Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3498 del 12/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2020, (ud. 19/12/2019, dep. 12/02/2020), n.3498

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 4036-2019 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliato presso l’avvocato LUCA FROLDI

dal quale è rappresentato e difeso, con procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BARI, depositato il 13/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/12/2019 dal Consigliere relatore, Dott. ROSARIO

CAIAZZO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

M.A.’- cittadino del Pakistan- propose ricorso avverso il provvedimento con il quale la Commissione territoriale rigettò sia la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, sia le domande subordinata di protezione sussidiaria ed umanitaria.

Il Tribunale di Bari, con decreto emesso il 13.12.18, respinse il ricorso, osservando che: i fatti narrati dall’istante non riguardavano i presupposti per la protezione internazionale; quanto alla protezione sussidiaria, non erano configurabili le fattispecie di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), trattandosi di vicende di natura penale ordinaria per le quali non era stato provata l’impossibilità per il ricorrente di ricevere adeguata tutela in patria; nè sussisteva il pericolo per l’incolumità del ricorrente derivante da violenza generalizzata in Pakistan, nella regione di sua provenienza, come desumibile dal rapporto EASO del 2017; non era riconoscibile la protezione umanitaria, non essendo stata dedotta una specifica situazione di vulnerabilità soggettiva, nè era stato dimostrato una stabile radicamento in Italia.

M.A.’ ricorre in cassazione con due motivi.

Non si è costituito il Ministero.

Diritto

RITENUTO

CHE:

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, avendo il Tribunale omesso di verificare la veridicità e la corrispondenza tra quanto detto dal ricorrente innanzi alla Commissione e quanto esposto nel ricorso di primo grado, ritenendo di non dovere svolgere l’attività di cooperazione istruttoria.

Con il secondo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), avendo il Tribunale escluso la sussistenza in Pakistan di una situazione di violenza indiscriminata nella regione di provenienza del ricorrente, ritenendo erroneamente che la vicenda narrata riguardasse una questione privata.

Il primo motivo è manifestamente inammissibile poichè non coglie la ratio decidendi. Invero, il Tribunale ha escluso i presupposti del riconoscimento della protezione internazionale in quanto le vicende narrate dal ricorrente, anche se veritiere, riguardavano fatti di rilevanza penale ordinaria per i quali non era emersa l’impossibilità di ricevere adeguata tutela dall’Autorità pakistana. Ne consegue l’irrilevanza della censura afferente all’omesso espletamento di attività istruttoria ufficiosa.

Il secondo motivo è parimenti inammissibile, avendo il ricorrente genericamente censurato la decisione impugnata in ordine all’insussistenza dei presupposti della protezione sussidiaria, allegando che nella regione di sua provenienza vi sarebbe una gravissima situazione di violenza indiscriminata. Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, cui il collegio intende dare continuità, ai fini della protezione sussidiaria, il grado di violenza indiscriminata deve aver raggiunto un livello talmente elevato da far ritenere che un civile, se rinviato nel Paese o nella regione in questione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio, un rischio effettivo di subire detta minaccia (Cass., n. 18306/19).

Nel caso concreto, va osservato che il Tribunale ha negato la sussistenza di pericolo per l’incolumità personale derivante da conflitto armato in Punjab, sulla base dell’esame del report EASO 2017; tale parte della pronuncia non è stata però attinta dalla doglianza del ricorrente.

Nulla per le spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 19 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA