Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3472 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2022, (ud. 12/10/2021, dep. 03/02/2022), n.3472

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30138-2020 proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI, 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

E.O., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato FABIO D’AGNONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1161/2020 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 18/05/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata 6/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa Paola Vella.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Milano, in parziale riforma dell’ordinanza del Tribunale di Milano, ha riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno per motivi umanitari al cittadino nigeriano E.O., n. (OMISSIS) ((OMISSIS)) il (OMISSIS), effettuando una valutazione comparativa tra il livello di integrazione raggiunto in Italia (svolgimento di attività lavorativa con reddito adeguato nonché di attività di volontariato e frequenza di corsi di lingua italiana con apprezzabile diligenza e ottimo profitto) e la situazione del suo Paese di origine, che registra una continua e sistematica violazione dei diritti umani, sia pure non tale da integrare i presupposti per la protezione internazionale;

1.1. il Ministero dell’interno ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo; l’intimato non ha svolto difese; il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del 16 novembre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

2. con l’unico motivo di ricorso si denuncia la nullità della sentenza d’appello per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e l’omessa motivazione in ordine alla situazione di vulnerabilità del richiedente in conseguenza del rimpatrio;

2.1. il motivo è infondato, alla luce del recente arresto nomofilattico circa la rilevanza, nelle cause in materia di protezione internazionale, della violazione dell’art. 8 CEDU, per cui, tra l’altro, “in presenza di un livello elevato d’integrazione effettiva nel nostro Paese, desumibile da indici socialmente rilevanti (…) saranno le condizioni oggettive e soggettive nel Paese di origine ad assumere una rilevanza proporzionalmente minore” (Cass. Sez. U, 24413/2021);

2.2. al riguardo la Corte d’appello di Milano, pur dando atto di alcuni profili di marginale incoerenza (e quindi non totale credibilità) del racconto, ha rilevato che le ragioni dell’espatrio del ricorrente sarebbero riconducibili alle “violenze patite dal patrigno” (le stesse in base alle quali la sorella del ricorrente avrebbe già avuto il riconoscimento di analoga protezione umanitaria) e che in (OMISSIS) si verificano violazioni dei diritti umani, sebbene senza le caratteristiche di continuità e sistematicità necessarie per il riconoscimento dello status di rifugiato; su queste basi ha quindi valorizzato l’elevato livello di integrazione socio-lavorativa raggiunta dal ricorrente in Italia;

2.3. la corte territoriale ha così effettuato una corretta valutazione comparativa tra i due sistemi di vita del richiedente, in Nigeria e in Italia, necessaria ai fini del permesso di soggiorno per motivi umanitari, riconoscibile ratione tempo,- secondo la disciplina antecedente al D.L. n. 113 del 2018 (la cui applicabilità è circoscritta alle domande amministrative presentate tra il 5 ottobre 2018 e il 21 ottobre 2020), trattandosi di domanda presentata in sede amministrativa prima del 5 ottobre 2018 (Cass. Sez. U., n. 29459/2019);

2.4. invero, pur non essendo direttamente applicabile in questa sede la nuova disciplina del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e 19 – ed in particolare la disciplina sulla protezione della vita privata e familiare introdotta, mediante la sostituzione dell’art. 19 T.U.I., comma 1.1, dal D.L. 21 ottobre 2020, n. 130, art. 1, comma 1, lett. e), n. 1, convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 173 (applicabile retroattivamente, ai sensi del citato D.L., art. 15, comma 1, solo ai procedimenti pendenti alla data del 22 ottobre 2020 dinanzi alle commissioni territoriali, al questore e alle sezioni specializzate dei tribunali, esclusa l’ipotesi prevista dall’art. 384 c.p.c., comma 2, non anche dinanzi alla corte di cassazione) – tuttavia la fattispecie è stata regolata in modo conforme ai criteri da ultimo precisati nella richiamata sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 24413 del 2021, in base ai quali: i) l’accertamento del diritto alla protezione umanitaria postula sempre, proprio per l’atipicità dei relativi fatti costitutivi, l’esigenza di procedere a valutazioni soggettive ed individuali; ii) a tal fine occorre operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, pur non avendo rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia isolatamente ed astrattamente considerato; iii) tale valutazione comparativa deve essere svolta attribuendo alle condizioni soggettive e oggettive del richiedente nel Paese di origine un peso tanto minore quanto maggiore risulti il grado di integrazione che il richiedente dimostri di aver raggiunto nel tessuto sociale italiano; iv) in presenza di situazioni di deprivazione dei diritti fondamentali nel Paese di origine, quali la mancanza delle condizioni minime per poter soddisfare i bisogni e le esigenze ineludibili della vita personale, ossia quelli strettamente connessi al sostentamento ed al raggiungimento dei livelli minimi per un’esistenza dignitosa – situazioni per la cui dimostrazione processuale opera, secondo i condivisi approdi della giurisprudenza di questa Corte, il principio di cooperazione istruttoria (cfr. Cass. n. 4455/2018, n. 10/2021, n. 7778/2021) – il grado di integrazione del richiedente in Italia assume una rilevanza proporzionalmente minore e, in situazioni di particolare gravità (quali la seria esposizione alla lesione dei diritti fondamentali alla vita o alla salute, conseguente, ad esempio, a eventi calamitosi o a crisi geopolitiche che abbiano generato situazioni di radicale mancanza di generi di prima necessità) può anche non assumere alcuna rilevanza; v) l’integrazione sociale non costituisce una conditio sine qua non della protezione umanitaria, bensì uno dei possibili fatti costitutivi del diritto a tale protezione, da valutare, quando sussista, in comparazione con la situazione oggettiva e soggettiva che il richiedente ritroverebbe tornando nel suo Paese di origine, anche – con riguardo alla situazione soggettiva – sotto il profilo delle permanente sussistenza di una rete di relazioni affettive e sociali; vi) per contro, in presenza di un livello elevato d’integrazione effettiva nel nostro Paese, desumibile da indici socialmente rilevanti – quali la titolarità di un rapporto di lavoro (pur se a tempo determinato, costituendo tale forma di rapporto di lavoro quella più diffusa, in questo momento storico, di accesso al mercato del lavoro), la titolarità di un rapporto locatizio, la presenza di figli che frequentino asili o scuole, la partecipazione ad attività associative radicate nel territorio di insediamento – saranno le condizioni oggettive e soggettive nel Paese di origine ad assumere una rilevanza proporzionalmente minore”;

3. Segue il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo;

4. Sussistono i presupposti processuali di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater (Cass. Sez. U., n. 4315/2020).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA