Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35835 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. I, 22/11/2021, (ud. 15/02/2021, dep. 22/11/2021), n.35835

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9742/2019 proposto da:

Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di

Catania;

– ricorrente –

contro

P.M.D., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato Brunetto Vito Antonio, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

C.C., quale tutore del minore Pa.Al.So.,

domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Barletta Calderera Giuseppe, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

P.F.A., Pa.Ma.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2550/2018 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 30/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/02/2021 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- Con sentenza del 14 aprile 2014 (n. 43), il Tribunale minorile di Catania ha dichiarato lo stato di adottabilità di Pa.Al.So., nato a (OMISSIS), avendo rilevato che la madre, P.M.D., non risultava persona idonea alla cura del minore e che la disponibilità manifestata dal fratello di questa, P.A.F., “era solo apparente”.

2.- Avverso questa pronuncia la madre del minore ha proposto appello avanti alla Corte di Appello di Catania. Che, con sentenza del 12 febbraio 2016, ha revocato lo stato di adottabilità.

3.- L’avvocata C.C., nella veste di tutore del minore, ha presentato ricorso per cassazione avverso il richiamato provvedimento.

4.- Con ordinanza 21 febbraio 2017, n. 4490, questa Corte, in accoglimento del ricorso, ha cassato la sentenza con rinvio alla Corte di Catania al “fine di espletare ulteriori accertamenti sulla condizione attuale di P.M., a opera del Sert e dei Servizi Sociali Minorili con eventuale supplemento di CTU”, rilevando che non poteva farsi coincidere l’indubbio miglioramento delle condizioni della donna con l’avvenuto riacquisto di una capacità genitoriale che ella aveva in precedenza dimostrato di non possedere, “né potendosi mettere alla prova sic et simpliciter il minore e il suo sviluppo psicofisico”.

5.- In esito allo svolgimento del giudizio di rinvio, compiuti gli approfondimenti istruttori indicati da questa Corte, la sentenza 30 novembre 2018 della Corte di Appello di Catania ha accolto l’appello presentato da P.M., revocando la dichiarazione di adottabilità del minore.

6.- P.M. – ha osservato la Corte territoriale – è oggi “fortemente motivata dal desiderio di riscatto e dalla volontà di recuperare le sue funzioni genitoriali”; si è affrancata da sola “dalla sua condizione di disagio sociale e familiare”; “soprattutto, è riuscita a uscire dalla sua dipendenza da alcol”, non essendo ipotizzabile allo stato “una sua ricaduta nella dipendenza, anche in considerazione del tempo trascorso, della solidità del rapporto con l’attuale marito, della esplicazione dell’attività lavorativa e della rete relazionale che ella è riuscita a crearsi”.

Ciò fermato, la sentenza ha inoltre riscontrato che “deve tuttavia, considerarsi che il minore non vede la madre da quando aveva quattro anni e mezzo circa di vita, e che non è stato organizzato alcun incontro tra la madre e il figlio e neppure i consulenti hanno avuto modo di osservare, in concreto, questa relazione; i contatti sono stati vietati da subito e anche quando non erano vietati, ma anzi espressamente disposti…, non sono mai stati organizzati”.

7.- A seguito di queste ultime considerazioni, la pronuncia ha, in via ulteriore, anche “disposto l’affidamento del minore al Servizi sociali del Comune di Scordia, mantenendosi allo stato l’attuale collocamento del minore”.

Sempre per sopperire alla carenza così individuata e per meglio procedere alla ricostruzione della relazione tra madre e figlio, il provvedimento ha inoltre “prescritto al servizio affidatario di predisporre al più presto un percorso di recupero del rapporto tra il minore Pa.Al.So. e la madre P.M.D., avvalendosi della collaborazione del Consultorio familiare e, ove necessario, del servizio di N.P.I., e ciò anche in vista degli incontri tra madre e figlio che dovranno avvenire in modo sereno e senza alcun trauma per il minore, e previa adeguata preparazione sia della madre, che del minore,… con cadenza almeno bisettimanale, presso i locali del servizio affidatorio”; a P.M. di “adeguarsi scrupolosamente alle indicazioni del Servizio Sociale affidatario e di collaborare con detto servizio”; agli “attuali collocatari del minore di attivarsi e di collaborare, affinché l’esecuzione del provvedimento avvenga nel modo più sereno possibile per il minore”.

“Decorso un anno dall’inizio degli incontri madre-figlio” – ha disposto infine la sentenza – “il minore sarà collocato presso l’abitazione della madre, dandosi mandato ai servizi affidatari del minore di continuare a monitorare il nucleo familiare”.

8.- Avverso questo provvedimento la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Catania ha proposto ricorso per cassazione, affidandolo a un motivo.

Il controricorso depositato da P.M. ha chiesto il rigetto del ricorso così presentato.

Il controricorso depositato dal tutore del minore, C.C., ha istato invece per l’accoglimento del ricorso presentato dalla Procura di Catania.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

9.- Il motivo di ricorso assume la nullità del procedimento e della sentenza, per violazione della L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 5, comma 1, così come integrato dalla L. 19 ottobre 2015, n. 173, art. 2, comma 1.

La Corte di Appello non ha provveduto a convocare gli affidatari del minore, com’e’ per contro prescritto dalla legge, viene a specificare il motivo.

“Pur non assumendo gli affidatari la qualità di parte, la loro collocazione, cui si associa, in una sorta di ibridazione processuale, la facoltà di presentare memorie, costituisce il punto di approdo di un lungo percorso, conclusosi con il riconoscimento dell’importanza del ruolo degli affidatari nell’ambito dello sviluppo psico-fisico del minore, con la creazione di punti di riferimento di natura affettiva e relazionale”.

10.- Il motivo è fondato e merita quindi di essere accolto.

Con riferimento a una fattispecie concreta, per più aspetti prossima alla presente, questa Corte ha rilevato che, “nel corso del rinnovato giudizio di appello, la Corte territoriale non ha tenuto conto dell’esistenza di una previsione di legge espressamente stabilita a pena di nullità, ossia la L. n. 184 del 1098, art. 5, comma 1, u.p., come inserita dalla modifica apportata dalla L. n. 173 del 2015, il quale dispone che “l’affidatario e l’eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato e hanno facoltà di presentare memorie scritte nell’interesse del minore”” (Cass., 10 luglio 2017, 22934).

“La necessità della convocazione (dell’affidatario e della famiglia collocataria) nel corso del procedimento giurisdizionale, da cui deriva la nullità di quest’ultimo nel caso di sua inosservanza, è imposta” – ha proseguito il richiamato precedente – “da disposizione di legge avente natura processuale, perciò immediatamente applicabile ai provvedimenti in corso, anche se instaurati a seguito della cassazione con rinvio”. “L’efficacia vincolante della sentenza di cassazione con rinvio, presupponendo il permanere della disciplina normativa in base alla quale è stato enunciato il principio di diritto ivi enunciato, viene meno in tale sede quando quella disciplina sia stata successivamente abrogata, modificata o sostituita per effetto di ius superveniens. Ed è proprio tale diritto sopravvenuto, che imponeva e impone al giudice del merito di convocare gli affidatari provvisori del minore a pena di nullità”.

11.- L’importanza dei rilievi appena richiamati va pure coniugata – è da aggiungere ancora – con l’ulteriore osservazione per cui le problematiche relative allo stato di abbandono e di adottabilità devono tutte essere considerate e valutate con rigoroso riferimento alla situazione del presente, quale nell’attuale vissuta dal minore (sul punto si veda, in modo particolare, la decisione di Cass., 1 dicembre 2015, n. 24445).

Questa constatazione non manca, invero, di rimarcare l’esigenza della necessaria convocazione degli affidatari: per il contributo che, in linea di principio, queste persone sono idonee a recare – in ragione appunto della quotidianità del rapporto che nel presente stanno vivendo con il minore – circa la lettura dell’attuale situazione di quest’ultimo e l’individuazione della soluzione che, nell’oggi, risulti oggettivamente preferibile nel prevalente interesse dello stesso.

Da quest’angolo visuale, la situazione nel concreto rappresentata dalla Corte di Appello di Catania potrebbe apparire, peraltro, pressoché paradigmatica: in effetti, la stessa risulta connotata, tra le altre cose, in specie dalla constatata assenza – per un periodo di tempo che nei fatti si è protratto assai a lungo (tenuto conto, tanto più, dell’età infantile del bambino) – di una qualunque relazione del minore con la madre (cfr. sopra nell’ultimo periodo del n. 6).

Senza contare, poi, le incognite che il “rinnovato avvio” di una simile relazione viene oggettivamente a comportare: come non mancano di mettere in chiara evidenza, del resto, le “cautele” predisposte al riguardo dalla sentenza impugnata e gli “impegni” che questa ha preteso dalla madre e dai servizi sociali e pure dai (seppur non convocati) collocatari attuali del minore (cfr. nel n. 7). Ciò che potrebbe pure suggerire, nel caso, l’eventualità di valutare la possibile ricorrenza di soluzioni meno rigide, e assolute, di quelle rappresentata dal modello dell’adozione c.d. legittimante (per l’utilizzabilità, nel ricorrere dei determinati presupposti, dello schema della adozione c.d. mite v., in particolare, le pronunce di Cass., 13 febbraio 2020, n. 3643; Cass., 25 gennaio 2021, n. 1476).

12.- In conclusione, il ricorso va accolto e cassata la sentenza impugnata, con rinvio della controversia alla Corte di Appello di Catania, che in diversa composizione provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la controversia alla Corte di Appello di Catania che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

In caso di diffusione, omettere le generalità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 15 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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