Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3565 del 04/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 04/02/2022, (ud. 13/07/2021, dep. 04/02/2022), n.3565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 34639-2019 proposto da:

C.R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

EMILIO ALBERTARIO, 19, presso lo studio dell’avvocato DANIELA

NAZZARO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Direttore generale pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO

SGROI, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

EMANUELE DE ROSE, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1009/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 20/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 13/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Bari, in accoglimento dell’appello dell’INPS e in riforma della pronuncia di primo grado, ha dichiarato sussistente l’obbligo di C.R.A. di iscriversi alla Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, e di versare i contributi, in relazione all’attività libero professionale svolta nel 2009 quale avvocato, iscritta all’Albo Forense ma non alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense, avendo peraltro la stessa fruito di un reddito superiore alla soglia di esenzione di 5.000,00; ha ritenuto non maturata la prescrizione quinquennale rilevando che il dies a quo di decorrenza del termine di prescrizione era stato differito, ad opera del D.P.C.M. 10 giugno 2010, al (OMISSIS), e che detto termine era stato interrotto dalla richiesta di pagamento notificata all’avvocato il (OMISSIS); ha escluso l’applicazione delle sanzioni civili in misura ridotta per difetto di prova adeguata del requisito di integrale pagamento dei contributi in contestazione;

2. avverso tale sentenza l’avv. C.R.A. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi. L’INPS ha resistito con controricorso.

3. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con il primo motivo di ricorso è dedotta violazione e/o falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 2, commi 25 e 26, del D.L. n. 98 del 2011, art. 18, conv. con mod. dalla L. n. 111 del 2011, per inesistenza dei presupposti per l’iscrizione obbligatoria e/o d’ufficio alla gestione separata presso l’INPS;

5. col secondo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 2935 c.c., ed erronea interpretazione della disciplina prescrittiva. Si censura, inoltre, l’erronea applicazione della L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 8, lett. b), in ragione dell’incertezza che sussiste nell’assoggettamento dell’avvocato alla Gestione separata INPS e dell’assenza di intenzione dolosa, oltre che l’erronea quantificazione della sanzione irrogata.

6. una delle questioni oggetto del secondo motivo di ricorso concerne il regime sanzionatorio da applicare nel caso in cui il professionista, in violazione dell’obbligo innanzi delineato, abbia omesso il versamento dei contributi alla Gestione separata INPS;

7. in generale, la Corte ha ritenuto che “in tema di evasione ed omissione contributiva previdenziale della L. n. 388 del 2000, ex art. 116, ricorre la prima ipotesi quando il datore di lavoro ometta di denunciare all’INPS rapporti lavorativi in essere e relative retribuzioni corrisposte, mentre va ravvisata la seconda, più lieve, qualora l’ammontare dei contributi, di cui sia stato omesso o ritardato il pagamento, sia rilevabile dalle denunce o registrazioni obbligatorie” (così Cass. n. 5281 del 2017 e Cass. n. 17119 del 2015);

8. il caso esaminato, in particolare, da Cass. n. 5281 del 2017 cit. riguardava quello di un datore di lavoro che, malgrado l’esecutività della sentenza dichiarativa dell’obbligo di reintegra di lavoratori in precedenza licenziati, non si era attivato presso l’INPS per provvedere alla loro regolarizzazione;

9. la vicenda concreta valutata da Cass. n. 17119 del 2015 ha riguardato, invece, un datore di lavoro che, pur avendo tenuto regolari scritture contabili, aveva omesso la presentazione dei modelli DM10 per periodi particolarmente lunghi, anche superiori ai tre anni, nonché l’invio delle denunzie riepilogative annuali, modello 770;

10. in precedenza, già Cass. n. 28966 del 2011 (con i richiami effettuati a Cass., sez. un., n. 4808 del 2005, e ai successivi arresti della Corte) aveva osservato come “in tema di obbligazioni contributive nei confronti delle gestioni previdenziali ed assistenziali, l’omessa o infedele denuncia mensile all’Inps (attraverso i cosiddetti modelli DM10) di rapporti di lavoro o di retribuzioni erogate, ancorché registrati nei libri di cui è obbligatoria la tenuta, concretizza(sse) l’ipotesi di “evasione contributiva” di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 8, lett. b), e non la meno grave fattispecie di “omissione contributiva” di cui alla medesima norma, lett. a), che riguarda le sole ipotesi in cui il datore di lavoro, pur avendo provveduto a tutte le denunce e registrazioni obbligatorie, ometta il pagamento dei contributi, dovendosi ritenere che l’omessa o infedele denuncia configuri occultamento dei rapporti o delle retribuzioni o di entrambi e faccia presumere l’esistenza della volontà datoriale di realizzare tale occultamento allo specifico fine di non versare i contributi o i premi dovuti; conseguentemente, grava sul datore di lavoro inadempiente l’onere di provare la mancanza dell’intento fraudolento e, quindi, la sua buona fede, onere che non può tuttavia reputarsi assolto in ragione della avvenuta corretta annotazione dei dati, omessi o infedelmente riportati nelle denunce, sui libri di cui è obbligatoria la tenuta”;

11. nella motivazione dell’ultima pronuncia richiamata, si chiarisce che ” A mente della L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 8, lett. a), (…) si avrà l’ipotesi dell’evasione laddove vi sia: – occultamento di rapporti di lavoro ovvero di retribuzione erogate; – tale occultamento sia stato attuato con l’intenzione specifica di non versare i contributi o i premi, ossia con un comportamento volontario finalizzato allo scopo indicato” (v. Cass. n. 28966 cit, p. 7.) e, altresì, che la presunzione della volontà di sottrarsi al versamento dei contributi dovuti (connessa all’omessa o infedele denuncia mensile all’Inps, attraverso i modelli DM10), in quanto non assoluta, può essere vinta attraverso l’allegazione e prova di circostanze dimostrative dell’assenza del fine fraudolento (ad esempio, qualora gli inadempimenti siano derivati da mera negligenza o da altre circostanze contingenti) e “il relativo accertamento, tipicamente di merito, resterà, secondo le regole generali, intangibile in sede di legittimità” (Cass. n. 28966 cit., p. 7.4.);

12. due ordinanze di questa Sesta Sezione (Cass. n. 28700 del 2020 e Cass. n. 8110 del 2021), richiamando i precedenti fin qui citati, hanno ritenuto applicabile a fattispecie sovrapponibili a quella oggetto di causa, il regime sanzionatorio dell’evasione contributiva;

13. reputa, tuttavia, il Collegio che la questione sollevata dalla parte ricorrente non abbia ancora trovato definitivo assetto nella giurisprudenza di questa Corte e che, pertanto, la decisione sul punto rivesta valore nomofilattico;

14. la causa va, pertanto, rimessa alla Quarta Sezione, non sussistendo i presupposti di cui all’art. 375 c.p.c., per la decisione in adunanza camerale presso la Sesta Sezione.

P.Q.M.

La Corte dispone la trasmissione alla Sez. IV non sussistendo i presupposti per la decisione in Sezione VI.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 febbraio 2022

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