Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3517 del 11/02/2011

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2011, (ud. 15/12/2010, dep. 11/02/2011), n.3517

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 3959-2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

S.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA VINCENZO PICCARDI 4, presso lo studio dell’avvocato

PASCASIO CORRADO, rappresentato e difeso dall’avvocato DE MARI

ANTONIO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 95/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di NAPOLI del 18/06/08, depositata il 21/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/12/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO MERONE;

udito l’Avvocato De Mari Antonio, difensore del controricorrente che

si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. RAFFAELE CENICCOLA che nulla

osserva rispetto alla relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Il Collegio, letti gli atti del ricorso specificato in epigrafe;

Vista e condivisa la relazione redatta ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. nella quale si legge:

“L’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza specificata in epigrafe, con la quale la CTR ha dichiarato inammissibile l’appello dell’Ufficio, in quanto tardivo.

A sostegno dell’odierno ricorso viene dedotta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16 in quanto, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di appello, la tempestività dell’impugnazione deve essere valutata tenendo conto della data della spedizione dell’atto e non di quella della ricezione dello stesso.

Il ricorso appare manifestamente fondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 477 del 2002, la notificazione deve ritenersi tempestiva per il notificante al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, cioè con la consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, che può anche risultare dal timbro indicante il numero del “registro cronologico” e la data, apposto, come nella specie, in calce all’atto di appello, per gli importi riscossi per la notificazione e recante la sottoscrizione dell’ufficiale giudiziario, senza che sia necessario dimostrare la tempestività della consegna attraverso la ricevuta rilasciata dall’ufficiale giudiziario ai sensi del D.P.R. 15 dicembre 1959, n. 1229, art. 109 dell’incarico affidatogli e della consegna dell’atto da notificarsi o attraverso idonea attestazione dello stesso pubblico ufficiale della data di ricezione dell’atto da notificare. Della specifica attestazione non è necessaria in assenza di contestazioni al riguardo e in considerazione della coincidenza tra la data apposta immediatamente dopo il numero del registro cronologico dei ricorsi nel timbro con quella di ricezione da parte dell’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare” (Cass. 1 1024/2007).

L’eccezione formulata dal controricorrente, secondo la quale lo stesso avrebbe eccepito l’inesistenza di altre date sull’atto di appello, è inammissibile perchè non autosufficiente (in quali termini sarebbe stata formulata l’eccezione?)”;

Considerato inoltre:

– che, a prescindere dall’intervento della Corte Costituzionale, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16. comma 5, prevede espressamente che, nel processo tributario, qualunque comunicazione o notificazione a mezzo del servizio postale si considera fatta nella data della spedizione;

– che la relazione è stata notificata ai sensi dell’art. 308 bis c.p.c., comma 3 e la discussione in camera di consiglio non ha apportato nuovi elementi di valutazione, anche perchè non risulta che sia stata disconosciuta la conformità all’originale della fotocopia della ricevuta postale prodotta dall’Agenzia delle Entrate (v. art. 2712 c.c.);

– che, pertanto, il ricorso, manifestamente fondato, deve essere accolto con rinvio alla CTR della Campania per il giudizio di merito;

– che appare opportuno delegare il giudice del rinvio per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della CTR della Campania.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2011

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