Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3531 del 13/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/02/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 13/02/2020), n.3531

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25158-2018 proposto da:

S.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA STIMIGLIANO

5, presso lo studio dell’avvocato FABIO CODOGNOTTO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUIGI IOANNONE;

– ricorrente –

contro

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SANTA TERESA

23, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO HAZAN, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato STEFANO TAURINI;

– controricorrente –

contro

A.M., D.G.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 894/2018 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 01/06/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. S.A., proprietario di un immobile, sito in un fabbricato oggetto di lavori di ristrutturazione durante i quali si erano verificate gravi infiltrazioni d’acqua, ha ricorso avverso la sentenza n. 894/2018 della Corte di appello di Genova, che, respingendo l’impugnazione da lui proposta, ha confermato la sentenza n. 1055/2015 del Tribunale di Savona, che, disposta consulenza tecnica, aveva respinto la domanda risarcitoria da lui proposta nei confronti dei tecnici – geom. D.G., arch. A.M. e ing. M.F. che avevano provveduto alla progettazione degli interventi e/o si erano alternati nella direzione dei lavori.

2. Ha resistito con controricorso l’ing. M.F..

3. Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4. In vista dell’odierna adunanza non sono state presentate memorie.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Il S. censura la sentenza impugnata per due motivi.

1.1. Con il primo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1667,1669 e 2055 c.c.; nella parte in cui la Corte territoriale, data per scontata la conformità dell’opera (senza accertarla e senza accertare il rispetto delle regole della tecnica durante la posa dei prodotti impermeabilizzabili sul terrazzo sovrastante il suo appartamento), ha escluso che il vincolo di responsabilità solidale tra l’appaltatore ed il progettista e direttore di lavori possa trovare fondamento nel principio posto dall’art. 2055 c.c. Sostiene che i rispettivi inadempimenti dei tecnici avevano concorso in modo efficiente a produrre il danno da lui subito e che l’art. 2055 c.c., pur essendo dettato in materia di responsabilità extracontrattuale, si estende all’ipotesi in cui taluno degli autori del danno deve rispondere a titolo di responsabilità contrattuale.

1.2. Con il secondo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, denuncia omesso esame del fatto, decisivo e controverso, che i tecnici non avevano fornito chiarimenti in merito ai motivi delle infiltrazioni di risalita (quanto meno per la verifica dei calcoli di consistenza del peso di sopraelevazione ed in fase di progettazione e realizzazione delle opere). Sostiene che la Corte territoriale non ha tenuto conto che, come precisato nella giurisprudenza di legittimità, rientra nei compiti del direttore lavori e dell’appaltatore l’indagine delle caratteristiche geologiche del suolo per individuare la natura e consistenza del terreno edificatorio.

2.11 ricorso è inammissibile.

Invero, al di là dei vizi formalmente evocati in entrambi i motivi (che, in quanto connessi, sono qui trattati congiuntamente), il ricorrente: a) contesta gli esiti della ctu e sostanzialmente sollecita a questa Corte una rivisitazione del merito, preclusa come è noto in sede di legittimità; b) omette di trascrivere gli atti processuali che sarebbero stati travisati e non indica le affermazioni in diritto contenute nella sentenza che sarebbero in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione alle stesse data dalla giurisprudenza di legittimità e dalla prevalente dottrina; c) eccepisce la violazione di norme di legge, ma non pone in relazione ad esse alcuna questione interpretativa; d) dimentica che non si possono avanzare censure di diritto che si fondino su fatti storici diversi da quelli che risultano esistenti nella sentenza impugnata; e) non considera che, avendo i giudici di merito accertato i medesimi fatti, a fronte della doppia conforme, non è ammissibile eccepire il vizio previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

3. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese sostenute da parte resistente, nonchè declaratoria di sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento in favore di parte resistente delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 13 febbraio 2020

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