Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 35790 del 22/11/2021

Cassazione civile sez. II, 22/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 22/11/2021), n.35790

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al N.R.G. 28720/16) proposto da:

D.D.M., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in

virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avv.

Pasquale Corrado, e domiciliato “ex lege” presso la Cancelleria

civile della Corte di Cassazione, in Roma, piazza Cavour;

– ricorrente –

contro

Avv. C.A., (C.F.: (OMISSIS)), rappresentato e difeso, in

virtù di procure speciale apposta in calce al controricorso,

dall’Avv. Cosimo Papini, ed elettivamente domiciliato presso lo

studio dell’Avv. Ornella Manfredini, in Roma, V. G. Avezzana, n. 1;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Bergano n. 1294/2016 (depositata

il 21 aprile 2016);

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27

maggio 2020 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

viste le conclusioni del P.G., in persona del Sostituto procuratore

generale Dott. MISTRI Corrado, che ha chiesto dichiararsi

l’inammissibilità del ricorso o, comunque, rigettarlo;

letta la memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c.,

nell’interesse del ricorrente.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con atto di citazione del 10 febbraio 2011 il sig. D.D.M. proponeva, dinanzi al Giudice di pace di Treviglio e nei confronti dell’avv. C.A., domanda di accertamento negativo del credito asseritamente vantato da quest’ultimo per l’importo di Euro 2.489,64 con riferimento allo svolgimento di prestazioni professionali relative ad un giudizio civile dinanzi al Tribunale di Firenze (chiedendo, in subordine, che venisse limitato all’importo di Euro 304,88) nonché in ordine all’ulteriore credito di Euro 608,50, avuto riguardo alla proposizione di un regolamento di competenza nell’ambito dello stesso giudizio.

Nella costituzione del convenuto (che avanzava, a sua volta, domanda riconvenzionale per il riconoscimento di altro suo credito nella misura di Euro 2.816,82), Vada Giudice di pace, con sentenza del 5 ottobre 2012, rigettava la suddetta domanda principale, accoglieva quella riconvenzionale, condannando il D.D. al pagamento, in favore dell’Avv. C., della complessiva somma di Euro 2.695,42, oltre oneri fiscali ed interessi, nonché al pagamento delle relative spese giudiziali.

2. Interposto appello da parte del D.D., cui resisteva l’appellato, il Tribunale di Bergamo (in composizione monocratica), con sentenza n. 1294/2016 (pubblicata il 21 aprile 2016), respingeva il gravame, condannando l’appellante alla rifusione delle spese del grado.

A fondamento dell’adottata decisione, il citato Tribunale ravvisava l’infondatezza di tutti i motivi formulati dal D.D., correlati alla dedotta violazione dell’art. 1372 c.c., in ordine al contratto intercorso tra le parti, alla supposta violazione dell’art. 1362 c.c., e dell’art. 12 preleggi, nell’interpretazione del contratto stesso e con riguardo alle competenze spettanti al professionista legale, alla prospettata violazione degli artt. 115 e 228 c.p.c., nonché degli artt. 2731 e 2733 c.c., e alla denunciata violazione dell’art. 2697 c.c..

3. Avverso la menzionata sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a sei motivi, il D.D.M.. L’intimato avv. C.A. si è costituito con controricorso.

Il difensore del ricorrente ha anche depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la violazione dell’art. 112 c.p.c., sul presupposto che il Tribunale di Bergamo aveva omesso di esaminare la contestazione che i rapporti economici tra le parti andassero regolati alla stregua del contratto tra le stesse intercorso e non alla stregua del tariffario forense.

2. Con la seconda censura il ricorrente ha dedotto – avuto riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la violazione degli artt. 1372 e 2233 c.c., sostenendo che il citato Tribunale aveva comunque confermato l’accoglimento della domanda creditoria avversaria fondata sul tariffario forense e non sull’accordo intercorso tra le parti.

3. Con la terza doglianza il ricorrente ha prospettato – con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione dell’art. 1362 c.c. e dell’art. 12 cc.dd. preleggi, nonché dell’art. 111 Cost., 132 c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., ritenendo che il suddetto Tribunale aveva interpretato il contratto in questione violando ogni disposizione normativa ermeneutica e senza motivazione.

4. Con il quarto motivo il ricorrente ha denunciato – con riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione degli artt. 115,245 e 252 c.p.c., oltre che dell’art. 111 Cost. e dell’art. 132c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., per non avere il citato Tribunale deciso “iuxta alligata et probata”, omettendo di esaminare i fatti documentati e quelli emersi dalle prove orali, nonché escludendo immotivatamente la rilevanza dell’esito di deposizioni orali ritualmente rese.

5. Con la quinta doglianza il ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5 – la violazione degli artt. 116 e 228 c.p.c., oltre che dell’art. 2733 c.c., congiuntamente alla violazione dell’art. 111 Cost. e dell’art. 132c.p.c. e art. 118 disp. att. c.p.c., per aver lo stesso Tribunale non considerato, del tutto immotivatamente, la piena efficacia probatoria della confessione giudiziale (assunta come resa) dall’Avv. C. ed omesso l’esame del fatto decisivo confessato.

6. Con il sesto ed ultimo motivo il ricorrente ha denunciato – in ordine all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., nonché dell’art. 2697 c.c., per aver il medesimo Tribunale omesso di esaminare l’ultimo motivo di appello e confermando, comunque, la condanna creditoria, pronunciato in assenza di prove relative al preteso e contestato credito.

7. Il primo motivo è infondato e deve, pertanto, essere rigettato.

Rileva il collegio che, con l’impugnata sentenza, il Tribunale di Bergamo ha preso completamente in esame l’intero “petitum” concernente la domanda di accertamento negativo formulata dal D.D. e, quindi, di contro la domanda creditoria avanzata dall’Avv. C. in via riconvenzionale.

Con i motivi in questione, in effetti, il ricorrente tende – sotto forma anche di una presunta violazione dell’art. 112 c.p.c. e di criteri interpretativi – a sollecitare una rivalutazione di merito in sede di legittimità delle risultanze probatorie acquisite ed adeguatamente valorizzate dal Tribunale (come già dal Giudice di pace in primo grado)) sia con riferimento all’effettività ed al contenuto del contratto intercorso tra le parti con riferimento al mandato professionale conferito dal D.D. all’Avv. C. (sulla base sia dell’insussistenza di ogni prova documentale che riscontrasse il diritto del professionista legale di ripetere le sole spese vive sia, soprattutto, sulla scorta del contenuto della procura a rappresentare e difendere in giudizio rilasciata dallo stesso ricorrente e non a fungere da mero domiciliatario) sia con riguardo all’applicabilità dei parametri riconducibili alle tariffe forensi al fine di quantificare i compensi spettanti al predetto avvocato, non emergendo alcuna convenzione derogativa in proposito.

Al riguardo, si osserva che è pacifico che l’esercizio del potere selettivo delle prove libere ritenute maggiormente idonee ai fini della formazione del convincimento del giudice costituisce esclusivamente oggetto di valutazione di merito.

Il controllo di legittimità non può consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso favorevole quello preteso dalla parte, perché la Corte di cassazione non ha il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta di individuare le fonti del proprio convincimento e, in proposito, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, e scegliere tra le risultanze probatorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione.

8. Anche il secondo e terzo motivo – esaminabili congiuntamente in quanto all’evidenza connessi – sono altrettanto destituiti di fondamento.

Non coglie nel segno la doglianza afferente alla interpretazione del contratto “inter partes”, avendo il Tribunale – come già ricordato – adeguatamente posto in risalto come da alcun documento era emerso univocamente il presunto accordo in base al quale le parti avevano concordato che l’Avv. C. avesse svolto la funzione di mero difensore domiciliatario (avendo, invece, esercitato anche il ruolo di rappresentante ed assistente in giudizio) e che, in tale qualità, egli aveva manifestato la sua volontà di percepire le sole spese vive occorrenti per gli atti processuali. In particolare, nella sentenza oggetto di ricorso si spiega, in modo conforme all’effettività dello svolgimento del mandato, come il solo riconoscimento delle minime somme a titolo di spese vive non è rimasto corroborato da alcuna altra previsione contrattuale in tal senso limitativa e come lo svolgimento delle attività procuratorie di rappresentanza in giudizio da parte dell’Avv. C. fosse oggettivamente incompatibile con la spettanza di somme così infime indicate nel terzo motivo.

Ancora una volta, dunque, con le censure in esame il ricorrente intende confutare il risultato del convincimento raggiunto dal giudice di appello, tuttavia pienamente giustificato sulla scorta della conferente valutazione delle risultanze probatorie legittimamente acquisite, adottando una motivazione certamente congrua e rispondente ai requisiti previsti dall’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e dall’art. 118 disp. att. c.p.c..

9. Pure il quarto motivo non è meritevole di accoglimento.

Con esso il ricorrente tende, in concreto, a criticare la valutazione di attendibilità di alcuni testi come compiuta nell’impugnata sentenza ed adeguatamente motivata, sulla scorta della sostanziale irrilevanza delle inerenti deposizioni (dei due avv.ti B. e M.) siccome non pertinenti ai fini del riscontro dell’effettivo contenuto degli accordi stipulati tre le parti, senza trascurare il decisivo elemento che il contratto era da ricondurre al mandato conferito inequivocamente con la procura speciale, nel cui contenuto non era prevista alcuna espressa limitazione, in quanto attributivo di tutti i poteri di difesa e rappresentanza in capo all’Avv. C..

In proposito non può non darsi atto del consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, in virtù del quale, in tema di ricorso per cassazione, qualora le deposizioni testimoniali, ancorché ritualmente portate all’esame del giudice di legittimità, comportino valutazioni ed apprezzamenti di fatto, ivi compresa la maggiore o minore attendibilità dei testi, suffragata da non illogici argomenti, ovvero presunzioni ex art. 2727 c.c., il relativo motivo di contestazione del raggiunto convincimento del giudice di merito è inammissibile, soprattutto laddove si pretenda una valutazione atomistica delle singole deposizioni e non già il necessario esame complessivo delle stesse, non essendo consentito a questa Corte di procedere ad un nuovo esame di merito attraverso una autonoma valutazione delle risultanze degli atti di causa.

Del resto è altrettanto indiscutibile che l’esame dei documenti prodotti e delle deposizioni dei testimoni, nonché la valutazione dei documenti e delle risultanze della prova testimoniale, il giudizio sull’attendibilità dei testi e sulla credibilità di alcuni invece che di altri, come la scelta, tra le varie risultanze probatorie, di quelle ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice del merito, il quale, nel porre a fondamento della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere tenuto a discutere ogni singolo elemento o a confutare tutte le deduzioni difensive, dovendo ritenersi implicitamente disattesi tutti i rilievi e circostanze che, sebbene non menzionati specificamente, sono logicamente incompatibili con la decisione adottata (cfr., tra le tante, Cass. n. 11511/2014 e Cass. n. 16056/2016).

10. Anche la quinta doglianza è da ritenere infondata, posto che il Tribunale bergamasco ha adeguatamente spiegato perché, con le affermazioni fatte in sede di interrogatorio formale ritualmente deferito all’Avv. C. quest’ultimo non rese dichiarazioni propriamente confessorie, non essendo dalle stesse rimasta esclusa la circostanza dello svolgimento dell’attività difensiva e procuratoria, con la specificazione che la dichiarazione, riportata nel motivo, con la quale l’avv. C. ebbe a confermare di essersi limitato ad eseguire, nel corso di tutto il rapporto esclusivamente istruzioni esecutive che gli pervenivano dallo stesso D.D., non poteva certamente comportare il venir meno del conferimento dell’incarico difensivo (ancorché esercitato sulla scorta delle direttive del mandante, oltretutto sostanziato nel contenuto della procura speciale rilasciata al medesimo professionista.

11. Il sesto ed ultimo motivo è manifestamente privo di fondamento, avendo il Tribunale accertato l’assolvimento dell’onere probatorio incombente in capo all’avv. C. circa l’espletamento dell’attività professionale conferitagli sulla base della idonea valutazione di merito – insindacabile nella presente sede di legittimità – della documentazione acquisita e di tutte le altre risultanze probatorie emerse, come la legittimità dell’accoglimento della domanda riconvenzionale formulata dallo stesso professionista legale.

1.2. In definitiva, alla stregua delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso deve essere integralmente respinto, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che si liquidano nei sensi di cui in dispositivo.

Infine; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, occorre dare atto della sussistenza per il versamento, da parte dello stesso ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che si liquidano in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00, per esborsi, oltre contributo forfettario, Iva e Cpa nella misura e sulle voci come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2021

 

 

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