Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3448 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2022, (ud. 18/11/2021, dep. 03/02/2022), n.3448

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14512/2020 proposto da:

C.I., rappresentato e difeso dall’Avv. Anna Rosa Oddone,

come da delega in calce al ricorso per cassazione;

– ricorrente –

e:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica,

domiciliato ex lege in Roma, Via dei Portoghesi, 12, presso gli

uffici dell’Avvocatura Generale dello Stato.

– resistente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di TORINO, n. 1801/2019,

pubblicata in data 11 novembre 2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18 novembre 2021 dal consigliere Lunella Caradonna.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. C.I., nato in Nigeria ((OMISSIS)), ricorre, con atto affidato a due motivi, nei confronti del Ministero dell’interno, contro la sentenza dell’11 novembre 2019, con cui la Corte d’appello di Torino ha respinto il suo appello avverso l’ordinanza del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale ed umanitaria.

2. Il ricorrente ha dichiarato di avere lasciato il suo paese di origine, perché era stato allontanato dalla casa paterna, insieme alla madre e alla sorella, in seguito ad un litigio avuto con la seconda moglie del padre; che aveva trovato ospitalità presso uno zio nel villaggio di (OMISSIS), ma era stato assalito, nel gennaio del 2015, dai miliziani di (OMISSIS).

3. L’Amministrazione intimata si è costituita ai soli fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c..

4. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del giorno 18 novembre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il primo mezzo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, o comunque omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere la Corte d’appello valutato in modo approfondito le doglianze difensive relative al paese d’origine del ricorrente, definito nazione, e per non avere valutato le fonti aggiornate e specifiche sulla situazione in atto in Nigeria.

1.1. Il motivo è inammissibile, perché volto a sollecitare questa Corte ad una rivalutazione delle fonti informative per accreditare, nel giudizio di legittimità, un diverso apprezzamento della situazione di pericolosità interna della Nigeria, giudizio quest’ultimo inibito alla corte di legittimità ed invece rimesso alla cognizione esclusiva dei giudici del merito, la cui motivazione è stata articolata – sul punto qui in discussione – in modo adeguato e scevro da criticità argomentative, avendo specificato, a pag. 4 della sentenza impugnata, con l’indicazione di fonti aggiornate al 2019, che nel paese di provenienza del richiedente non si assisteva ad un conflitto armato generalizzato, tale da integrare il pericolo di danno protetto dalla norma sopra ricordata.

2. Il secondo motivo denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, avendo omesso la Corte d’appello di valutare la condizione di vulnerabilità del ricorrente, in ordine alle sue vicende personali e alla situazione di criticità del territorio.

2.1 Il motivo è inammissibile, perché non si confronta con l’iter argomentativo della Corte, laddove afferma, a pag. 4 del provvedimento impugnato, che la difesa dell’appellante non aveva indicato eventuali vulnerabilità specifiche, né esigenze umanitarie di diversa natura, vertendo la relativa e insufficiente doglianza sulla natura giuridica del diritto alla protezione umanitaria.

3. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile. Nulla sulle spese, poiché l’Amministrazione intimata non ha svolto difese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

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