Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35795 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 06/07/2021, dep. 22/11/2021), n.35795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2826/2016 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

D.C., rappresentato e difeso dall’avvocato GIAMPIETRO

BEGHIN, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2436/2015 del TRIBUNALE di FIRENZE, depositata

il 01/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/07/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte osserva:

A D.C., alla guida di autocarro, non avendo esibito agli agenti della Polizia Stradale di Firenze i fogli di registrazione del cronotachigrafo, venne contestata la violazione della L. n. 727 del 1978, art. 19, ed elevato verbale in relazione a ventisette infrazioni, relativamente alla mancata esibizione dei relativi fogli, contestatigli con nove verbali, elevati a seguito di controllo su strada del (OMISSIS).

Il Giudice di pace rigettò l’opposizione del sanzionato.

Il Tribunale di Firenze, con la sentenza di cui in epigrafe, accolto l’appello del D., ritenne che la sanzione potesse applicarsi una sola volta e non per tante volte quanti fossero i giorni per i quali il conducente non era stato in condizione di esibire i fogli in parola.

Avverso quest’ultima sentenza proponeva ricorso il Ministero dell’Interno sulla base di unitaria censura, ulteriormente illustrata da memoria; l’intimato resisteva con controricorso ulteriormente illustrato da memoria.

All’epilogo dell’adunanza camerale del 21/11/2019 il processo veniva rinviato in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, investita, in altro analogo processo pendente in sede di legittimità, di pronuncia interpretativa sul diritto unionale, con ordinanza interlocutoria di questa Corte n. 29469 del 14/11/2019.

Essendosi la Corte di Lussemburgo pronunciata con sentenza del 24/3/2021 sulle cause riunite C-870/19 e C-871/19 il processo è stato rimesso in trattazione all’adunanza camerale del 6 luglio 2021.

In via prioritaria deve dirsi fondata l’eccezione di difetto di legittimazione attiva avanzata dal resistente, per avere proposto ricorso il ministero dell’Interno, invece dell’Ufficio territoriale del Prefetto, che si era difeso nel merito.

Deve condividersi quanto di recente precisato da questa Corte: “Costituisce principio consolidato che, nel giudizio di opposizione all’ordinanza con cui viene irrogata una sanzione amministrativa, ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 23, legittimata passiva è l’autorità che ha emesso l’ordinanza, anche quando si tratti di organo periferico dell’amministrazione statale, il quale agisce in virtù di una specifica autonomia funzionale che comporta deroga a quanto stabilito dal R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 11, comma 1 (come sostituito dalla L. 25 marzo 1958, n. 260, art. 1), in tema di rappresentanza in giudizio dello Stato, e alla speciale sanatoria prevista dalla citata L. n. 260 del 1958, art. 4; tale legittimazione resta ferma anche nella successiva fase di impugnazione davanti alla Corte di cassazione, giacché nella disciplina dell’art. 23 cit., non si rinviene alcun elemento da cui possa desumersi che alla legittimazione in primo grado dell’autorità che ha emesso il provvedimento sanzionatorio subentri, nella fase di impugnazione, la legittimazione (secondo la regola ordinaria) del Ministro; con la conseguenza che il ricorso per cassazione proposto nei confronti del Ministro, anziché nei confronti dell’autorità che ha emesso l’ordinanza, è inammissibile (Cass. n. 15596 del 2006). Ancora recentemente tali affermazioni sono state ribadite da questa Corte che ha affermato che nel giudizio di opposizione è passivamente legittimata la sola autorità amministrativa che abbia emesso l’ordinanza ingiunzione, la quale è pure l’unica attivamente legittimata all’impugnazione della sentenza conclusiva del giudizio (Cass. n. 21511 del 2008; Cass. n. 12742 del 2007)” (Sez. 2, n. 8190/2020).

L’esposta interpretazione trova specifica conferma nel D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 7, comma 5, il quale dispone: “La legittimazione passiva spetta al prefetto, quando le violazioni opposte sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti dello Stato, nonché da funzionari e agenti delle Ferrovie dello Stato, delle ferrovie e tranvie in concessione e dell’ANAS; spetta a regioni, province e comuni, quando le violazioni sono state accertate da funzionari, ufficiali e agenti, rispettivamente, delle regioni, delle province e dei comuni”.

L’orientamento sopra ripreso costituisce oramai convincente e consolidato superamento del diverso indirizzo talvolta espresso nel passato da questa Corte (si veda Sez. 1, n. 10216, 16/5/2005, Rv. 583769).

Il ricorso deve, pertanto, essere dichiarato inammissibile.

Il soccombente ricorrente deve essere condannato al rimborso delle spese in favore dell’avv. Giampietro Beghin, dichiaratosi anticipatario, nella misura di cui in dispositivo, tenuto conto della qualità della causa, del suo valore e delle attività svolte.

P.Q.M.

dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese legali in favore del controricorrente, che liquida in Euro 645,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, e agli esborsi, liquidati in Euro 200,00, distratte in favore dell’avv. Giampietro Beghin.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

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