Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3420 del 11/02/2011

Cassazione civile sez. II, 11/02/2011, (ud. 12/01/2011, dep. 11/02/2011), n.3420

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso (inscritto al NRG 17521 del 2005) proposto da:

S.L., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso, dall’Avv. SPEDICATO Antonio Lino,

elettivamente domiciliato presso l’Avv. Laura Mocavero in Roma, Via

Carlo Mirabello, n. 7 (studio Avv. Petrolo);

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CASTRIGNANO DEI GRECI, in persona del Sindaco pro tempore,

rappresentato e difeso, in forza di procura speciale a margine del

controricorso, dall’Avv. GIANNACCARI Salvatore Rosario, elettivamente

domiciliato in Roma, nello studio dell’Avv. Antonio Raffaele Greco,

piazza Armenia, n. 12;

– controricorrente –

e nei confronti di:

SU.An.;

– intimato –

e sul ricorso (inscritto al NRG 17521 del 2005) proposto da:

SU.An., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso e di procura speciale autenticata dal

notaio Antonio Pallaro, dagli Avv. Ada Coluccello e Donato Carbone,

elettivamente domiciliato presso l’Avv. Titti Baglivo in Roma, via

Bombay, n. 22;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CASTRIGNANO DEI GRECI, in persona del Sindaco pro tempore,

rappresentato e difeso, in forza di procura speciale a margine del

controricorso, dall’Avv. Salvatore Rosario Giannaccari, elettivamente

domiciliato in Roma, nello studio dell’Avv. Antonio Raffaele Greco,

piazza Armenia, n. 12;

– controricorrente –

e nei confronti di:

S.L.;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Lecce n. 225 depositata

il 19 aprile 2005.

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 12

gennaio 2011 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

uditi gli Avv. Antonio Lino Spedicato, Salvatore Rosario Giannaccari

e Donato Carbone;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. CICCOLO Pasquale Paolo Maria, che ha concluso per il

rigetto del primo motivo del ricorso S. e l’accoglimento del

secondo mezzo, e per il rigetto del ricorso Su..

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.L. ha proposto opposizione avverso il decreto con il quale il Presidente del Tribunale di Lecce gli aveva ingiunto il pagamento, in favore dell’ing. Su.An., della somma di L. 16.410.720, a titolo di compenso per prestazioni professionali.

A sostegno dell’opposizione ha dedotto di non avere mai conferito al predetto professionista nessun incarico professionale, di alcun genere.

Ha precisato tuttavia: che in seguito a licitazione privata egli si era aggiudicato l’appalto dei lavori di costruzione della scuola materna di Castrignano dei Greci, in base a progetto esecutivo redatto dall’arch. D.M.D.; che nel corso dell’esecuzione dei lavori, resesi necessarie delle modificazioni, furono redatte dall’arch. D.M. due perizie di variante e si dovette procedere ad elaborare nuovi calcoli di stabilità; che l’onere della redazione di tali calcoli era, però, per legge, a carico dell’Amministrazione appaltante.

Il Su. si è costituito in giudizio, resistendo.

Questi ha chiamato in causa il Comune, al fine di sentirlo condannare per indebito arricchimento al pagamento della somma di L. 16.410.720.

Il Comune ha resistito alla domanda contro di esso proposta.

L’adito Tribunale di Lecce, con sentenza in data 10 marzo 2003, ha accolto l’opposizione e, per l’effetto, ha revocato il decreto ingiuntivo, condannando il Su. al pagamento delle spese processuali sostenute dallo S.; ha accolto, inoltre, la domanda proposta dal Su. nei confronti del Comune, condannandolo al pagamento, in favore del professionista, della somma di Euro 8.475,43, oltre accessori e spese.

Il Tribunale ha ritenuto che il Comune di Castrignano dei Greci aveva l’onere di predisporre il progetto esecutivo dell’opera appaltata e che i calcoli relativi al progetto di variante erano stati effettivamente eseguiti dall’ing. Su. ed utilizzati dal Comune per la realizzazione dell’opera; sicchè, attesa la mancanza di un incarico formale per iscritto da parte del Comune e l’improponibilità dell’azione contrattuale (per mancanza, appunto, di prova scritta, necessaria ad substantiam nei rapporti con la P.A.), doveva accogliersi la proposta azione di arricchimento senza causa ex art. 2041 cod. civ..

La Corte d’appello di Lecce, con sentenza n. 225 depositata il 19 aprile 2005, ha dichiarato inammissibile, in accoglimento del gravame principale del Comune, la domanda di arricchimento senza causa proposta con atto di chiamata in causa dal Su. nei confronti del Comune, e ciò per difetto del requisito della sussidiarietà (avendo nella specie il professionista esercitato azione contrattuale nei confronti dello S.); ha dichiarato inammissibile, in quanto privo dell’articolazione di motivi specifici di doglianza, il gravame incidentale proposto dallo S. (recte: dal Su.) nei confronti del Su. (recte: dello S.); ha compensato tra le parti le spese del doppio grado del giudizio.

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello lo S. ha proposto ricorso, con atto notificato il 28 giugno ed il 4 luglio 2005, sulla base di due motivi.

Ha resistito, con controricorso, il Comune.

Ha proposto autonomo ricorso il Su., con atto notificato l’8 agosto 2005, articolando un motivo di censura.

Ha resistito, con controricorso, il Comune.

Il Comune ed il Su. hanno depositato memorie illustrative in prossimità dell’udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Preliminarmente, il ricorso principale proposto dallo S. (inscritto al NRG 17521 del 2005) e quello, da considerare incidentale, articolato dal Su. (inscritto al NRG 20806 del 2005) vanno riuniti, ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ., essendo entrambe le impugnazioni rivolte contro la stessa sentenza.

2. – Con il primo motivo, il ricorrente in via principale denuncia “violazione e falsa applicazione degli artt. 325 e 326 cod. proc. civ. e difetto di motivazione circa un punto decisivo della controversia (art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.)”. L’impugnazione della sentenza di primo grado da parte del Comune di Castrignano dei Greci sarebbe tardiva: a fronte di una notificazione della sentenza del Tribunale avvenuta l’11 luglio 2003, il gravame è stato interposto soltanto con atto di appello notificato l’11 novembre 2003. Malgrado l’inammissibilità dell’appello non fosse stata eccepita nè dallo S. nè dal Su., la tardività avrebbe dovuto essere rilevata, d’ufficio, dal giudice del gravame.

2.1. – Il motivo è privo di fondamento.

La sentenza di primo grado, infatti, non è stata notificata al Comune di Castrignano dei Greci presso l’Avv. Paolo Mangelli, suo procuratore costituito in giudizio, come prevedono gli artt. 285 e 170 cod. proc. civ., ma – come risulta dalla relata di notificazione in calce alla copia della sentenza notificata – al Sindaco del Comune, presso il municipio di Castrignano dei Greci.

Trova, pertanto, applicazione il principio secondo cui l’art. 326 cod. proc. civ., comma 1, ricollega la decorrenza del termine breve d’impugnazione non già alla conoscenza, sia pure legale, della sentenza, ma al compimento di una formale attività acceleratoria e sollecitatoria, data dalla notificazione della sentenza effettuata nelle forme tipiche del processo di cognizione al procuratore costituito della controparte, secondo la previsione degli artt. 285 e 170 cod. proc. civ., di talchè se la notificazione è eseguita in forma diversa, ed in particolare alla controparte personalmente, essa non vale a far decorrere il termine breve per l’impugnazione nei confronti del notificato (Cass., Sez. Lav., 22 novembre 2003, n. 17790; Cass., Sez. Lav., 27 aprile 2010, n. 10026).

Da tanto consegue che l’appello proposto dal Comune nel rispetto del termine lungo di cui all’art. 327 cod. proc. civ. è da considerare tempestivo.

3. – Con il secondo mezzo (violazione e falsa applicazione dell’art. 156 cod. proc. civ., comma 2, art. 163 cod. proc. civ., n. 4, artt. 324, 342 e 359 cod. proc. civ.; difetto di motivazione circa un punto decisivo della controversia), lo S. si duole che la Corte territoriale, pur avendo dichiarato inammissibile l’appello incidentale proposto dal Su., abbia dichiarato interamente compensate le spese del doppio grado del giudizio, incidendo così anche sul regolamento delle spese del primo grado. La Corte territoriale non poteva modificare le statuizioni sulle spese della sentenza di primo grado, nei cui confronti, con riferimento al rapporto processuale tra lo S. ed il Su., si era verificato il giudicato interno.

3.1. – La censura è fondata.

Il Tribunale di Lecce ha accolto l’opposizione del S. e, revocato il decreto ingiuntivo, ha condannato il Su. al pagamento delle spese processuali sostenute dall’opponente.

La Corte salentina, per quanto qui rileva, ha dichiarato inammissibile l’appello incidentale proposto dal Su. nei confronti dello S. e, pur in difetto di un motivo specifico in ordine alla decisione sulle spese processuali adottata dal giudice di prime grado, ha disposto una nuova regolamentazione delle stesse, dichiarandole interamente compensate tra le parti, anche nel rapporto tra lo S. ed il Su..

Così decidendo, la Corte territoriale si è discostata dal principio – costante nella giurisprudenza di questa Corte (Sez. 3^, 19 novembre 2009, n. 24422; Sez. 2^, 3 maggio 2010, n. 10622; Sez. Lav., 12 luglio 2010, n. 16308) – secondo cui, in materia di liquidazione delle spese giudiziali, il giudice di appello che (rigetti o) dichiari inammissibile il gravame, non può, in assenza di uno specifico motivo in ordine alla decisione sulle spese processuali, modificare il contenuto della statuizione di condanna al pagamento di tali spese assunta dal giudice di primo grado, compensandole, attesi i limiti dell’effetto devolutivo dell’appello, alla cui applicabilità non è di ostacolo il carattere accessorio del capo sulle spese, che resta pur sempre autonomo.

4.- Con l’unico motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 2041 e 2042 cod. civ.), il Su. – premesso che “in questo caso l’ing. Su. non aveva altra scelta se non chiamare in causa il Comune di Castrignano dei Greci per vederlo condannare per indebito arricchimento, unica possibilità per vedere compensato il suo lavoro professionale” – sostiene che “ai sensi dell’art. 2042, … l’azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un’altra azione per farsi indennizzare dal pregiudizio subito, ma in questo caso il Su. ha validamente esercitato l’azione di indebito arricchimento nei confronti del Comune di Castrignano dei Greci, poichè solo quest’ultimo è tenuto a pagare al Su. la sua prestazione professionale, in quanto cosi è stabilito dalla legge”.

4.1. – Il motivo – da esaminare nei limiti della prospettazione contenuta nel ricorso, non potendo lo stesso essere integrato dagli ampliamenti contenuti nella memoria ex art. 378 cod. proc. civ. – è inammissibile.

Per costante giurisprudenza (Cass., Sez. 1^, 17 maggio 2006, n. 11501; Cass., Sez. 1^, 8 marzo 2007, n. 5353), il vizio della sentenza previsto dall’art. 360 cod. proc. civ., n. 3, deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell’art. 366 cod. proc. civ., n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere il suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione.

Risulta, quindi, inidoneamente formulata la deduzione del vizio, essendo nella specie l’errore di diritto individuato per mezzo della sola preliminare indicazione della norma pretesamente violata e dell’affermazione apodittica secondo cui il ricorrente avrebbe validamente esercitato l’azione di indebito arricchimento nei confronti del Comune, tenutovi per legge, ma senza che il prospettato errore di diritto sia dimostrato per mezzo di una critica circostanziata delle soluzioni adottate dal giudice del merito nel risolvere le questioni giuridiche poste dalla controversia.

5. – La sentenza impugnata è cassata nei limiti della censura accolta.

Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ..

Ferma nel resto la sentenza impugnata, Su.An. va condannato, nei confronti di S.L., alle spese del giudizio di primo, nella misura già liquidata dal Tribunale di Lecce con la sentenza n. 1246 del 10 marzo 2003, nonchè alle spese del giudizio di appello, che vanno liquidate nell’importo di Euro 1.200,00 di cui Euro 400,00 per diritti, Euro 700,00 per onorari ed Euro 100,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Quanto alle spese del giudizio di cassazione, in applicazione del principio della soccombenza, lo S. va condannato al rimborso delle spese processuali sostenute dal Comune ed il Su. al pagamento delle spese in favore dello S. e del Comune.

La misura delle spese del giudizio di cassazione è indicata in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte, riuniti i ricorsi, così provvede:

rigetta il primo motivo del ricorso principale (RGN 17521 del 2005) ed accoglie il secondo motivo dello stesso ricorso;

rigetta il ricorso incidentale (RGN 20806 del 2005);

cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e, decidendo nel merito, condanna Su.An. al rimborso, nei confronti di S.L., delle spese del giudizio di primo grado, nella misura già liquidata dal Tribunale di Lecce con la sentenza n. 1246 del 10 marzo 2003, nonchè alle spese del giudizio di appello, liquidate nell’importo di Euro 1.200,00 di cui Euro 700,00 per onorari, Euro 400,00 per diritti ed Euro 100,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge;

condanna lo S. al rimborso delle spese processuali sostenute nel giudizio di cassazione dal Comune di Castrignano dei Greci, liquidate nell’importo di Euro 1.200,00 di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge;

condanna il Su. al rimborso delle spese processuali sostenute nel giudizio di cassazione dal Comune di Castrignano dei Greci, liquidate nell’importo di Euro 1.200,00 di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge;

condanna il Su. al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore dello S., liquidate nell’importo di Euro 500,00 di cui Euro 400,00 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2011

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