Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34359 del 23/12/2019

Cassazione civile sez. lav., 23/12/2019, (ud. 04/12/2018, dep. 23/12/2019), n.34359

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26423/2014 proposto da:

A.N.M. AZIENDA NAPOLETANA MOBILITA’, in persona del legale

rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

FLAMINIA 195, presso lo studio dell’avvocato SERGIO VACIRCA,

rappresentata e difesa dagli avvocati FRANCESCO CAPASSO, GIUSEPPE

FERRARO;

– ricorrente –

contro

L.D.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3249/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 07/05/2014 R.G.N. 8880/2010.

Fatto

RILEVATO

che la Corte di Appello di Napoli, con sentenza pubblicata in data 7.5.2014, accogliendo il gravame interposto da L.D.M., nei confronti dell’ANM Azienda Napoletana Mobilità, avverso la sentenza del Tribunale della stessa sede, resa il 24.3.2010, ha dichiarato il diritto del lavoratore ad ottenere la voce retributiva denominata nuovo terzo elemento salariale di cui al CCNL 25.7.1997 e, per l’effetto, ha condannato la parte datoriale al pagamento delle somme derivanti dal predetto riconoscimento, pari ad Euro 2.608,90, oltre ad interessi e rivalutazione, come per legge;

che per la cassazione della sentenza ricorre l’ANM Azienda Napoletana Mobilità articolando un motivo contenente più censure;

che il lavoratore non ha svolto attività difensiva;

che sono state depositate memorie nell’interesse dell’ANM;

che il P.G. non ha formulato richieste.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il ricorso, si deduce, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, la violazione del D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, convertito in L. n. 863 del 1984; la violazione e falsa applicazione dell’art. 4 dell’Accordo nazionale del 25.7.1997 per il rinnovo del CCNL per i dipendenti del settore degli autoferrotranvieri ed internavigatori, anche alla stregua degli artt. 1322 c.c. e segg.; la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 6 e 10; la violazione e falsa applicazione dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, clausola 2, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28.6.1999; l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, e si lamenta che “la formulazione della domanda” – tesa ad ottenere il computo “a tutti gli effetti, del periodo di formazione lavoro nell’anzianità di servizio del ricorrente, senza alcuna esclusione, alla luce del disposto della L. n. 863 del 1984, art. 3, comma 5, ove prevede che “Il periodo di formazione è computato nell’anzianità di servizio in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo determinato”, cerchi di ingenerare l’equivoco che l’elemento retributivo preteso (il c.d. nuovo terzo elemento salariale), cioè, la maturazione del diritto al pagamento dello stesso, sia connessa all’anzianità di servizio acquisita”. A parere della parte ricorrente, invece, il diritto del lavoratore, assunto con CFL poi convertito, al computo del periodo di formazione nell’anzianità di servizio, unico diritto riconosciuto dalla L. n. 863 del 1984, art. 3, non implica il riconoscimento del “nuovo terzo elemento salariale”, nè, quindi, il L.D. è stato escluso dalla percezione di tale voce retributiva in ragione dell’esclusione del periodo di formazione dall’anzianità di servizio, perchè l’elemento salariale di cui si discute è un istituto retributivo di origine contrattuale del tutto slegato dall’anzianità di servizio, in quanto è configurato dall’Accordo del 2.10.1989 quale elemento aggiuntivo della retribuzione in favore dei “lavoratori in forza al 31.12.88 ed in servizio alla data dell’1.9.1989” ed “attribuito in relazione alle posizioni di inquadramento”; ed al proposito, l’Azienda osserva, altresì, che anche la Corte di merito ha sottolineato che tale elemento retributivo non ha mai fatto parte della retribuzione dei dipendenti assunti con contratto di formazione lavoro, in quanto l’Accordo dell’11.4.1995, nel recepire e disciplinare il contratto di formazione lavoro nel settore degli autoferrotranvieri, all’art. 7, ha stabilito che la retribuzione per i giovani assunti con CFL fosse costituita esclusivamente da quattro voci: “retribuzione conglobata, ex indennità di contingenza, indennità di mensa e indennità domenicale”; disciplina contrattuale (che, appunto, prevede un differente trattamento retributivo dei dipendenti assunti con CFL) che la controparte non ha contestato, essendo, evidentemente, ben consapevole che, per la specificità del rapporto e l’oggettiva diversità ontologica del CFL (causa mista, di scambio tra lavoro retributivo e addestramento preordinato alla piena immissione nel mondo del lavoro), la Cassazione ha sempre pacificamente convenuto che l’autonomia contrattuale collettiva possa sia escludere per questa categoria di lavoratori particolari elementi retributivi (cfr. Cass. nn. 12321/2008; 887/1998; 8270/1995);

sia, al fine di incentivare la stabilizzazione del rapporto, prevedere che le sia corrisposta una retribuzione inferiore a quella degli altri dipendenti dopo la trasformazione del lavoro a tempo indeterminato (v. Cass. nn4475/2012; 85379/2006; 15878/2004), apparendo ciò del tutto logico in considerazione dell’oggettivo minor importo professionale e produttivo che può provenire, sia in termini qualitativi che quantitativi, da un lavoratore privo di una specifica esperienza e per il quale una parte del tempo lavorativo deve essere riservato alla formazione; che il motivo è fondato; al riguardo è da precisare che il Collegio aderisce all’orientamento giurisprudenziale di legittimità espresso con le sentenze nn. 12335/2016; 22256/2015; 21329/2014; 19436/2014; 19435/2014; 18951/2014; 18950/2014; 18949/2014; 18948/2014; 18947/2014, emesse nei confronti dell’ANM Azienda Napoletana mobilità, aventi ad oggetto un altro elemento della retribuzione degli autoferrotranvieri (le competenze accessorie unificate, c.d. CAU), che, analogamente al c.d. terzo elemento salariale, la contrattazione collettiva ha soppresso (in parte, riducendone il valore), preservando il valore preesistente in favore dei soli dipendenti che già ne beneficiavano sino al momento della soppressione, per evitare che i medesimi subissero una improvvisa decurtazione della retribuzione. Orbene, in entrambi i casi, dalla garanzia di mantenimento del livello retributivo goduto, sono stati esclusi coloro che, alla data della stipula dei relativi accordi collettivi, erano in servizio con contratto di formazione lavoro e che non avevano mai percepito quel trattamento. E ciò, non perchè dopo la trasformazione del contratto sia stata disconosciuta l’anzianità di servizio maturata durante il periodo di formazione, ma perchè quegli elementi retributivi non avevano mai fatto parte della retribuzione agli stessi erogata; per la qual cosa, nel momento in cui sono stati totalmente (nel caso del c.d. terzo elemento) o parzialmente (nel caso delle c.d. CAU) soppressi, non si profilava, nei confronti dei medesimi, alcun livello retributivo da mantenere o da conservare.

Del resto, le considerazioni che precedono sono del tutto in linea anche con l’orientamento espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte (sent. n. 20074/2010), secondo il quale “Il contratto di formazione lavoro appartiene al genere del contratto a termine. Il fatto che, una volta trasformato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’anzianità maturata nel periodo di formazione sia utile anche ai fini economici, consentendo l’acquisizione di scatti di anzianità od altri benefici connessi all’anzianità di servizio, siano essi di origine legale o contrattuale, non comporta tuttavia che la natura del rapporto divenga a tempo indeterminato fin dalla sua stipulazione”. La trasformazione, come ricorda Cass. n. 6018/2009, fa sì che gli istituti legati all’anzianità retroagiscano alla stipula del contratto di formazione, ma “per il resto, il lavoratore deve considerarsi come neo-assunto”.

Alla stregua, pertanto, delle considerazioni che precedono, deve affermarsi che non violano il D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 5, convertito in L. n. 863 del 1984 e neppure introducono un trattamento discriminatorio, le clausole della contrattazione collettiva nazionale che, nel contesto di una riforma degli istituti contrattuali della retribuzione, distinguono i lavoratori con contratto di formazione lavoro dal personale già in servizio con rapporto a tempo indeterminato, equiparando i primi al personale di nuova assunzione ai limitati fini dell’attribuzione di nuove voci salariali, senza incidere sulla conservazione dell’anzianità di servizio;

che per tutte le considerazioni svolte, la sentenza va, dunque, cassata, con rinvio della causa alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, che si atterrà, nell’ulteriore esame del merito, ai principi innanzi affermati, provvedendo altresì alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Napoli, in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 4 dicembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 23 dicembre 2019

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