Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35837 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. I, 22/11/2021, (ud. 15/02/2021, dep. 22/11/2021), n.35837

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17448/2019 proposto da:

S.Z., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato Bernini Filip, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

F.L., quale tutore e curatore speciale del minore

A.M., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria

Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato D’Antona Mascia, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

A.K., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Vignali Rosa, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

Pubblico Ministero presso il Tribunale per i minorenni di Firenze;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1105/2019 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 10/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/02/2021 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. CERONI Francesca, che chiede

l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- In esito a un procedimento originariamente avviato ex art. 333 c.c., dal Pubblico Ministero, il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha dichiarato, con provvedimento del 22 novembre 2018, lo stato di adottabilità di A.M., nato nell'(OMISSIS) dall’unione di S.Z. con A.K..

La madre ha impugnato la decisione, così assunta, avanti alla Corte di Appello di Firenze. Questa ha respinto l’opposizione con sentenza depositata in data 10 maggio 2019.

2.- La Corte territoriale ha rilevato, in proposito, che la “protratta istuituzionalizzazione del minore fin dalla sua nascita traeva origine dalla segnalazione dei Servizi Sociali in data (OMISSIS) (che faceva seguito alla precedente comunicazione relativa al nascituro in data (OMISSIS))”; che da tali atti “già emergeva una assoluta inadeguatezza della coppia genitoriale, i cui cinque figli – che presentavano una serie di problematiche e scarsissimo livello di scolarizzazione e la minore G. situazione di estrema criticità a causa di importante disidratazione – erano già stati inseriti in una comunità per minori”; che “erano posti in rilievo, nel contesto socio ambientale connotato da forti criticità entro il quale il nucleo era inserito, gli atteggiamenti della coppia che si opponevano alle forme di sostegno prospettate mediante inserimento con la madre in idonea struttura, sfociati in una aggressione agita dal padre nei confronti della psicologa del Contro Sociale e in un contegno di forte dipendenza della madre rispetto al compagno”.

Ha poi aggiunto che “il successivo percorso intrapreso a sostegno della madre per il recupero e rafforzamento delle responsabilità genitoriali (essendosi di fatto sottratto l’altro genitore a qualsiasi forma di collaborazione) ha avuto pacificamente esito negativo in assenza di concreta adesione alle proposte formulate”; che la madre ha mostrato “incapacità ad aderire ai modelli personali ed educativi proposti, rimanendo esclusivamente dedita alla cura dei bisogni materiali del minore e allo stesso morbosamente attaccata, sino a sottrarsi a distacchi anche solo temporanei dallo stesso”; che i primi quattro figli della coppia, attualmente affidati a quattro famiglie in relazione tra loro, si rifiutano di incontrare i genitori (l’altra figlia della coppia, G., è stata dichiarata adottabile per sue esigenze speciali)”.

“In ultima analisi” – così si è concluso – “non risulta configurabile alcuna possibilità di recupero delle capacità genitoriali”: la “donna manifesta un forte attaccamento al bambino, ma ne riconosce solo i bisogni primari, come emerso dall’attività di osservazione di cui alla CTU”; ha vissuto l’esperienza in comunità con M. con forte senso di segregazione, anche sviluppando, al riguardo, una “teoria del complotto” (ordito da una non meglio identificata Ma.); “pure affermando il contrario, non ha mai interrotto i rapporti col compagno”.

3.- Avverso questa decisione S.Z. ha proposto ricorso per cassazione, articolato in tre motivi.

4.- Ha resistito, con controricorso, l’avvocata F.L., tutore e curatore speciale di A.M..

A.K., padre di M., ha depositato controricorso “per associarsi alla richiesta di cassazione della sentenza della Corte di Appello di Firenze”.

Gli altri intimati non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.1.- Il primo motivo di ricorso assume la violazione della L. n. 184 del 1983, art. 8, perché lo stato di adottabilità di M. è stato dichiarato in assenza dei presupposti legali per ravvisare l’esistenza di uno stato di abbandono.

Nel rapporto della madre con il minore ha pesato il “terrore incontrollato che il figlio le venisse tolto e ciò ha condizionato ogni suo atteggiamento”. “Tale stato di disagio psicologico non può che essere considerato come causa di forza maggiore temporanea, anche qualora la temporaneità debba essere calcolata commisurandola ai tempi di sviluppo del minore”. La specie non configura, pertanto, una situazione di abbandono di minore.

Non ha giovato in alcun modo, d’altra parte, il comportamento tenuto dai Servizi Sociali: “a fronte di una donna che ha patologicamente paura che le venga sottratto il figlio non ci si può limitare a proporre di tenerla lontana dal figlio e poi rimproverarle che non vuole farlo”.

5.2.- Col secondo motivo, si assume violazione della L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 1. La Corte fiorentina ha errato – si afferma – nella “considerazione di irrilevanza dell’estremo ritardo con cui è stato avviato il sostegno psicologico”. Nei fatti – si sottolinea – l'”intervento di supporto era inadeguato”.

D’altra parte, pure errata si manifesta la “chiosa della Corte di Appello per cui “pacificamente, gli ambienti di riferimento dei genitori, alla stregua delle informazioni acquisite dal Servizi, non garantiscono adeguate risorse per la cura e l’accudimento della prole”: ciò non può non rappresentare in sé un motivo di contestazione della capacità genitoriale, in quanto è semmai il presupposto dell’obbligo del servizio sociale di attivare strumenti di supporto”.

5.3.- Col terzo motivo, si assume omesso esame di fatto decisivo per l’esito del giudizio.

La Corte fiorentina non ha considerato che l’eccessivo attaccamento della madre al figlio M. “non era da vedersi nella volontà e consapevolezza di pregiudicare il figlio, bensì derivava dalla situazione di grave trauma psichico per l’allontanamento degli altri figli e lo sradicamento dal luogo dove viveva”. Tale circostanza – si precisa risulta “idonea a configurare forza maggiore”.

6.- I motivi, da esaminare congiuntamente in ragione della comune riferibilità all’accertamento della competenza genitoriali della madre, qui ricorrente, non sono fondati.

7.- La giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che il prioritario diritto del minori a crescere nell’ambito della loro famiglia di origine non esclude la pronuncia della dichiarazione di adottabilità, quando pur in presenza di un impegno del genitore per superare le proprie difficoltà personali e genitoriali, permanga comunque la sua incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli e non risulti possibile prevedere con certezza l’adeguato recupero delle capacità genitoriali in tempi compatibili con l’esigenza dei minori di potere conseguire una equilibrata crescita psico-fisica (cfr., di recente, Cass., 28 giugno 2019, n. 17603; Cass., 21 giugno 2108, 16357).

Sempre la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito, altresì, che la (non) sussistenza di una adeguata capacità genitoriale è valutazione che involge un accertamento di fatto, che spetta al giudice del merito e che, ove motivato in modo ragionevole e plausibile, non risulta sindacabile nel giudizio di legittimità (cfr. Cass., 28 merao 2002, n. 4503; Cass., 28 aprile 2008, n. 10809).

8.- Nella specie, il ricorso non contesta la sussistenza, nell’attuale, di uno stato di disagio della madre, né il fatto che, nel mostrare un attaccamento morboso a M., ne riconosca unicamente i “bisogni primari”.

Assume, però, che si tratta di una situazione temporanea e comunque sostanzialmente “rimediabile” o “reversibile”.

9.- In questa prospettiva si sostiene che l’attuale stato di disagio della madre è dovuto, essenzialmente, al fatto che nel frattempo le sono stati allontanati gli altri figli e che, perciò, è solo transitoria.

Tale affermazione – di là dall’ipotetica sua corrispondenza effettiva con il reale (la sentenza impugnata, pur prendendo in considerazione l’allontanamento degli altri minori, non vi riconnette significanze particolari in punto di comportamento della madre) – non contiene in sé, tuttavia, quella, ulteriore, di una sicura temporaneità del detto stato di disagio materno, né tanto meno dà contezza della superabilità dello stesso in tempi compatibili con i bisogni psico-fisici e di crescita equilibrata di M..

10.- Non centrata si manifesta, poi, la censura relativa al ritardo con cui sono stati posti in essere gli interventi di sostegno specialistico richiesti, nel primo grado del giudizio, dal Tribunale.

In effetti, l’incidenza causale di questi ritardi sul (peggioramento del)lo stato di disagio della madre risulta solo allegato dal ricorso. D’altra parte, la censura non tiene conto del rilievo svolto al riguardo dalla Corte territoriale, per cui i “ritardi nell’attivazione… non incidevano, risultando comunque attuati ulteriori interventi di sostegno fino alla prevista ottemperanza”.

Di conseguenza, i ritardi censurati dal ricorrente si mostrano comunque inidonei sul piano oggettivo a potere rimettere in qualche modo in discussione la compiuta valutazione, per cui “non risulta configurabile alcuna possibilità di recupero delle capacità genitoriali” della madre, ovvero a conferire alla stessa una qualche connotazione di mera provvisorietà.

11.- Il ricorso va dunque rigettato.

Il Collegio ritiene che le peculiarità della fattispecie concreta sottoposta ad analisi giustifichino la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Code rigetta il ricorso e compensa le spese.

In caso di diffusione, omettere le generalità.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, che non sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 15 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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