Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3444 del 09/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 09/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.09/02/2017),  n. 3444

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – rel. Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7062-2015 proposto da:

L.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA N. RICCIOTTI

11, presso lo studio dell’avvocato MICHELE SINIBALDI, rappresentato

e difeso dall’avvocato MASSIMO CIRULLI giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 248/7/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE dell’ABRUZZO – SEZIONE DISTACCATA DI PESCARA, emessa il

09/02/2015 e depositata il 10/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/12/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.

Fatto

IN FATTO

L.M. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, Sezione staccata di Pescara, n. 248/07/2015, depositata in data 10/03/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso per maggiori IRPEF ed IRAP dovute dal contribuente (esercente la professione di medico oculista), in relazione all’anno d’imposta 2008, a seguito di controllo delle movimentazioni bancarie D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 32, – è stata riformata la decisione di primo grado, che aveva accolto il ricorso del contribuente.

A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti.

Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.

Diritto

IN DIRITTO

1. Il ricorrente lamenta, con il primo motivo, rubricato come vizio di omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, ex art. 360, n. 5, la nullità della sentenza per “motivazione meramente apparente che non contiene alcun riferimento alla fattispecie controversa”, lamentando che la C.T.R. non abbia esaminato una serie di fatti decisivi e controversi, comprovati dai documenti prodotti in giudizio sin dal primo grado. Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia poi la nullità della sentenza, ex art. 360 c.p.c., n. 4, per omessa pronuncia, in violazione dell’art. 112 c.p.c., in ordine alla argomentazione, rimasta assorbita in primo grado e riprodotti nelle controdeduzioni in appello, circa la mancata considerazione, da parte dell’Ufficio erariale, dei costi corrispondenti ai maggiori ricavi accertati. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta infine, ex art. 360 c.p.c., n. 5, l’omesso esame circa un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, in relazione alla medesima mancata deduzione dei maggiori costi corrispondenti ai maggiori ricavi accertati.

2. La prima censura è fondata, con assorbimento delle restanti.

Invero, la C.T.R. ha accolto il gravame dell’Agenzia delle Entrate, affermando: “Ebbene al caso che ci occupa il contribuente non fornito prove tali da giustificare le sue argomentazioni”.

Ora, qui richiamati i principi in materia di onere della prova a carico del contribuente, al fine di vincere la presunzione legale di cui al D.P.R. 29 settembre 1073, n. 600, art. 32 prova contraria che può essere fondata anche su presunzioni semplici, da sottoporre comunque ad attenta ed analitica verifica da parte del giudice (Cass. 22502/2011; Cass. n. 4585/2015), deve ribadirsi che non è sufficiente una prova generica circa ipotetiche distinte causali dell’affluire di somme sul proprio conto corrente, ma è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni, ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività (Cass. n. 4929/2015; Cass. 11776/2016, attinente, peraltro, ad altro accertamento impugnato dal medesimo contribuente, relativo a diverso anno d’imposta).

Il giudice di appello, limitandosi ad affermare che le prove offerte dalla parte contribuente non integravano la giustificazione delle movimentazioni bancarie, non ha mostrato di avere esaminato partitamente gli elementi indicati dal suddetto, sulla cui decisività e rilevanza non sembra potersi dubitare, almeno secondo una valutazione prognostica ex ante alla quale e tenuta questa Corte.

3. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo motivo del ricorso, assorbiti i restanti, va cassata la sentenza impugnata, con rinvio alla C.T.R. dell’Abruzzo, in diversa composizione, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, assorbiti i restanti, cassa la sentenza impugnata, con rinvio, anche in ordine alla liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità, alla C.T.R. dell’Abruzzo.

Così deciso in Roma, il 6 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2017

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