Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3569 del 16/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2010, (ud. 20/01/2010, dep. 16/02/2010), n.3569

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. CARLEO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.C.M. Technoglass S.p.a., in persona del curatore fallimentare pro

tempore elettivamente domiciliato in Roma via Puccini 9 presso lo

studio dell’avv. Perrone Leonardo e rappresentato e difeso giusta

procura speciale a margine del ricorso e giusta autorizzazione

rilasciata dal giudice delegato dr. Marcelle D’Amico in data 10 marzo

2004 dallo stesso avv. Perrone nonchè dall’avv. Loris Tosi del Foro

di Venezia;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i

cui uffici è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12;

– controricorrente –

nonchè

Agenzia delle Entrate Ufficio di San Dona di Piave, in persona del

Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza 104/01/02, depositata in data 20 settembre 2002,

della Commissione tributaria regionale del Veneto;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20.1.10 dal Consigliere Dott. Giovanni Carico;

Udito il P.G. in persona del dr. Ennio Attilio Sepe che ha concluso

per il rigetto del ricorso con le pronunce consequenziali.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con avviso di accertamento l’Ufficio IVA di Venezia, in esito a verifica fiscale conclusa con la redazione del p.v.c. del 4 novembre 1993, recuperava a tassazione nei confronti della I.C.M. Technoglass S.p.a. un’imposta di L. 31.309.000 ed irrogava sanzione per L. 1.666.928.000. L’avviso in questione si fondava, tra le altre omissioni contestate, in particolare sull’omessa presentazione dell’elenco riepilogativo degli acquisti intracomunitari, sull’omesso versamento dell’iva periodica per L. 202.260.000, sull’omessa registrazione di operazioni non imponibili nonchè sull’omessa registrazione di fatture di acquisto e di vendita. La società presentava ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Venezia e nelle more istanza di condono. Il giudice di primo grado dichiarava la cessazione della materia del contendere. Proponeva appello l’ufficio sostenendo l’illegittimità dell’applicazione del condono e riaffermando nel merito le proprie posizioni. La Commissione tributaria regionale del Veneto accoglieva parzialmente il gravame.

Avverso la detta sentenza la I.C.M. Technoglass proponeva ricorso per cassazione articolato in sette motivi. La Corte di cassazione rigettava il primo ed il quarto dei motivi dedotti; accoglieva il secondo motivo, assorbiti gli altri, e cassava la sentenza con rinvio nei limiti del motivo accolto per l’assorbente ragione che il giudice di merito non aveva motivato circa l’eccezione secondo cui il verbale di accertamento non era stato redatto secondo le indicazioni del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6 e non conteneva l’indicazione delle ispezioni e delle rilevazioni eseguite. La Commissione regionale del Veneto, dinanzi alla quale la causa veniva riassunta, accoglieva parzialmente l’impugnazione avanzata. Avverso la detta sentenza la società ha proposto ricorso per cassazione articolato in cinque motivi. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La prima doglianza, articolata sotto il profilo della violazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52, comma 6 si fonda sulla considerazione che la CTR avrebbe errato quando ha ritenuto che la mancata osservanza delle prescrizioni previste dall’art. 52, comma 6 citato non determinerebbe l’illegittimità dell’attività istruttoria. Ed invero, la mancata puntuale descrizione delle fasi istruttorie effettuate dai verificatori comporterebbe invece – così, in sintesi la tesi della ricorrente – l’illegittimità dell’atto istruttorio e conseguentemente l’illegittimità dell’accertamento derivato da tale attività di indagine. La censura è infondata. A riguardo, torna utile rilevare che questa Corte ha già avuto modo di affermare il principio secondo cui “in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l’omessa contestazione al contribuente, in sede di redazione di verbali giornalieri, di irregolarità via via accertate nel corso dell’attività di ispezione, accesso e verifica della polizia tributaria, non si riflette, escludendola automaticamente, sulla legittimità formale degli accertamenti emessi sulla base delle emergenze acquisite nel corso ed all’esito di detta attività, potendo dette irregolarità essere denunziate in sede giurisdizionale unicamente per mettere in discussione l’utilizzabilità e l’attendibilità delle risultanze acquisite a seguito delle investigazioni dei verbalizzanti (Cass. n. 14200/00) Nè ad avviso di questo Collegio ricorrono valide ragioni che inducano a discostarsi dall’accennato orientamento ove si consideri innanzitutto che l’attività accertati va della guardia di finanza e degli uffici finanziari, avendo natura di attività amministrativa, pur dovendo svolgersi nel rispetto di ben determinate cautele previste per esitare arbitri e violazioni dei diritti fondamentali del contribuente, non è retta dal principio del contraddittorio (cfr., in tal senso, Cass. n. 7964/99, n. 4273/01). In secondo luogo, non va trascurato che l’art. 52 sopra citato non contempla la sanzione della nullità per l’inosservanza delle prescrizioni in essa contenute, e che, quindi, la deduzione della ricorrente si rivela disancorata da ogni espressa previsione normativa atta a supportarla.

Ciò, senza considerare che i verbali di accesso di per sè soli hanno una rilevanza limitata e che soltanto attraverso l’atto di accertamento l’amministrazione finanziaria contesta al contribuente, magari discostandosi dall’avviso dei funzionari verbalizzanti, gli addebiti ascrittigli. Deve pertanto escludersi che la mancata puntuale descrizione delle fasi istruttorie effettuate dai verificatori, in sede di redazione di verbali, possa comportare la nullità dell’avviso di accertamento.

Ugualmente infondato è il secondo motivo di impugnazione, basato sulla pretesa violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 54 e 55 nonchè sulla carenza di potere e difetto di motivazione, per essersi l’Ufficio limitato a trascrivere in poche righe gli esiti di un’attività di indagine condotta dall’Ufficio doganale di Venezia, senza sottoporre le risultanze istruttorie formulate dai verificatori al minimo vaglio critico. A riguardo, va osservato che, secondo l’orientamento ormai consolidato di questa Corte, “la motivazione degli atti di accertamento “per relationem”, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura, che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio.

(Cass. n. 10205/03, n. 8690/02, n. 2780/01). E ciò, senza considerare l’evidente inammissibilità di una censura che si rivolge contro l’atto amministrativo e non già contro la sentenza impugnata Passando all’esame della terza doglianza, articolata sotto il profilo della violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 75 della L. n. 4 del 1929, art. 3, dell’art. 1218 c.c. e art. 45 c.p., va premesso che, ad avviso della ricorrente, la CTR avrebbe sbagliato quando ha ritenuto che lo stato di decozione e di dissesto di un’azienda non può essere considerato fatto esimente del mancato assolvimento degli oneri tributari. Ed invero – così continua la ricorrente – lo stato di insolvenza in cui versava la società prima del fallimento determinava l’impossibilità incolpevole di far fronte alle obbligazioni in genere e quelle tributarie in particolare.

Inoltre – ed in tale rilevo si sostanzia il successivo profilo di doglianza, strettamente connesso con il precedente – dovrebbero essere applicate alla fattispecie, essendo pendente il presente giudizio alla data del 1 aprile 1998 le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 25, comma 2, e art. 6, comma 5, norma quest’ultima espressamente prevedente la non punibilità di chi ha commesso il fatto per forza maggiore.

Siano l’uno che l’altro profilo di censura sono con tutta evidenza inammissibili ove si consideri che la ricorrente si è limitata a reiterare la medesima petizione di principio avanzata nella precedente fase di giudizio, senza muovere doglianze specifiche, atte a contrapporsi alle argomentazioni addotte in motivazione dalla Commissione regionale quando ha sottolineato come lo stato di dissesto di un’azienda, ancorchè possa essere stato influenzato anche da fattori esterni, non può essere però considerato fatto eccezionale e soprattutto non può essere considerato estraneo alla condotta dell’imprenditore e non imputabile alle sue, capacità di valutazione dei fattori economici e di rischio. Con la conseguenza – così, in conclusione l’iter argomentativo della CTR – che il successivo assoggettamento a procedure concorsuali deve ritenersi originato da azioni, valutazioni previsioni e da quant’altro caratterizza la conduzione dell’impresa e non già dal caso ovvero da forza maggiore.

Ora, le ragioni di gravame, per risultare idonee a contrastare la motivazione della sentenza, devono correlarsi con la stessa, in modo che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata siano contrapposte quelle dell’impugnante e dirette ad incrinarne il fondamento logico-giuri dico. Ed è appena il caso di sottolineare che, se ciò non avviene, la censura deve essere ritenuta inammissibile per difetto della necessaria specificità.

Resta da esaminare l’ultima doglianza fondata sulla pretesa erronea applicazione dello ius superveniens di cui ai D.Lgs. n. 471 del 1997 e D.Lgs. n. 472 del 1997 in quanto la CTR, con riferimento al rilievo n. 3 dell’avviso di rettifica – rilievo concernente l’omesso versamento periodico IVA – non si sarebbe avveduta della circostanza che la sanzione più favorevole al contribuente trova disciplina nel D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13 e non già nella L. n. 425 del 1996 art. 10, comma 4 (rectius comma 2).

La censura coglie nel segno. A riguardo, è utile premettere che in tema di sanzioni amministrative per violazioni di norme tributarie, il principio del “favor rei”, introdotto dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3 non può trovare applicazione generalizzata, diretta ed immediata per la disciplina di fattispecie i cui antecedenti risalgano al tempo anteriore a quello che prende inizio dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 472 del 1997 (1 aprile 1998), salvo che per le fattispecie medesime non torni applicabile, come nel caso di specie, la norma transitoria dell’art. 25, commi 1 e 2 dello stesso Decreto. Ed invero i procedimenti in corso di cui all’art. 25, comma 2, nei quali si applicano gli artt. 3, 4, 5, 6, 8 e 12 del medesimo Decreto, sono quelli in relazione ai quali, alla data di entrata in. vigore del decreto, il provvedimento di contestazione o di irrorazione della sanzione non era ancora divenuto definitivo e quelli nei quali alla stessa data, in relazione all’avvenuta impugnazione in via amministrativa o giurisdizionale del provvedimento sanzionatorio, non era intervenuta una pronuncia definitiva. (cfr Cass. n. 26292/05, n. 15296/08), ipotesi che ricorre nella vicenda in esame. Ciò premesso, si deve sottolineare che il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13 in tema di riforma delle sanzioni tributarie non penali in materia di imposte dirette, di imposta sul valore aggiunto e di riscossione dei tributi, ha previsto testualmente che “Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell’imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorchè non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato …”. La disposizione ha previsto una sanzione generalizzata per tutte le ipotesi di pagamento tardivo e trova quindi certamente applicazione nel caso di specie, riguardante l’omesso versamento periodico IVA, trattandosi di un’ipotesi più favorevole rispetto a quella prevista dalla L. n. 425 del 1996, art. 10 applicata dalla Corte di merito, prevedente una pena pecuniaria pari all’imposta non versata.

Ne consegue che in applicazione di questo principio l’ultimo motivo di ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata, che ha fatto riferimento, in modo non corretto, ad una regula iuris diversa, deve essere cassata, nei limiti de motivo accolto.

Con l’ulteriore conseguenza che, occorrendo un rinnovato esame da condursi nell’osservanza del principio richiamato, la causa va rinviata ad altra Sezione della CTR Veneto, che provvederà anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il quinto motivo di ricorso, rigetta tutti gli altri, cassa la sentenza impugnata nei limiti del motivo accolto, con rinvio della causa ad altra Sezione della CTR Veneto, che provvedere anche in ordine al regolamento delle spese della presente fase di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA