Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3429 del 03/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2022, (ud. 18/01/2022, dep. 03/02/2022), n.3429

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – rel. Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15945-2020 proposto da:

D.E.H., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COMANO 95,

presso lo studio dell’avvocato LUCIANO FARAON, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANDREA FARAON;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 4963/2020 del TRIBUNALE di VENEZIA,

depositata il 14.5.2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 18.1.2022 dal Presidente Relatore Dott. UMBERTO

LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35, depositato il 26.1.2018 D.E.H., cittadino del Senegal, ha adito il Tribunale di Venezia – Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE, impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere di religione musulmana e di etnia (OMISSIS), di aver lasciato il Senegal il 28.6.2016 e di essere arrivato in Italia il 4.10.2016, passando per la Libia; di aver abbandonato il suo Paese perché accusato dalla datrice di lavoro di un furto nella sartoria ove lavorava da cinque anni; di aver segnalato alla proprietaria che il negozio era stato saccheggiato e che costei lo aveva denunciato alla polizia; di essere stato trattenuto e interrogato per una settimana e posto nell’alternativa fra ripagare tutti i danni o scontare la pena in prigione; di aver deciso di fuggire non disponendo della somma necessaria.

Con decreto del 14.5.2020 il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. Avverso il predetto decreto del 14.5.2020, comunicato in pari data, ha proposto ricorso D.E.H., con atto notificato il 15.6.2020 (lunedì, quindi tempestivamente), svolgendo tre motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno si è costituita solo con memoria del 29.7.2020 al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

E’ stata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., la trattazione in Camera di consiglio non partecipata;

Parte ricorrente ha depositato memoria illustrativa ex art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, il ricorrente denuncia nullità del decreto per violazione di legge in relazione all’art. 112 c.p.c., e art. 10 Cost., e lamenta che il Tribunale non abbia esaminato la sua richiesta di riconoscimento del diritto di asilo ai sensi dell’art. 10 Cost., comma 3, di portata più ampia rispetto alla domanda di protezione internazionale, argomentata in ricorso e richiamata nelle conclusioni finali.

3.1. Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, poiché il ricorrente non trascrive le precise deduzioni con cui assume di aver richiesto il riconoscimento del diritto di asilo ex art. 10 Cost., comma 3, in modo tale da consentire di verificare l’asserita non sovrapposizione di tale domanda rispetto alle forme di protezione internazionale e umanitaria su cui il Tribunale pacificamente ha pronunciato.

3.2. Inoltre, secondo giurisprudenza consolidata di questa Corte, almeno con riferimento al diritto vigente prima delle modifiche introdotte dal D.L. 113 del 2018 e poi superate ad opera del D.L. n. 130 del 2020, il diritto di asilo previsto dalla Carta costituzionale è interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti costituiti dallo status di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e dal diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, ed al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, cosicché non v’e’ più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3, (Sez. 6 – 1, n. 16362 del 4.8.2016, Rv. 641324 – 01; Sez. 6 – 1, n. 11110 del 19.4.2019, Rv. 653482 – 01; Sez. 6 – 1, n. 10686 del 26.6.2012 v. 623092 – 01).

4. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, nonché motivazione apparente circa la richiesta di protezione sussidiaria.

4.1. La stabilità della situazione generale del Senegal, secondo il ricorrente, era stata accertata senza indicare le fonti consultate e anche quando alcune fonti erano state citate ciò sarebbe avvenuto con riferimento a prassi del tutto estranee al racconto del ricorrente, ossia con riferimento al fenomeno delle mutilazioni genitali femminili.

Inoltre la credibilità del racconto circa la vicenda personale era stata esclusa senza procedere ai dovuti approfondimenti e senza analizzare le dichiarazioni rese in udienza, ove il richiedente aveva ulteriormente circostanziato il racconto reso in Commissione, riferendo di un accordo intervenuto con la signora M. per la restituzione dei solidi alla presenza della polizia.

Era poi mancata una indagine da parte del Tribunale circa la possibilità del richiedente di difendersi dalle accuse mosse dalla datrice di lavoro nel contesto di un atteggiamento della polizia che lungi dall’indagare sul reato aveva anzi partecipato all’accordo per la restituzione del denaro.

4.2. Diversamente da quanto affermato dal ricorrente, il decreto impugnato ha accertato la situazione generale del Paese, sotto il profilo del rischio di esposizione a violenza indiscriminata scaturente da conflitto armato interno e la fonte all’uopo citata (2016 (OMISSIS) del 3.3.2017) si riferisce a tutte le informazioni riportate alle pagine 4-5 e non solo al tema – effettivamente inconferente nel caso di specie – delle mutilazioni genitali femminili, indicato subito prima della citazione della fonte.

In ogni caso, secondo la giurisprudenza di questa Corte, il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito del 2008, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoca, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del cosiddetto dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate (Sez. 1, n. 4037 del 18.2.2020, Rv. 657062 – 01); inoltre secondo Sez. 1, 15.10.2020 n. 22381 chi intenda denunciare, in sede di legittimità, la violazione da parte del giudice di merito dell’obbligo di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, per consentire la valutazione della decisività della censura ha sempre l’onere di allegare che esistono COI aggiornate ed attendibili dimostrative dell’esistenza, nella regione di provenienza, di una situazione di violenza indiscriminata derivante da conflitto armato, di indicarne gli estremi, di riassumerne o trascriverne il contenuto, nei limiti strettamente necessari al fine di evidenziare che, se il giudice di merito ne avesse tenuto conto, l’esito della lite sarebbe stato diverso.

4.3. Quanto al giudizio di non credibilità del racconto del richiedente asilo espresso dal giudice del merito, secondo la giurisprudenza di questa Corte, le dichiarazioni del richiedente che siano intrinsecamente inattendibili, alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non richiedono un approfondimento istruttorio officioso (Sez.6, 27.6.2018, n. 16925; Sez.6, 10.4.2015 n. 7333; Sez.6, 1.3.2013 n. 5224; Sez.6, 24.9.2012, n. 16202 del 2012; Sez.6, 10.5.2011, n. 10202); inoltre la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, o come motivazione apparente, o come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di Una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Sez. 1, n. 3340 del 5.2.2019, Rv. 652549 – 01; Sez. 6 – 1, n. 33096 del 20.12.2018, Rv.652571-01; Sez. 6 – 1, n. 20580 del 31.7.2019, Rv. 654946-01; Sez. 1, n. 21142 del 7.8.2019, Rv. 654674-01; Sez. 1, n. 6897 del 11.3.2020, Rv. 657477 – 01; Sez. 1, n. 13578 del 2.7.2020, Rv. 658237 – 01).

4.4. Le recriminazioni circa il mancato approfondimento istruttorio circa i comportamenti della polizia non colgono il segno, vista la non credibilità del racconto che avrebbe dovuto innescarlo.

5. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’art. 5 T.U.I., comma 6, “ante decreto c.d. Salvini”, così riferendosi presumibilmente al D.L. n. 113 del 2018.

5.1. Il motivo è inammissibile perché la vulnerabilità soggettiva e individualizzata in caso di rientro in patria viene dedotta con riferimento al rischio di ingiusta incarcerazione per debiti sul presupposto della credibilità del racconto del richiedente asilo, invece giudicato non credibile dal Tribunale (vedi sopra).

5.2. Con la memoria del 29.12.2021 il ricorrente, per quanto attiene al buon inserimento socio-lavorativo in Italia, sostiene di aver già evidenziato nel ricorso introduttivo che il richiedente ha svolto un tirocinio nell’ambito della meccanica e dell’impiantistica e aggiunge che attualmente, il ricorrente lavora presso 2R s.r.l.s. in (OMISSIS) (VI), con contratto di apprendistato dal 1.5.2020 al 31.10.2023 e percepisce una retribuzione mensile di circa Euro 1300,00.

Al riguardo occorre osservare che in sede di legittimità, e tantomeno con la memoria illustrativa, non sono consentite nuove deduzioni in fatto non proposte nella competente sede di merito; inoltre le circostanze rappresentate in ricorso (pag.9) e comunque non documentate circa l’inserimento socio-lavorativo del sig. D. sono estremamente generiche (tirocinio nel settore della meccanica e impiantistica come carpentiere in ferro e perduranza del rapporto) e soprattutto si scontrano con la non specificamente censurata valutazione di merito espressa dal Tribunale, secondo cui era stato dimostrato solo un periodo di lavoro di pochi mesi da aprile a novembre 2019, con retribuzione netta di Euro 450,00, e il consequenziale giudizio di insufficienza dell’integrazione in Italia (pag. 5, sub. 3 del decreto impugnato).

6. Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile senza condanna alle spese in difetto di costituzione dell’Amministrazione tardivamente effettuata con un atto denominato “atto di costituzione”, non qualificabile come controricorso, in difetto di esposizione dei motivi di diritto su cui si fonda, costituendone requisito essenziale (cfr. Sez. 5, n. 17030 del 16.06.2021, Rv. 661609 – 01; Sez. 3, n. 10813 del 18.04.2019, Rv. 653584 – 01; Sez. U, n. 10019 del 10.04.2019, Rv. 653596 – 01; Sez. 6 – 3, n. 24835 del 20.10.2017, Rv. 645928 – 01; Sez. 6 – 3, n. 16921 del 7.7.2017, Rv. 644947 – 01).

P.Q.M.

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022

 

 

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