Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 356 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/01/2017, (ud. 13/07/2016, dep.10/01/2017),  n. 356

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19664/2015 proposto da:

B.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BALDUINA

79/H, presso lo studio dell’avvocato PIO CORTI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA LANATA giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

BI.EM., M.A., M.D. in qualità di

eredi di M.G., B.A. in proprio e in qualità di

erede di M.G., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

LEONE IV 38, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI LANAVE,

rappresentati e difesi dagli avvocati LUCIANO BARATELLI, MARIO

CAVALLERI, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1769/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

14/05/2014, depositata il 14/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. VINCENZO CORRENTI;

udito l’Avvocato RAFFAELLA BACCARO per delega dell’avvocato ANDREA

LANATA, difensore del ricorrente, che si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La causa è stata rimessa alla camera di consiglio sulla scorta della seguente relazione:

B.R. propone ricorso per cassazione contro gli eredi di M.G. e B.A., denunziando, con unico motivo, violazione dell’art. 1144 c.c., ed erronea applicazione al caso concreto, avverso la sentenza della Corte di appello di Milano 14.4.2014 che ha rigettato l’appello alla sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, sezione di Gallarate, a sua volta reiettiva della domanda di usucapione di un bene oggetto di preliminare.

Resistono con controricorso Bi.Em., M.A. e Damiano, quali eredi di M.G. e B.A. in proprio e quale erede di M.G..

La censura, non risolutiva, non merita accoglimento.

Per la configurabilità del possesso “ad usucapionem”, è necessaria la sussistenza di un comportamento continuo, e non interrotto, inteso inequivocabilmente ad esercitare sulla cosa, per tutto il tempo all’uopo previsto dalla legge, un potere corrispondente a quello del proprietario o del titolare di uno “ius in re aliena” (“ex plurimis” Cass. 9 agosto 2001 n. 11000), un potere di fatto, corrispondente al diritto reale posseduto, manifestato con il compimento puntuale di atti di possesso conformi alla qualità e alla destinazione della cosa e tali da rilevare, anche esternamente, una indiscussa e piena signoria sulla cosa stessa contrapposta all’inerzia del titolare del diritto (Cass. 11 maggio 1996 n. 4436, Cass. 13 dicembre 1994 n. 10652).

Nè è denunciabile, in sede di legittimità, l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alla validità degli eventi dedotti dalla parte, al fine di accertare se, nella concreta fattispecie, ricorrano o meno gli estremi di un possesso legittimo, idoneo a condurre all’usucapione (Cass. 1 agosto 1980 n. 4903, Cass. 5 ottobre 1978 n. 4454), ove, come nel caso, sia congruamente logica e giuridicamente corretta.

Alla cassazione della sentenza si può giungere solo quando la motivazione sia incompleta, incoerente ed illogica e non quando il giudice del merito abbia valutato i fatti in modo difforme dalle aspettative e dalle deduzioni di parte (Cass. 14 febbraio 2003 n. 2222).

La domanda di usucapione è stata correttamente respinta posto che la mera consegna del bene dà luogo a detenzione presupponendo un “comodato”, come da decisione delle S.U. (27 marzo 2008 n. 7930) nè si era verificato alcun atto di interversione. Si propone il rigetto del ricorso, con la conseguente condanna alle spese.

Roma 5 maggio 2016.

Il consigliere delegato.

Il Collegio condivide e fa propria la relazione rilevando che il ricorso, resistito da puntuali e condivisibili contestazioni dei controricorrenti, propone un inammissibile riesame del merito senza superare le argomentazioni dei giudici di merito e la consolidata giurisprudenza di questa Corte.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese liquidate in Euro 1000 di cui Euro 200 per spese vive, dando atto dell’esistenza dei presupposti ex D.P.R. n. 115 del 2002, per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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