Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3425 del 12/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 12/02/2010, (ud. 13/01/2010, dep. 12/02/2010), n.3425

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3528-2007 proposto da:

S.M.G., R.M., R.A.R.,

R.P., quali eredi di R.G., tutti

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GOIRAN 23 presso lo studio

dell’Avvocato CONTENTO GIANCARLO e tutti rappresentati e difesi

dall’Avvocato BIANCO MICHELE giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore, MINISTERO

DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 41/2005 della COMMISSIONE TRIBUTARIA REGIONALE

di TORINO, depositata il 05/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/01/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI GIACALONE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUZIO RICCARDO, che ha concluso per la nullità della sentenza per

difetto del contraddittorio.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

R.G. impugnava l’avviso di rettifica del reddito IRPEF per il 1997, emesso dall’Ufficio finanziario sul presupposto della rettifica del reddito della S.a.s. Eredi Roasio Pietro di Roasio Giampaolo & C. di cui era socio al 99,99%, a seguito di constatazione da parte della Guardia di Finanza, della contabilizzazione di fatture per operazioni inesistenti apparentemente emesse dalla S.r.l.

Essepiù.

La C.T.P. respingeva il ricorso. La C.T.R. respingeva l’appello del contribuente, affermando, tra l’altro, l’autonomia del giudizio rispetto a quello relativo alla rettifica del reddito della società personale.

Avverso detta sentenza ricorrono per cassazione gli eredi del R., nelle more deceduto.

La parte erariale resiste con controricorso. Rileva la Corte che va preliminarmente esaminata la questione, rilevabile d’ufficio, relativa all’integrità del contraddittorio, sussistendo, nella specie, come si vedrà, un’ipotesi di litisconsorzio necessario originario tra la società di persone e tutti i soci della stessa.

Invero, la controversia concerne l’accertamento di un maggior reddito di partecipazione del socio di una società di persone tassabile ai fini IRPEF, derivante necessariamente dall’accertamento di un maggior reddito societario tassabile ai fini ILOR (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40). Le contestazioni sono state oggetto di un’unica verifica e non vi è stata la riunione delle impugnative proposte dalla società e dal socio.

Al riguardo, deve essere riaffermato il seguente principio di diritto: “L’unitarietà dell’accertamento che è (o deve essere) alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società ed associazioni di cui all’art. 5 cit. T.U.I.R., e dei soci delle stesse (D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40) e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili, indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso proposto da uno dei soci o dalla società, anche avverso un solo avviso di rettifica, riguarda inscindibilmente la società ed i soci (salvo che questi prospettino questioni personali), i quali tutti devono essere parte nello stesso processo, e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi (D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, comma 1), perchè non ha ad oggetto la singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì la posizione inscindibilmente comune a tutti i debitori rispetto all’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, cioè gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione (Cass. SS.UU. 1052/2007); trattasi pertanto di fattispecie di litisconsorzio necessario originario, con la conseguenza che il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati, destinatario di un atto impositivo, apre la strada al giudizio necessariamente collettivo ed il giudice adito in primo grado deve ordinare l’integrazione del contraddittorio (a meno che non si possa disporre la riunione dei ricorsi proposti separatamente, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29); il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui all’art. 101 c.p.c. e art. 111 Cost., comma 2, e trattasi di nullità che può e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche di ufficio” (Cass. S.U. 14815/08). Dato che nel caso di specie il giudizio è stato celebrato senza che fosse disposta nè l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, nè la riunione dei ricorsi separatamente proposti dalla società e dai soci, il giudizio deve essere rinnovato, in quanto l’intero rapporto processuale si e sviluppato in violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14; quindi, va cassata la sentenza impugnata e quella di primo grado e la causa va rinviata ad altra Sezione della Commissione tributaria provinciale adita, per la celebrazione del giudizio di primo grado nei confronti di tutti i litisconsorti necessari. Il giudice del rinvio dovrà disporre l’integrazione del contraddittorio, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14. Le spese dell’intero giudizio vanno compensate in ragione della novità del principio di diritto affermato.

P.Q.M.

Pronunziando sul ricorso, cassa la sentenza impugnata e quella di primo grado e rinvia la causa innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Cuneo.

Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 12 febbraio 2010

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