Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34696 del 30/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 30/12/2019, (ud. 25/10/2019, dep. 30/12/2019), n.34696

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – rel. Consigliere –

Dott. VECCHIO Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

Sul ricorso iscritto al n. 7176/2017 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore p.t., elett.te

domiciliata in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

M.G., elett.te domiciliato in Termoli, alla via Cannarsa

n. 21 presso il Dott. Giovanni Monti;

– intimato –

avverso la sentenza n. 168/1/16 della Commissione Tributaria del

Molise, depositata il 31/3/2016, non notificata;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25 ottobre 2019 dalla Dott.ssa Milena d’Oriano.

Fatto

RITENUTO

CHE:

1. con sentenza n. 168/1/16, depositata il 31 marzo 2016, non notificata, la CTR del Molise rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza n. 65/2/10 della CTP di Campobasso, con condanna al pagamento delle spese di lite;

2. il giudizio aveva ad oggetto l’impugnazione di un avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate aveva proceduto alla variazione della rendita catastale da Euro 2.100,00 ad Euro 3.000,00 di un immobile di proprietà di M.G. e S.M., proposto dagli stessi in categoria D/5 con procedura DOCFA a seguito di variazione per fusione e diversa distribuzione interna;

3. la CTP aveva accolto il ricorso con il quale i contribuenti avevano lamentato di aver commesso un errore nell’indicare la collocazione in categoria D5;

4. la CTR aveva confermato la decisione di primo grado ritenendo che la categoria D5 non fosse consona alla destinazione dell’unità immobiliare, anche alla luce della circolare dell’Agenzia del Territorio n. 6 del 30 novembre 2012 che prevedeva la suddetta classificazione solo per i fabbricati, o parti autonome di essi, destinati alle sedi centrali degli Istituti di credito, ma non anche per le comuni agenzie bancarie, che andavano invece collocate nelle categorie ordinarie;

5. avverso la sentenza di appello, l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, consegnato per la notifica al solo M.G. in data 17 marzo 2017, affidato a due motivi; l’intimato non si è costituito in giudizio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. con il primo motivo l’Agenzia ricorrente censura la sentenza impugnata, deducendo la violazione del D.Lgs. n. 514 del 1948, del R.D.l. n. 652 del 1939 e del D.P.R. n. 1142 del 1949, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non aver applicato all’immobile, utilizzato come filiale di banca, la categoria D5, prevista dalla normativa in materia di catasto, e per essersi pronunciata sulla categoria benchè l’avviso avesse solo modificato la rendita e non la categoria proposta;

2. con il secondo motivo lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per omessa motivazione sulla esatta quantificazione della rendita attribuita.

OSSERVA CHE:

preliminarmente va rilevato che dall’intestazione della sentenza impugnata si evince che il giudizio di appello si è svolto anche nei confronti di S.M., comproprietaria dell’immobile oggetto di accertamento, regolarmente costituita e già parte del giudizio di primo grado.

Sussiste, pertanto, una situazione di litisconsorzio necessario processuale, che si verifica quanto la presenza di più parti nel giudizio di primo grado debba necessariamente persistere in sede di impugnazione (Vedi Cass. n. 8790 del 2019; Cass. n. 26433 del 2017).

Nella specie, tra l’altro, il litisconsorzio è necessario anche dal punto di vista sostanziale, non potendosi ammettere che l’impugnazione dell’atto di classamento di un fondo di cui siano proprietari più soggetti, vincolante ai vari fini dell’esercizio del potere impositivo, possa condurre a valutazioni diverse tra tutti i comproprietari in ordine alla natura dello stesso immobile. (Vedi Cass. n. 15489 del 2010; n. 24101 del 2012 e n. 3068 del 2014)

Ne consegue che la mancata integrazione del contraddittorio nel giudizio di cassazione determina la necessità di ordinarne l’integrazione, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., nei confronti della parte pretermessa, con rinvio della causa a nuovo ruolo.

P.Q.M.

La Corte, rinvia la causa a nuovo ruolo, disponendo l’integrazione del contraddittorio nei confronti di S.M. entro il termine di giorni novanta dalla comunicazione della presente ordinanza.

Così deciso in Roma, il 25 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2019

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