Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3566 del 10/02/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 10/02/2017, (ud. 24/05/2016, dep.10/02/2017),  n. 3566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1254/2011 proposto da:

C.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 50,

presso lo studio dell’avvocato MARIA CRISTINA GRILLO, rappresentato

e difeso dall’avvocato ARVENO FUMAGALLI delega a margine;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 164/2009 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata l’11/11/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/05/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO GRECO;

udito per il resistente l’Avvocato CAPOLUPO che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.V. ha proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia con la quale, in accoglimento dell’appello dell’Ufficio, è stata dichiarata l’inammissibilità del ricorso introduttivo del contribuente.

Il giudice d’appello, in particolare, premesso fra l’altro che il C. aveva ricevuto, a seguito di controllo automatizzato, una comunicazione di irregolarità relativa alla dichiarazione dei redditi presentata nel 2003 in relazione all’anno d’imposta 2002, ha ritenuto inammissibile il ricorso “poichè l’avviso di irregolarità non è impugnabile, perchè non ha natura di atto impositivo come richiesto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19”.

L’Agenzia delle entrate ha depositato atto di costituzione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Per ragioni di priorità logico-giuridica, va esaminato anzitutto il secondo motivo di ricorso.

La sentenza impugnata viene censurata, denunciandosi la violazione dell’art. 112 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 16 e 51, nella parte in cui il giudice a quo ha omesso di esaminare, o implicitamente rigettato, l’eccezione, formulata dal contribuente appellato, di inammissibilità dell’appello dell’Ufficio per tardività, non essendo stato rispettato il termine breve decorrente dalla notifica della sentenza di primo grado, effettuata dal contribuente medesimo mediante consegna di copia confoLme della stessa all’Ufficio, ai sensi del detto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16.

Il motivo è infondato.

Va infatti ribadito il consolidato principio in virtù del quale, nel processo tributario, è inidonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione la notificazione della sentenza eseguita, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, comma 3, dalla parte direttamente a mezzo del servizio postale o mediante consegna all’Ufficio o all’ente locale (all’impiegato addetto), anzichè per il tramite dell’ufficiale giudiziario, in base al disposto dell’art. 38 del medesimo Decreto, nel testo, applicabile nella fattispecie ratione temporis, anteriore alla modifica apportata dal D.L. 25 marzo 2010, n. 40, art. 3, comma 1, lett. a), convertito, con modificazioni, nella L. 22 maggio 2010, n. 73, che ha sostituito, nel comma 2, il rinvio agli artt. 137 c.p.c. e segg., con il rinvio, appunto, all’art. 16 cit. (Cass. n. 7306 del 2005, n. 8507 del 2010, n. 5871 del 2012, n. 3740 del 2014).

Con il primo motivo è denunciata, ai sensi dell’art. 112 c.p.c., la violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, avendo il giudice d’appello erroneamente individuato l’oggetto del ricorso introduttivo nell’avviso di irregolarità ricevuto dal contribuente, anzichè nel silenzio rifiuto formatosi su istanza di rimborso da lui presentata.

Il motivo è fondato.

Risulta infatti dalla stessa sentenza, in epigrafe e nella parte dedicata all'”oggetto della domanda”, ed è confermato nel ricorso e negli atti allegati – il cui esame è consentito a questa Corte in virtù della natura del vizio denunciato -, che il ricorso proposto dal C. dinanzi alla CTP di Milano, e da questa accolto con sentenza n. 336/25/07, poi riformata dalla sentenza oggetto di impugnazione in questa sede, aveva ad oggetto il rifiuto tacito opposto dell’Ufficio all’istanza di rimborso dell’IRPEF relativa all’anno 2001, presentata dal contribuente nel marzo 2005.

In conclusione, va accolto il primo motivo e rigettato il secondo, la sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata, per nuovo esame, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo, rigetta il secondo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 24 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2017

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