Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 343 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. II, 10/01/2017, (ud. 16/11/2016, dep.10/01/2017),  n. 343

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 1523/2012 proposto da:

G.R., C.F. (OMISSIS), L.M. C.F. (OMISSIS),

P.A. VED. C., C.F. (OMISSIS) e con proc. speciale del

12/7/2016 rep. n. 1196 i SIG. P.E. C.F. (OMISSIS),

C.L. C.F. (OMISSIS), C.P. C.F. (OMISSIS),

PI.AD. C.F. (OMISSIS), P.G. C.F. (OMISSIS) con

l’intervento del suo PROCURATORE GENERALE S.M., QUALI

EREDI DI P.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

APPIANO 22, presso lo studio dell’avvocato LUIGI INFANTE,

rappresentati e difesi dagli avvocati SILVANA BERNOCCHI, GIOVANNI

PIZZOCCARO;

– ricorrenti –

contro

B.L., C.F. (OMISSIS), GA.DA.AN. VED. B.

C.F. (OMISSIS), B.V. C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA F. DENZA 27, presso lo studio dell’avvocato

PAOLO DAVIDE PIPERNO, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato PIERANTONIO ERCOLI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 868/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 27/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/11/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO;

udito gli Avvocati Bernocchi Silvana e Pizzoccaro Giovanni difensori

dei ricorrenti che hanno chiesto l’accoglimento delle difese

depositate ed in atti;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CARDINO Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. – In accoglimento delle domande proposte da B.V., B.L.G. e Ga.Da.An. nei confronti di G.R., L.M. e P.A., proprietari di un fondo posto a confine con quello attoreo, il Tribunale di Cremona – per quanto in questa sede ancora rileva – dispose l’ampliamento coattivo della servitù di passaggio gravante sul terreno di cui al mappale (OMISSIS) di proprietà dei convenuti a vantaggio del fondo attoreo (mappali (OMISSIS) – ex mappale (OMISSIS) – foglio (OMISSIS) del comune di Castelleone), in guisa da consentire il traffico veicolare e determinò l’indennità di cui all’art. 1053 c.c., dovuta dagli attori ai convenuti.

2. – Sul gravame proposto in via principale dagli attori e in via incidentale dai convenuti, la Corte di Appello di Brescia, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, dichiarò che la detta servitù di passaggio era stata costituta per contratto – in forza dell’atto pubblico del 26.6.1968 stipulata tra i rispettivi danti causa delle parti – e che essa aveva carattere illimitato e non limitato all’uso agricolo, potendo esercitarsi sia a piedi che con automezzi.

3. – Per la cassazione della sentenza di appello ricorre parte convenuta sulla base di due motivi.

Resistono con controricorso gli attori.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.- Con i due motivi di ricorso, si denunzia:

a) la violazione e la falsa applicazione degli artt. 1031, 1058, 1079 e 1063 c.c., nonchè il vizio di motivazione della sentenza impugnata, per avere la Corte di Appello ritenuto costituita la servitù di passaggio in forza dell’atto pubblico del 1968, senza che tale atto contenesse il titolo costitutivo del diritto reale, in quanto – a dire dei ricorrenti – sarebbe mancata l’estrinsecazione di una precisa volontà di costituire la pretesa servitù;

b) il vizio di motivazione della sentenza impugnata, per avere la Corte territoriale ritenuto che, col suddetto atto pubblico, si fosse costituita una servitù illimitata, e non una servitù limitata ai soli usi agricoli, negando così ai convenuti l’indennità per l’aggravamento della servitù.

Entrambe le censure sono infondate.

Non sussistono le denunciate violazioni e false applicazioni di legge, nè il vizio di motivazione. La Corte di Appello, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha spiegato che la servitù fu costituita per contratto (atto del 1968) e che in tale titolo non fu limitata all’uso agricolo; cosicchè i motivi di ricorso si riducono a censure di merito relative all’accertamento del fatto. Nè, d’altra parte, i ricorrenti deducono la violazione dei criteri legali di interpretazione del contratto, di cui agli artt. 1362 c.c. e segg..

2. – Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 3.200,00 (tremiladuecento), di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 16 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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