Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34699 del 30/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, (ud. 25/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sui ricorso 22461-2017 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domi cilia to in ROMA VIA DEI PORTOGHESI, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.B., M.L., M.V.,

B.F., elettivamente domiciliati in ROMA VIA OVIDO 32, presso lo

studio dell’avvocato DEBORA MILILLI, rappresentati e difesi

dall’avvocato LAPO GUADALUPI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 474/2017 della COME.IRIB.REG. di FIRENZE,

depositata il 23/02/2017;

udita la relazioni della causa svolta nella camera di consiglio de

25/n0/2019 Consigliere Dott. MASSIMO VECCHIO.

Fatto

RITENUTO

1. – La Commissione tributaria regionale della Toscana, con sentenza 474/16/17 del 16 gennaio 2017 pubblicata il 23 febbraio 2017 ha confermato la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Prato n. 97/2015 del 2 aprile 2015 di accoglimento dei ricorsi proposti da M.L., M.V., B.F. (nella qualità di eredi di M.S.U.) e da M.B.M., e avverso l’avviso di accertamento col quale l’Agenzia del territorio, a seguito della denunzia di variazione presentata dal de cuius e da M.B.M., aveva elevato a Euro 9.938,00 (contro Euro 4.902,00 dichiarati) la rendita dell’immobile di proprietà dei contribuenti, sito in (OMISSIS), e riportato nel catasto di quel comune al foglio 50, particella 148, subalterno 500, cat. D/8.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato, mediante atto del 20 settembre 2017, ha proposto ricorso per cassazione.

3. – I contribuenti intimati hanno resistito mediante controricorso del 30 ottobre 2017.

Diritto

CONSIDERATO

1. – La Commissione regionale tributaria ha motivato la conferma della sentenza appellata nei termini seguenti sotto una duplice ratio decidendi.

1.1 – In diritto ha affermato che esattamente la Commissione tributaria provinciale ha accertato la inosservanza del D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, art. 30, recante la prescrizione che la rendita catastale delle unità immobiliari appartenenti alle categorie speciali deve essere accertata con ” stima diretta “, attesochè nella discussione (di prime cure) ” è stato lo stesso Ufficio ad ammettere di non aver eseguito il sopralluogo ” (v. la sentenza appellata n. 97/2015, p. 4).

1.2 – Inoltre, nel merito, in ogni caso, l’esame delle fotografie (dell’immobile) prodotte dai contribuenti conduce a escludere – senza necessità di disporre ” perizia “, rectius: consulenza tecnica di ufficio – la sussistenza dei presupposti per la elevazione della rendita catastale.

1.3 – Restano assorbite le ulteriori impugnative dei contribuenti.

2. – L’Avvocatura generale dello Stato sviluppa due motivi.

2.1 – Col primo motivo la ricorrente eccepisce ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza impugnata ” per assoluta mancanza o mera apparenza della motivazione “, in ” violazione e/o e falsa applicazione ” dell’art. 111 Cost., comma 6; dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4; dell’art. 118 disp. att. c.p.c.; del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2; art. 36, comma 2, nn. 3 e 4; artt. 53 e 54.

L’Avvocatura generale dello Stato, dopo aver richiamato i principi di diritto fissati dalla giurisprudenza di legittimità in ordine al vizio di motivazione della sentenza che ne comporta la nullità, censura: la Commissione tributaria regionale sembra negare che l’Amministrazione finanziaria abbia determinato la rendita ” con stima diretta “; ma, nel contempo, riconosce che nell’avviso di accertamento impugnato ” è stata riportata la scheda con le varie destinazioni/valori unitari applicati “; che l’ufficio ha dato conto della metodologia seguita, delle comparazioni effettuate con riferimento ” a casi concreti reperiti sul territorio ” e del metodo estimativo adottato della ” capitalizzazione del reddito “; sicchè contraddice la negazione della ” stima diretta “, la quale risulta ” correttamente espletata ” proprio alla stregua degli elementi in parola; la illogica motivazione è inidonea a sorreggere la decisione; verosimilmente la Commissione tributaria regionale, erroneamente supponendo che la ” stima diretta ” comportasse necessariamente il sopralluogo dell’immobile, ha tratto dalla mancata esecuzione del secondo, l’illogica conclusione della esclusione della prima, salvo a prospettare, successivamente, il sopralluogo ” come un elemento solo eventuale del procedimento estimativo diretto “; con ulteriore illogicità il giudice di appello ha, infine, proceduto all’esame di merito in ordine all’accertamento della rendita; e ha fondato la decisione sul ” richiamo generico e astratto ad alcune fotografie (…) senza specificare nè a quali fotografie intendesse riferirsi, nè le concrete ragioni per le quali (…) il supporto fotografico – peraltro solo parziale dovesse giudicarsi (…) idoneo a superare la stima effettuata dall’ufficio “; in conclusione la motivazione, meramente ” apparente, nella sua astrattezza e genericità, non consente in alcun modo, di ricostruire l’iter logico-giuridico seguito dai secondi giudici per pervenire al rigetto dell’appello erariale “.

2.2 – Col secondo motivo di ricorso l’Avvocatura generale dello Stato denunzia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, artt. 54 e 61; del D.L. 14 marzo 1988, n. 70, art. 11, convertito in legge con modificazioni dalla L. 13 maggio 1998, n. 154; e del R.D.L. 13 aprile 1939, n. 652, art. 10, convertito in legge con modificazioni dalla L. 11 agosto 1939, n. 1249.

Dopo aver premesso che nella specie l’Amministrazione finanziaria ” ha correttamente adottato la stima diretta dell’immobile attraverso il metodo sintetico comparativo ” e che della adozione di tale metodo la stessa Commissione tributaria regionale ha dato atto in sentenza, la ricorrente deduce che erroneamente il giudice a quo ha supposto che, in mancanza del sopralluogo dell’immobile, non dovesse considerarsi espletata la stima diretta del bene, così incorrendo nella violazione del D.L. 14 marzo 1988, n. 70 cit., art. 11, che stabilisce: ” Il classamento delle unità immobiliari urbane per le quali la dichiarazione di cui all’art. 56 del regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio urbano, approvato con D.P.R. 1 dicembre 1949, n. 1142, è stata redatta su scheda conforme a modello approvato anteriormente alla data di entrata in vigore del D.L. 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 febbraio 1985, n. 17, può essere effettuato anche senza visita sopralluogo, salvo successive verifiche, con riferimento ad unità già censite aventi analoghe caratteristiche “.

3. – Entrambi i motivi di ricorso sono fondati e meritevoli di accoglimento.

3.2 – Innanzi tutto (in relazione al secondo motivo che viene esaminato per primo per evidenti ragioni di pregiudizialità logico – giuridica) le Commissioni tributarie regionali sono entrambe incorse in errore di diritto, laddove hanno affermato che, in relazione alla tipologia dell’immobile litigioso, la stima diretta comportasse necessariamente il sopralluogo.

La giurisprudenza di legittimità, esattamente in termini, ha stabilito: ” In tema di classamento, l’attribuzione di rendita ai fabbricati a destinazione speciale o particolare, e specificamente quelli classificati nel gruppo catastale D), deve avvenire, come previsto anche dal D.P.R. n. 604 del 1973, art. 7, mediante “stima diretta”, senza che ciò presupponga, peraltro, l’effettuazione di un previo sopra Iluogo, potendo l’Amministrazione legittimamente avvalersi della valutazione, purchè mirata e specifica, delle risultanze documentali in suo possesso ” (Sez. 5, sentenza n. 8529 del 27/03/2019, Rv. 653348 – 01; Sez. 5, ordinanza n. 6633 del 07/03/2019, Rv. 652794 – 01; Sez. 6 – 5, ordinanza n. 5600 del 06/03/2017, Rv. 643328 – 01).

A tale principio – la Corte lo ribadisce ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, convivendo le ragioni sviluppate nei pertinenti arresti – la Commissione tributaria regionale non si è uniformata.

3.2 – In relazione alla operata valutazione di merito (idonea potenzialmente a sorreggere autonomamente la decisione favorevole ai contribuenti) la sentenza impugnata non si sottrae alla fondata eccezione di nullità proposta dalla ricorrente col primo motivo di ricorso.

3.2.1 – Questa Corte suprema di cassazione ha chiarito che, in seguito alla riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, convertito in legge dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, il vizio della motivazione della sentenza che ne comporta la nullità, deve essere interpretato, ” alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al minimo costituzionale del sindacato di legittimità sulla motivazione “.

Sicchè, a tal fine, rileva ” solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali “.

E la anomalia in parola – esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione – è ravvisabile – oltre che nei casi a) della ” mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico “, b) del ” contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili “, c) della ” motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile “, pur nel (residuo) caso della motivazione apparente (Sez. U, sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830 – 01; Sez. 6 – 3, ordinanza n. 22598 del 25/09/2018, Rv. 650880 – 01; Sez. 3, sentenza n. 23940 del 12/10/2017, Rv. 645828 – 01; Sez. 6 – 3, sentenza n. 23828 del 20/11/2015, Rv. 637781 – 01), nella specie ricorrente.

3.2.2 – La Commissione tributaria regionale ha, infatti, fondato il proprio giudizio, circa la esclusione dei presupposti per la elevazione della rendita (operata dall’ufficio), esclusivamente sulla base del mero riferimento alle fotografie (dell’immobile) prodotte dai contribuenti, omettendo completamente di dar conto degli elementi desunti dell’esame del materiale fotografico e delle correlate ragioni che suffragavano la conclusione tratta.

La ” motivazione ” della sentenza è, pertanto, meramente apparente in quanto si risolve nella pura e semplice indicazione della fonte di prova considerata, risultando affatto priva della ” succinta esposizione dei motivi in fatto e in diritto ” (D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, comma 1, n. 4) della decisione.

3.3 – Conseguono l’accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e il rinvio – anche per le spese del presente giudizio di legittimità ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 3 – alla Commissione tributaria regionale della Toscana (in diversa composizione) la quale si uniformerà ai superiori principi di diritto enunciati.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Commissione tributaria regionale della Toscana in diversa composizione.

Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della V Sezione Civile, il 25 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2019

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