Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3528 del 13/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/02/2020, (ud. 10/10/2019, dep. 13/02/2020), n.3528

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23543-2018 proposto da:

CITTA’ SICURA COOPERATIVA EDILIZIA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato ROSARIO MAGLIARISI;

– ricorrente –

contro

F.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE GIULIO

CESARE 118, presso lo studio dell’avvocato ANGIOLINO ALBANESE,

rappresentato e difeso dagli avvocati GRAZIA MARCHESE, CALOGERA

SCIARRATTA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 111/2018 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. GIANNITI

PASQUALE.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. La cooperativa Città Sicura ha proposto ricorso avverso la sentenza n. 111/2018 della Corte di appello di Palermo che, in parziale accoglimento dell’impugnazione proposta da F.D., ha riformato la sentenza 5/4/2012 del Tribunale di Agrigento; e, per l’effetto, ha revocato il decreto n. 100/2010 con il quale era stato ingiunto al F. il pagamento della somma di Euro 5.302,20 oltre accessori.

2. Ha resistito con controricorso F.D., deducendo in primo luogo l’inammissibilità del ricorso per violazione del principio di autosufficienza e comunque avendo il giudice di appello deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza di legittimità. E contestando nel merito i motivi di ricorso ex adverso proposti.

3. Essendosi ritenute sussistenti dal relatore designato le condizioni per definire il ricorso con il procedimento ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata redatta proposta ai sensi di tale norma e ne è stata fatta notificazione ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte.

4. In vista dell’odierna adunanza non sono state depositate memorie.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.La cooperativa censura la sentenza impugnata per tre motivi.

1.1. Con il primo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2518 c.c. nella parte in cui la corte territoriale ha ritenuto che la società cooperativa, in assenza di clausola statutaria (che attribuisca agli organi sociali il potere di chiedere oltre ai conferimenti iniziali anche i contributi finanziari per l’espletamento dell’attività e per il perseguimento dello scopo sociale), non avrebbe potuto agire nei confronti del F.. Deduce che comunque questi non aveva impugnato la delibera sulla base della quale era stato chiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo.

1.2. Con il secondo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. nella parte in cui la Corte – pur in assenza di contestazioni da parte del F. sulla non debenza della somma – ha revocato il decreto ingiuntivo e rigettato la sua domanda.

1.3. Con il terzo motivo, articolato in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, denuncia omesso esame di fatto decisivo e controverso, con violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. nella parte in cui la Corte ha ritenuto non idonee le prove documentali da essa offerte a sostegno del decreto ingiuntivo ed ha rigettato la sua domanda pur in assenza di specifica contestazione ad opera di controparte sull’effettive spese sostenute.

2.11 ricorso è inammissibile.

2.1. La Corte territoriale nella sentenza impugnata: dapprima – dopo aver rilevato che le fatture prodotte in copia fotostatica, prive di sottoscrizione e di quietanza, erano del tutto inidonee a dimostrare l’effettiva provenienza da parte del soggetto che le avrebbe emesse, nonchè lo stesso pagamento dell’importo da parte della Cooperativa – ha ritenuto che dall’espletata attività istruttoria non era risultato provato che quest’ultima aveva sostenuto le spese oggetto di ingiunzione;

e, poi, ha ritenuto che, quand’anche detta prova fosse stata data, “l’effettiva esistenza di tutti i crediti sarebbe inconducente”, in quanto “lo Statuto della Cooperativa Città Sicura non prevedeva affatto che il socio potesse essere chiamato a contribuire a spese ed oneri per funzionamento e raggiungimento dello scopo sociale”.

In definitiva, secondo la Corte, la Cooperativa non aveva diritto di pretendere la contribuzione del F. alle spese per funzionamento e raggiungimento dello scopo sociale: sia perchè non aveva provato di aver sostenuto dette spese; sia perchè comunque l’art. 2518 c.c. vieta che il socio della cooperativa possa essere chiamato a rispondere direttamente nei confronti dei terzi e, d’altra parte, nessuna clausola statutaria attribuiva alla cooperativa il potere di chiedere al socio (oltre ai conferimenti iniziali) ulteriori contributi finanziari per l’espletamento delle attività ed il perseguimento dello scopo sociale.

Dunque, la sentenza impugnata ha enunciato: dapprima, la ratio decidendi sulla prova dei crediti; e dopo, nel presupposto che essi in ipotesi potessero dirsi dimostrati, la seconda ratio, basata sull’art. 2518 c.c..

2.2. Tanto premesso, il secondo e terzo motivo – che qui si trattano congiuntamente, in quanto si riferiscono entrambi alla prima ratio – sono inammissibili, in quanto non rispettano le prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6 atteso che non forniscono l’indicazione specifica del preteso atteggiamento di non contestazione.

Al rilievo che precede si aggiunge, quanto al secondo motivo, la considerazione che lo stesso non deduce la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. secondo i criteri indicati da questa Sezione con sentenza n. 11892 del 10/6/2016, rv. 640192-01 (ripresi in motivazione dalle Sezioni Unite con sentenza n. 16598 del 5/8/2016, rv. 640829-01).

Una volta consolidatasi la prima ratio decidendi per effetto del mancato accoglimento del secondo e del terzo motivo, lo scrutinio del primo motivo resta assorbito, salvo rilevare che anch’esso viola l’art. 366 c.p.c., n. 6, là dove nella parte finale (pag. 13) evoca atteggiamenti processuali del resistente senza fornirne l’indicazione specifica.

3. Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna di parte ricorrente alla rifusione delle spese sostenute da parte resistente, nonchè declaratoria di sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’importo, previsto per legge ed indicato in dispositivo.

PQM

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

– condanna parte ricorrente al pagamento in favore di parte resistente delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 ottobre 2019.

Depositato in cancelleria il 13 febbraio 2020

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA