Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3451 del 11/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 11/02/2021, (ud. 05/11/2020, dep. 11/02/2021), n.3451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta Maria Consolata – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20218-2013 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

INDUSTRIA LATTIERO CASEARIA LA CASERTANA SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 139/2012 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 18/06/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/11/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCO FEDERICI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza n. 139/23/2012, depositata il 18.06.2012 dalla Commissione tributaria regionale della Campania, con la quale, confermando la decisione del giudice di primo grado, era stato accolto il ricorso della Industria Lattiero Casearia La Casertana s.r.l., avverso la cartella di pagamento notificata alla società per l’importo di Euro 3.583.577,94.

La ricorrente ha riferito che la controversia traeva origine dalla notifica della cartella di pagamento da parte dell’ente esattore, cui la società contribuente si era opposta, lamentando, oltre che questioni relative alla cartella, la mancata notifica degli atti prodromici. Integrato il contraddittorio nei confronti dell’Agenzia delle entrate, la Commissione tributaria provinciale di Caserta accolse il ricorso della contribuente con sentenza n. 687/08/2009. L’appello dell’Ufficio è stato rigettato con la decisione ora al vaglio della Corte. La Commissione tributaria regionale, confermando le ragioni della decisione del giudice di primo grado, ha ritenuto che la notificazione dell’avviso di accertamento eseguita a mezzo del servizio postale debba essere corredata dalla relata di notifica con sottoscrizione. La carenza di tali requisiti configura l’inesistenza della notifica stessa.

L’Agenzia delle entrate ha censurato la pronuncia con unico motivo, dolendosi della violazione della L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 14, come modificato dalla L. 8 maggio 1998, n. 146, art. 20, nonchè degli artt. 156,157 e 160 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto necessaria la relata di notificazione, a pena di inesistenza di questa.

Ha dunque chiesto la cassazione della sentenza.

La contribuente, cui risulta notificato il ricorso, non ha inteso costituirsi.

Nell’adunanza camerale del 5 novembre 2020 la causa è stata trattata e decisa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Preliminarmente occorre verificare la corretta costituzione del contraddittorio. La controversia è insorta a seguito di notifica di cartella esattoriale, con ricorso notificato all’ente esattore. Si è successivamente costituita l’Agenzia delle entrate. Definita la lite dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, in grado d’appello, pur nella sussistenza di un litisconsorzio necessario processuale, non risulta più presente l’agente della riscossione, nè ad esso è stato notificato il ricorso dinanzi a questa Corte.

Costituisce principio consolidato quello secondo cui l’art. 331 c.p.c., disciplinante il litisconsorzio nelle fasi di gravame, si applica non solo alle fattispecie in cui la necessità del litisconsorzio in primo grado derivi da ragioni di ordine sostanziale, ma anche a quelle di cd. litisconsorzio necessario processuale, che si verificano quando la presenza di più parti nel giudizio di primo grado debba necessariamente persistere in sede di impugnazione, per trattarsi di cause inscindibili o tra loro dipendenti, al fine di evitare possibili giudicati contrastanti in ordine alla stessa materia e nei confronti di quei soggetti che siano stati parti del giudizio. Ne consegue che la mancata integrazione del contraddittorio nel giudizio di appello determina la nullità dell’intero procedimento di secondo grado e della sentenza che lo ha concluso, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità (Cass. 26/01/2010, n. 1535; 8/11/2017, n. 26433; 29/03/2019, n. 8790).

Nel caso di specie, pur trattandosi di controversia instaurata nei confronti dell’agente della riscossione che ha emesso l’impugnata cartella erariale, dalla sentenza e dagli atti processuali emerge che proprio nei suoi riguardi è stata omessa la notifica dell’atto d’appello, senza che il giudice abbia disposto l’integrazione del contraddittorio. Ne deriva che la decisione del giudice regionale, in mancanza di costituzione del contraddittorio, è nulla. La sentenza va pertanto cassata ed il processo va rinviato dinanzi alla Commissione tributaria regionale della Campania, che in diversa composizione provvederà, previa integrazione del contraddittorio nei confronti dell’Agenzia delle entrate – Riscossione, al riesame della controversia.

P.Q.M.

Cassa la sentenza e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania, che in diversa composizione provvederà all’integrazione del contraddittorio e al riesame della controversia.

Così deciso in Roma, il 5 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2021

 

 

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