Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3508 del 12/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2020, (ud. 22/01/2020, dep. 12/02/2020), n.3508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

E.C., rappr. e dif. dall’avv. Alessandra Barbero, elett.

dom. presso il suo studio in Cuneo, via Angeli n. 24,

avv.barbero.alessandra.pec.giuffre.it come da procura con separato

atto;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

per la cassazione del decreto Trib. Torino 19.4.2019, n. 2688/2019,

R.G. 18824/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Ferro Massimo alla camera di consiglio del 22.1.2020;

il Collegio autorizza la redazione del provvedimento in forma

semplificata, giusta decreto 14 settembre 2016, n. 136/2016 del

Primo Presidente.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. E.C. impugna il decreto Trib. Torino 19.4.2019, n. 2688/2019, R.G. 18824/2018 che, dopo l’audizione, ne ha rigettato il ricorso avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, la quale – dopo avere ritenuto non credibile il racconto del richiedente – aveva negato le misure di protezione internazionale;

2. il tribunale ha: a) condiviso il giudizio di inverosimiglianza delle ragioni di espatrio e timore a restare per le minacce arrivategli da stregoni ove non si fosse a sua volta risolto a diventarlo, nonostante fosse cristiano, come la madre; b) negato la sussistenza di specifica persecuzione, nonchè di danno grave anche da conflitto armato, esistendo zone della Nigeria in cui questo non ricorreva ed in particolare non nel Delta State, provenienza del ricorrente; c) negato anche la protezione umanitaria, per difetto già di allegazione dei requisiti di comparabilità, sia soggettivi che oggettivi, idonei a ricostruire un’effettiva vulnerabilità, nemmeno essendo risultata una integrazione sociale;

3. il ricorso è su due motivi.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. si contesta la violazione degli artt. 1 lett. a) punto 2 Convenzione di Ginevra del 28.7.1951, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, e dell’art. 10 Cost., comma 3, anche come vizio di motivazione, avendo erroneamente il tribunale rifiutato l’audizione dello straniero e l’ausilio delle fonti provanti il conflitto, nonchè trascurata la integrazione;

2. i motivi, da trattare congiuntamente per la loro evidente connessione, sono inammissibili; il ricorrente, per un verso, ha omesso di richiamare in quale punto del proprio ricorso al tribunale abbia, e motivatamente, chiesto disporsi la audizione della parte, peraltro presente all’udienza e ivi autrice di “dichiarazioni spontanee”; il citato limite di rilevanza del preteso vizio processuale sottrae al motivo ogni preliminare ammissibilità; e ciò poichè infatti “oggetto della controversia non è il provvedimento negativo ma il diritto soggettivo alla protezione internazionale invocata, sulla quale comunque il giudice deve statuire, non rilevando in sè la nullità del provvedimento ma solo le eventuali conseguenze di essa sul pieno dispiegarsi del diritto di difesa” (Cass. 7385/2017); ne consegue che la deduzione di un vizio, nella specie del tutto parziale e senza indicazione di quali doglianze diverse e più tempestive esso avrebbe impedito di poter rappresentare nella fase impugnatoria, di per sè non integrai una nullità dell’intero procedimento, avendo oltre tutto il tribunale deciso l’intera domanda di protezione;

3. va inoltre data continuità al principio per cui “nel giudizio d’impugnazione, innanzi all’autorità giudiziaria, della decisione della Commissione territoriale, ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza, non consegue automaticamente quello di procedere all’audizione del richiedente, purchè sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale. Ne deriva che il Giudice può respingere una domanda di protezione internazionale solo se risulti manifestamente infondata sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa, senza che sia necessario rinnovare l’audizione dello straniero” (Cass. 5973/2019, 3029/2019, 2817/2019 e conf. 28966/2019); nella vicenda non è contestato che un’audizione del ricorrente vi era già stata avanti alla commissione territoriale, mentre nemmeno le ragioni di una nuova audizione avanti al tribunale per diversamente dedurre sulla ritenuta non credibilità sono state riportate quali effettivamente veicolate dal ricorso interposto D.Lgs. n. 25 del 2008 ex artt. 35 – 35bis;

4. per la restante parte il ricorso è inammissibile, in quanto esso – di fatto circoscrivendo ancora la censura ad una generica doglianza avverso la omessa concessione della protezione sussidiaria – invoca una diversa lettura delle fonti internazionali invece menzionate dal tribunale torinese, che ha riscontrato l’assenza di conflitto generalizzato nella zona (Delta State della Nigeria) di provenienza del ricorrente; contestando in modo generico l’omessa considerazione di “fonti internazionali e nazionali da cui emergono la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona” ed avendo riguardo alla situazione in Nigeria, si osserva che il ricorso non considera che il tribunale – decisivamente – ha evidenziato una provenienza da zona non interessata dal conflitto del gruppo terroristico riferibile a Boko Haram; ciò permette di ritenere la decisione coerente con il principio, più volte reso, per cui “in tema di protezione internazionale sussidiaria, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ove il richiedente invochi l’esistenza di uno stato di diffusa e indiscriminata violenza nel Paese d’origine tale da attingerlo qualora debba farvi rientro, e quindi senza necessità di deduzione di un rischio individualizzato, l’attenuazione del principio dispositivo, cui si correla l’attivazione dei poteri officiosi integrativi del giudice del merito, opera esclusivamente sul versante della prova, non su quello dell’allegazione; ne consegue che il ricorso per cassazione deve allegare il motivo che, coltivato… secondo II canone della specificità della critica difensiva… sia stato in tesi erroneamente disatteso, restando altrimenti precluso l’esercizio del controllo demandato alla S.C. anche in ordine alla mancata attivazione dei detti poteri istruttori officiosi” (Cass. 13403/2019);

5. nè il ricorrente, per altro verso, ha censurato in modo specifico l’affermazione del tribunale per cui è mancata la prova dell’assenza di adeguata protezione del Paese d’origine, circostanza da collegare alla zona di provenienza e alle prospettive di pregiudizio; invero, la stessa “nozione di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale, in conformità con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE (sentenza 30 gennaio 2014, in causa C-285/12), deve essere interpretata nel senso che H conflitto armato interno rileva solo se, eccezionalmente, possa ritenersi che gli scontri tra le forze governative di uno Stato e uno o più gruppi armati, o tra due o più gruppi armati, siano all’origine di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona del richiedente la protezione sussidiaria. Il grado di violenza indiscriminata deve aver pertanto raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia” (Cass. 13858/2018, 18306/2019);

6. la censura sulla protezione umanitaria, infine, non prospetta una diversa inferenza segnalando dove la motivazione del tribunale abbia violato i limiti della giustificazione del diniego, avendo piuttosto il decreto accertato il difetto positivo sia di fattori soggettivi che oggettivi da cui dipenderebbe la vulnerabilità; ciò con riguardo sia all’assenza di inserimento sociale, priva di documentazione e per quanto in sè non sufficiente; tali circostanze sono state avversate in modo del tutto generico;

7. si deve allora ripetere, con Cass. 23778/2019 (pur sulla scia di Cass. 4455/2018), che “occorre il riscontro di “seri motivi” (non tipizzati) diretti a tutelare situazioni di vulnerabilità individuale, mediante una valutazione comparata della vita privata e familiare del richiedente in Italia e nel Paese di origine, che faccia emergere un’effettiva ed incolmabile sproporzione nel godimento dei diritti fondamentali che costituiscono presupposto indispensabile di una vita dignitosa, da correlare però alla specifica vicenda personale del richiedente… altrimenti si finirebbe per prendere in considerazione non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo Paese d’origine in termini del tutto generali ed astratti in contrasto col parametro normativo di cui al D.Lgs. n. 286 cit., art. 5, comma 6″; proprio il cennato orientamento non integra invero alcun automatismo tra rivendicata permanenza nello Stato di accoglienza e generica asserzione del sacrificio dei diritti conseguente al rimpatrio, secondo i limiti anche di recente ribaditi da questa Corte (Cass. s.u. 29460/2019);

il ricorso va conclusivamente dichiarato inammissibile; sussistono i presupposti per il cd. raddoppio del contributo unificato (Cass. 9660/2019, 25862/2019).

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 22 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2020

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