padre; nell’anno successivo, è stata collocata presso i prozii paterni, che peraltro l’anno successivo hanno revocato la loro disponibilità; nel (OMISSIS) è stata collocata in una casa famiglia, da quell’epoca il padre dismettendo di fatto ogni rapporto e contatto con la minore.

Nel contesto di dette vicende abbandoniche, la Corte ha poi assegnato rilievo (non esclusivo, ma senz’altro) primario ai ripetuti abbandoni nel corso del tempo posti in essere dalla madre: tali da venire a logorare in modo definitivo i termini del relativo rapporto (il primo ricovero della madre per abuso di sostanze alcoliche risale al (OMISSIS)). E ciò anche tenendo conto delle dichiarazioni fatte della minore nell’ambito dell’udienza tenuta nel (OMISSIS) (in quella sede, V. ha espressamente affermato di non volere avere più rapporti con i genitori e di non desiderare “in nessun modo di rifare gli incontri”; ha altresì riferito di avere “portato una lettera “che vale per A., ma anche per Vi.”, dimostrando con chiarezza di chiamare intenzionalmente i genitori biologici con i loro nomi propri, anziché mamma e papà”).

12.- Non vengono a scalfire la correttezza dell’impianto motivazionale della pronuncia impugnata le circostanze che il ricorrente assume che questa abbia omesso di prendere in considerazione (sopra, ultimo capoverso del n. 6).

Quanto alle “condizioni reddituali” dell’attuale compagno di G.A., infatti, la sentenza esclude perentoriamente che questo “nuovo nucleo familiare” sia compatibile con le esigenze attuali di V. (cfr. p. 7 della sentenza). Del resto, le invocate “condizioni reddituali” risultano in sé stesse inconferenti rispetto a una decisione che si incentra tutta sulla compiuta rottura del rapporto affettivo tra madre e figlia.

Contrariamente all’affermazione del ricorrente, la pronuncia si occupa in modo espresso, poi, della relazione resa dal dottore Ga. in data (OMISSIS) (cfr. sentenza, p. 5). Il passo evocato dal ricorrente (nella sostanza corrispondente a quello riportato dalla decisione), peraltro, correttamente non è stato ritenuto particolarmente significativo dal giudice del merito: posto che, oltre a consistere in una “semplice stabilizzazione dell’umore”, la circostanza sopravviene a cose fatte.

Non diverso ordine di valutazione è da formulare, infine, per il trasferimento della signora A. dalla Calabria a Torino (che la sentenza rileva, a p. 5, essere avvenuto tra la fine del (OMISSIS) e l’inizio del (OMISSIS), con indicazione che il ricorrente non contesta).

13.- Le spese seguono la regola della soccombenza e vengono liquidate in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore di parte controricorrente, da liquidarsi nella misura di Euro 2.300,00 (di cui Euro 200,00 per esborsi), oltre ad accessori di legge.

In caso di diffusione, omettere le generalità.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che non sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 15 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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