Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34494 del 27/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 27/12/2019, (ud. 30/05/2019, dep. 27/12/2019), n.34494

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello Maria – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso iscritto al n. 5158/2014 proposto da:

D.D.G., rappresentata e difesa dall’Avv. Francesco B.

Marrocco con domicilio eletto in Roma, via della Camilluccia n. 19

presso lo studio dell’avv. Claudio Marcone.

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

generale dello Stato con domicilio eletto in Roma via dei Portoghesi

12;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania n. 198/103 depositata il 5/06/2013.

Udita la relazione del Consigliere Dott. Catello Pandolfi nella

camera di consiglio del 30/05/2019.

Fatto

RILEVATO

che:

Il contribuente D.D.G. ha proposto ricorso per cassazione della sentenza della CTR della Campania n. 198/18/13 depositata il 5/06/2013.

La controversia discende dall’istanza di rimborso dell’IRAP per gli anni dal 2005 al 2008, sulla quale si formava il silenzio-rifiuto, impugnato innanzi alla CTP di Caserta, che respingeva il ricorso. Il successivo appello veniva accolto limitatamente all’anno 2005 e respinto per le altre annualità.

Il D.D. basa il suo ricorso avverso tale decisione su tre motivi.

Con il primo lamenta insufficiente motivazione in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in ordine alle circostanze dedotte a dimostrazione della insussistenza dei presupposti dell’imposta.

Con il secondo, deduce la nullità della sentenza per omessa motivazione circa un fatto decisivo, riferito all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non aver il giudice argomentato sulle ragioni per cui le circostanze indicate sotto la lett. E della premessa del ricorso non erano valse a dimostrare l’insussistenza del presupposto dell’imposta.

Con il terzo motivo, lamenta motivazione contraddittoria rispetto a un fatto decisivo e controverso, in quanto il giudice regionale aveva riconosciuto il rimborso IRAP solo per l’anno 2005, sul presupposto che i costi sostenuti dal professionista, in quell’anno, erano stati irrilevanti. Non lo ha invece riconosciuto per l’anno 2008, benchè in quell’anno le spese fossero state, in proporzione al reddito, percentualmente inferiori al rapporto spese/reddito relative al 2005.

Resiste l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Il ricorrente ha presentato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

Il primo motivo è inammissibile perchè non conforme al testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come novellato ai sensi delle disposizioni su richiamate.

La riformulazione della norma “introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, nel cui paradigma non è inquadrabile la censura concernente la omessa valutazione di deduzioni difensive”. (Sez. 2 -, Sent. n. 14802/2017)

Per contro, il ricorrente non ha dedotto l’omesso esame di un “fatto” inteso in senso storico/naturalistico, cioè un accadimento, ma ha lamentato l’omessa valutazione di deduzioni difensive, in particolare quelle elencate a pag. 4 del ricorso.

Con il secondo motivo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, il contribuente lamenta violazione dell’art. 112 c.p.c., che configura il vizio di omessa pronuncia, su di una specifica domanda sottoposta alla cognizione del giudice. Nel caso in esame, dalla lettura del motivo, sembra piuttosto che la doglianza attenga ancora ad omessa motivazione di deduzioni difensive, quelle indicate sotto la lett. E della premessa del ricorso. Del resto, a pag. 11 dell’atto d’impugnazione si legge “con il presente motivo si sottopone al vaglio di tale Supremo Collegio una sentenza carente sul piano della motivazione..” ed inoltre “si chiede che il controllo della motivazione sia esercitato sulla base dell’art. 116 c.p.c., in collegamento con l’art. 360, comma 1: omissione della motivazione circa un fatto decisivo….”.

Pertanto, il motivo dedotto, per come formulato, va ricondotto nell’ambito dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e come tale è inammissibile per le stesse argomentazioni dedotte per il primo motivo.

Il terzo motivo lamenta contraddittoria motivazione sul presupposto di una difformità nella valutazione del giudice tra il diritto al rimborso IRAP accolto per l’anno 2005 e non per l’anno 2008.

Il motivo è infondato.

Il ricorrente ha argomentato, infatti, sulla rilevanza dei costi sulla base di una impropria analisi comparativa tra diversi periodi d’imposta, in contrasto con il principio di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 7. Alla stregua di esso la valutazione della rilevanza dei costi, in relazione alla sussistenza o meno del presupposto della struttura organizzativa, deve essere compiuta distintamente per ciascun anno d’imposta, in base alla regola dell’autonomia dell’obbligazione tributaria dovuta annualmente, a cui correttamente si è attenuto il giudice regionale.

Ne discende il rigetto del ricorso con condanna al pagamento delle spese del giudizio di legittimità e di quelle prenotate a debito.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.700,00 nonchè delle spese prenotate a debito.

Si dà atto della sussistenza, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 12, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 30 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 dicembre 2019

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