Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3472 del 13/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3472 Anno 2018
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: LUCIOTTI LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 25055-2016 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del
Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma,
alla via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente contro

LE ASSICURAZIONI DI ROMA MUTUA ASSICURATRICE
ROMANA, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata
e difesa dal prof. avv. Pietro ANELLO, presso il cui studio legale sito in
ROMA alla via Po n. 102, è elettivamente domiciliata;

– controricorrente –

Data pubblicazione: 13/02/2018

avverso la sentenza n. 1647/04/2016 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE del LAZIO, depositata il 31/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

letta la memoria depositata dalla controricorrente ai sensi dell’art. 380 bis,
secondo comma, ultima parte, cod. proc. civ.

RILEVATO che
1. In data 30 luglio 1993 Le Assicurazioni di Roma — Mutua
Assicuratrice Romana presentava la dichiarazione dei redditi, ai fini
IRPEG, relativa all’anno di imposta 1992, nella quale veniva evidenziato
un credito d’imposta di cui veniva chiesto l’accredito con istanza del 20
marzo 1996, quindi il rimborso con istanza del 18 aprile 2002, sollecitata
con ulteriore istanza del 19 aprile 2010.
1.1. Formatosi il silenzio-rifiuto su tale domanda, la contribuente lo
impugnava in sede giurisdizionale.
2. L’adita CTP di Roma accoglieva il ricorso, riconoscendo il diritto al
chiesto rimborso ritenendo l’Ufficio decaduto dal potere di disconoscere il
credito o di rettificarlo, essendo scaduti i termini per l’accertamento.
3. Il successivo appello dell’Agenzia Entrate veniva respinto dalla
competente Commissione tributaria regionale, la quale, con la decisione in
epigrafe indicata, confermava la decisione di primo grado.
4. Avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per
cassazione affidato ad un motivo, cui replica l’intimata con controricorso.
5. Sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis cod.
proc. civ. (come modificato dal d.l. 31 agosto 2016, n. 168, convertito con
modificazioni dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197) risulta regolarmente

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partecipata del 24/01/2018 dal Consigliere Dott. Lucio LUCIOTTI;

costituito il contraddittorio, all’esito del quale la controricorrente ha
depositato memoria.
6. Il Collegio ha deliberato la redazione della motivazione
dell’ordinanza in forma semplificata.

CONSIDERATO che:

applicazione degli artt. 36 bis, 36 ter, 41, 42 e 43 d.P.R. n. 600 del 1973 e
2697 cod. civ., è fondato e va accolto in quanto la statuizione impugnata,
ancorata sul principio affermato da questa Corte nella sentenza n. 9339 del
2012, secondo cui l’Amministrazione finanziaria è tenuta a provvedere
sulla richiesta di rimborso avanzata dal contribuente nei medesimi termini
di decadenza stabiliti per procedere all’accertamento in rettifica, pena la
cristallizzazione, nell’an” e nel “quantum”, del diritto al rimborso esposto
nella dichiarazione, si pone in evidente contrasto con il principio espresso
dalle Sezioni unite di questa Corte che, nel dirimere il contrasto esistente
nella giurisprudenza di legittimità in relazione alla questione oggetto del
presente giudizio, con la sentenza n. 5069 del 2016 ha affermato il diverso
e condivisibile principio secondo cui «in tema di rimborso d’imposte,
l’Amministrazione finanziaria può contestare il credito esposto dal
contribuente nella dichiarazione dei redditi anche qualora siano scaduti i
termini per l’esercizio del suo potere di accertamento, senza che abbia
adottato alcun provvedimento, atteso che tali termini decadenziali
operano limitatamente al riscontro dei suoi crediti e non dei suoi debiti, in
applicazione del principio

“quae temporalia ad agendum, perpetua ad

excepiendum”» (conf. Cass. n. 20419 del 2017 di questa Sottosezione).
1.1. Va osservato, inoltre, che la tesi sostenuta dalla controricorrente,
secondo cui il Supremo consesso di questa Corte ha enunciato il suddetto
principio in situazione, di fatto e di diritto, diversa da quella qui esaminata,
è palesemente infondata in quanto valorizza la natura del credito fiscale
3

1. Il motivo con cui la ricorrente deduce la violazione e falsa

chiesto a rimborso dal contribuente nella denuncia dei redditi, che è
questione del tutto irrilevante rispetto al principio generale enunciato dalle
Sezioni unite, tant’è che anche il credito fiscale in relazione al quale questa
Corte ha pronunciato la sentenza n. 9339 del 2012 (credito di imposta a
tassazione separata IRPEF relativo a proventi derivati da liquidazione

2. Conclusivamente, in conformità con le pronunce adottate da questa
Corte in analoghi ricorsi proposti dall’Agenzia delle entrate con
riferimento a diversi e successivi anni di imposta, con le ordinanze di
questa Sottosezione n. 29163, n. 29164, n. 29165 e n. 29166 del 2017,
anche il ricorso in esame va accolto con cassazione della sentenza
impugnata e rinvio alla competente CTR perché riesamini nel merito
l’intera vicenda processuale, dovendosi escludere che l’affermazione fatta
dai giudici di appello, sulla esigibilità della prova da parte della società
contribuente,

costituisca,

come

infondatamente

sostiene

la

controricorrente, accoglimento nel merito della domanda di rimborso.
3. La CTR provvederà anche sulle spese del presente giudizio di
legittimità.

P.Q.M.
accoglie il motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia,
anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria
regionale del Lazio, in diversa composizione.
Così deciso in Roma in data 24/01/2018
Il Pres
Ettore

nte

societaria) ha natura diversa da quello oggetto di causa.

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