Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3475 del 13/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3475 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 3632-2017 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;
– ricorrente contro

CIAFRO PAOLO s.a.s. in persona del legale rappresentante;
– intirnatqavverso la sentenza n. 1068/04/2016 della Commissione tributaria
regionale dell’ABRUZZO, depositata il 16/11/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 24/01/2018 dal Consigliere dott. Lucio LUCIOTTI.

Data pubblicazione: 13/02/2018

RILEVATO
— che con la sentenza in epigrafe la Commissione Tributaria
Regionale dell’Abruzzo rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle
entrate avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso
proposto dal contribuente avverso il diniego tacito opposto

imposte IRPEF versate per l’anno 2009, richiesto dal contribuente, avente
sede operativa e legale in L’Aquila, ovvero nel territorio del comune
interessato dagli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo a
partire dal 6 aprile 2009;
—che il giudice di appello riteneva tempestiva la richiesta di rimborso
della maggiore imposta versata presentata dal contribuente in quanto,
vertendosi in ipotesi di rapporto tributario cristallizzato nella dichiarazione
fiscale dal medesimo presentata e non rettificata, era applicabile il termine
prescrizionale ordinario «come per gli indebiti di cui all’art. 2033 cod.
civile»; escludeva, altresì, la contrarietà con l’ordinamento unionale in
quanto «nel caso in esame appaiono rispettati i limiti formali e sostanziali
posti dalla Commissione Europea ai recuperi»;
— che per la cassazione della sentenza di appello ricorre con due
motivi l’Agenzia delle entrate, cui non replica il contribuente;
— che sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod.
proc. civ. (come modificato dal d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito
con modificazioni dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197), risulta
regolarmente costituito il contraddittorio;
— che il Collegio ha disposto la redazione dell’ordinanza con
motivazione semplificata;

CONSIDERATO

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dall’amministrazione finanziaria al rimborso della quota pari al 60% delle

— che il primo motivo di ricorso, con cui l’Agenzia deduce la
violazione e falsa applicazione degli artt. 21, secondo comma, d.lgs. n.
546 del 1992, 2033 e 2969 cod. civ., è fondato e merita accoglimento;
—che, invero, in materia di rimborso IVA la giurisprudenza di questa
Corte (Cass. n. 11652 del 2017, n. 21674 del 2015, n. 6900 del 2014, n.

ritenere che, salvo le ipotesi contemplate da specifiche disposizioni di
legge (tra cui non si annovera il caso di specie) si applica l’art. 21, comma
2, del d.lgs. n. 546 del 1992 secondo il quale “la domanda di restituzione,
in mancanza di disposizioni specifiche, non può essere presentata dopo
due anni dal pagamento ovvero, se posteriore, dal giorno in cui si è
verificato il presupposto della restituzione”, nel caso qui vagliato
rappresentato dall’entrata in vigore, in data 1° gennaio 2012, della legge n.
183 del 2011 che all’art. 33, comma 28, ultima parte, ha previsto in favore
di quei soggetti, tra cui il contribuente, che per l’anno 2009 «L’ammontare
dovuto per ciascun tributo o contributo, ovvero per ciascun carico
iscritto a ruolo, oggetto delle sospensioni, al netto dei versamenti già
eseguiti, è ridotto al 40 per cento», con conseguente diritto a richiedere il
rimborso di quanto versato in misura maggiore di detta percentuale, ma
nel termine biennale decorrente dalla suddetta data, nella specie
irrimediabilmente decorso atteso che l’istanza risulta essere stata
presentata soltanto il 9 gennaio 2015;
—che è quindi errata l’affermazione della CTR secondo cui al caso di
specie era applicabile il termine prescrizionale decennale «come per gli
indebiti di cui all’art. 2033 cod. civile», perché in contrasto con la
specifica disposizione dettata in materia di rimborsi IVA e con la
giurisprudenza di questa Corte che ha, peraltro, precisato che la
prescrizione decennale ex art. 2946 cod. civ. decorre soltanto una volta
tempestivamente presentata l’istanza impeditiva della decadenza, dalla
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12433 del 2011, n. 25872 del 2009, n. 15840 del 2006) è unanime nel

scadenza del termine per la formazione del silenzio rifiuto (Cass. n. 16477
del 2004);
— che l’accoglimento del primo motivo di ricorso rende superfluo
l’esame del secondo mezzo, con cui è dedotta la violazione e falsa
applicazione dell’art. 33, comma 28, legge 183 del 2011 per

decisione della Commissione UE del 14/08/2015, C-2015/5549 final; in
tal senso anche Cass. n. 29905 del 2017);
— che, conclusivamente, va accolto il primo motivo di ricorso,
assorbito il secondo, e la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, non
essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con rigetto
dell’originario ricorso del contribuente;
— che vanno compensate le spese processuali dei giudizi di merito,
stante il successivo consolidamento della giurisprudenza di questa Corte
in materia, mentre l’intimato, ancorché non costituito, va condannato al
pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di
legittimità, liquidate come in dispositivo;

P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel
merito, rigetta l’originario ricorso del contribuente, che condanna al
pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità,
che liquida in Euro 2.300,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese
prenotate a debito, compensando le spese dei giudizi di merito.
Così deciso in Roma il 24/01/2018
Il

idente

incompatibilità della citata disposizione «con il mercato interno» (così la

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