Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3418 del 13/02/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 3418 Anno 2018
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: OLIVIERI STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso 17962-2015 proposto da:
EL FATNI MUNIR,

KARKOURI AMINA,

elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA DEGLI APPENNINI 46, presso
lo studio dell’avvocato ANTONIO GIAMPAOLO,
rappresentati e difesi dall’avvocato GIAN LUCA FABBRI
giusta procura in calce al ricorso;
– ricorrenti •

2017
2538

nonchè contro

GIACCA ANNA, LIPAROTI ADDOLORATA, LIPAROTI VINCENZO,
LIPAROTI SALVATORE, LIPAROTI ALESSANDRO;
– intimati nonchè contro

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA (GIA’

1

FONDIARIA SAI

Data pubblicazione: 13/02/2018

ASS.NI ), in persona della procuratrice speciale ANNA
ROSA CAVICCHI, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
L. BISSOLATI 76, presso lo studio dell’avvocato
TOMMASO SPINELLI GIORDANO, che la rappresenta e
difende unitamente agli avvocati ENRICA FASOLA,

– resistente con procura –

avverso la sentenza n. 533/2015 del TRIBUNALE di
BOLOGNA, depositata il 11/02/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 14/12/2017 dal Consigliere Dott.
STEFANO OLIVIERI;

2

SANDRO UGGERI giusta procura speciale notarile;

Fatti di causa
Il Giudice di Pace di Bologna, con sentenza in data 27.4.2011 decidendo nella
causa di risarcimento danni proposta nei confronti di Fondiaria SAI Ass.ni s.p.a.
quale impresa designata dal FGVS da Munir El Fatni ed Amina Karkouri, n.q. di
genitori esercenti la potestà sul minore Walid El Fatni -il quale aveva riportato
lesioni personali in seguito al tamponamento della vettura, condotta e di

ad opera e per responsabilità esclusiva del veicolo di proprietà di Ferdinando
Liparoti, risultato privo di copertura assicurativa RCA-, dichiarava il difetto di
legittimazione passiva della impresa designata e comunque rigettava nel
merito la pretesa risarcitoria.
Il Tribunale di Bologna adito in grado di appello con impugnazione principale
della parte danneggiata e con impugnazione incidentale della impresa
designata FGVS, con sentenza 11.2.2015 n. 533 , confermava la statuizione di
carenza di legittimazione passiva della società assicurativa , non avendo fornito
i danneggiati prova che il veicolo investitore fosse privo di copertura
assicurativa e difettando pertanto la condizione prevista dall’art. 19, comma 1,
lett. b), della legge n. 990/1969, applicabile ratione temporis, per la
insorgenza della obbligazione risarcitoria del FGVS.
Il Tribunale confermava altresì la statuizione del giudice di prime mena parte in
cui aveva ritenuto infondata la pretesa risarcitoria, in quanto le lesioni
personali (trauma cranico commotivo) erano da imputarsi al mancato uso delle
cinture di sicurezza o -data la età del minore di anni tre- il mancato utilizzo
dell’apposito seggiolino, in violazione dell’art. 172 CdS, e doveva pertanto
ritenersi esclusa la responsabilità del convenuto Jahan Ahmad conducente del
veicolo investitore.
Veniva invece accolto l’appello incidentale della impresa designata inteso ad
ottenere la rifusione anche delle spese di lite sostenute nel primo grado di
giudizio.

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ric. El Fatni Munir +3 c/UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. + 5

s. est.
S e . • Olivieri

proprietà di Mohamed Karkouri, a bordo della quale era trasportato, verificatosi

La sentenza di appello non notificata è stata impugnata per cassazione dai
genitori del minore con due motivi
Non hanno svolto difese gli eredi di Ferdinando Liparoti, deceduto nelle more
del giudizio di merito.
UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. n.q. di impresa designata FGVS ha depositato procura

Ragioni della decisione
Occorre rilevare di ufficio in via pregiudiziale che il ricorso per cassazione non
risulta notificata agli eredi Vincenzo Liparoti (iscritto alla anagrafe AIRE e
residente in Lussemburgo come da informazione trasmessa dal Consolato
italiano ed al quale il ricorso è stato notificato ai sensi dell’art. 142 comma 2
c.p.c., ma il plico contenente l’atto è stato restituito con relata negativa) e
Salvatore Liparoti, entrambi coeredi del “responsabile del danno” Ferdinando
Liparoti e dunque litisconsorti necessari nel giudizio relativo a pretesa
risarcitoria vantata nei confronti della impresa designata FGVS ai sensi dell’art.
19 comma 1 lett. b) legge n. 990/1969 -applicabile ratione temporis- come
previsto dall’art. 23 comma 1 legge 24.12.1969 n. 990 (integralmente
riprodotto dall’art. 288, comma 4, TU Ass. Private, come modificato dal Dlgs
n. 198/2007 art. 1co11 lett. b).
Tuttavia non occorre procedere alla previa integrazione del contraddittorio
ritenendo la Corte di aderire all’orientamento giurisprudenziale secondo cui, nel
giudizio di cassazione, il rispetto del principio della ragionevole durata del
processo ex art. 111 Cost. impone, in presenza di un’evidente ragione
d’inammissibilità del ricorso o di una manifesta infondatezza dello stesso, di
definire con immediatezza il procedimento, senza la preventiva integrazione
del contraddittorio nei confronti di litisconsorti necessari cui il ricorso non risulti
notificato, trattandosi di un’attività processuale del tutto ininfluente sull’esito
del giudizio (cfr. Corte cass. Sez. U, Ordinanza n. 6826 del 22/03/2010; id.

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Stefa

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livieri

speciale per atto pubblico e memoria illustrativa ex art. 380 bis.1. c.p.c.

Sez. 3, Sentenza n. 690 del 18/01/2012; id. Sez. 3, Sentenza n. 15106 del
17/06/2013).
Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 19 comma 1
lett. b) della legge n. 990/1969, vigente al tempo.
Sostengono i ricorrenti di avere originariamente formulato richiesta
risarcitoria a SAI Ass.ni s.p.a. cui si riferiva il contrassegno esposto sul veicolo

allegando la assenza di copertura assicurativa del veicolo investitore – sia a
FGVS-Consap con nota 3.10.2002, sia alla impresa designata che per mera
coincidenza era la stessa SAI Ass.ni s.p.a. (poi a seguito di fusione Fondiaria
SAI Ass.ni s.p.a.) , con note in data 8.4.2004 ed in data 13.1.2005, senza che
nessuno dei destinatari avesse mai sollevato contestazioni in ordine alla
circostanza della scopertura assicurativa del veicolo danneggiante del quale
erano stati forniti tutti i dati che avrebbero consentito agevolmente di
effettuare detta verifica.
In ogni caso la risposta fornita dall’ANIA con la lettera in data 18.6.2003 era
stata male interpretata dal Tribunale in quanto l’affermazione che nella banca
dati della associazione non risultava alcuna registrazione relativa al veicolo del
Liparoti, forniva comunque un elemento di prova presuntiva che avrebbe
dovuto essere apprezzato indipendentemente dal fatto che non tutte le
imprese assicurative aderissero alla associazione o comunicassero
tempestivamente i dati relativi alle polizze RCA, ed avrebbe dovuto condurre
all’accertamento della inesistenza della copertura assicurativa in
considerazione degli altri elementi indiziari costituti dalla assenza di
contestazioni stragiudiziali da parte di CONSAP e della impresa designata SAI
Ass.ni s.p.a., nonché di altra sentenza pronunciata in distinto giudizio dal
Giudice di Pace di Bologna -passata in giudicato- ed avente ad oggetto
richieste risarcitorie dipendenti dal medesimo sinistro stradale nel quale era
stata accertata la mancanza di copertura assicurativa del veicolo di proprietà

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Stefai Olivieri

del Liparoti e che, non avendo ottenuto alcun riscontro, si erano rivolti –

del Liparoti e la impresa designata FGVS era stata condannata al risarcimento
del danno.
Con il secondo motivo i ricorrenti investono la statuizione di merito della
sentenza di appello che ha rigettato la domanda risarcitoria, deducendo la
violazione degli artt. 2727 e 2729 c.c.
I ricorrenti censurano la erroneità della decisione impugnata laddove ha

fatto-tamponamento, sostenendo che il Giudice di appello aveva operato
plurime presunzioni a catena, ipotizzando, ma senza che ciò trovasse
fondamento in elementi circostanziali certi, il mancato uso delle cinture di
sicurezza, omettendo di considerare che la lesione personale (trauma cranico
commotivo) era compatibile con il tamponamento, dovendo quindi essere
affermata la responsabilità del conducente del veicolo investitore.
Il secondo motivo -che va esaminato per primo in applicazione del principio
della ragione più liquida- è infondato, rimanendo in conseguenza assorbito
l’esame del primo motivo che censura una diversa ratio decidendi.
Osserva il Collegio che la critica dello schema logico presuntivo non investe
idoneamente l’argomento motivazionale posto a fondamento della decisione.
I ricorrenti non forniscono, infatti, adeguata esplicazione della contestazione
relativa alla asserita violazione del divieto di doppia presunzione: del tutto
infondato è infatti il rilievo per cui non potrebbe utilizzarsi il ragionamento
presuntivo in ordine al mancato uso delle cinture, atteso che il Tribunale ha
correttamente attinto dal fatto certo della lesione personale subita dal minore e
descritta nella c.t.u. medico-legale la premessa logica da cui ha tratto la
conseguenza del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza, ovvero -anche in
considerazione della età del minore di anni tre- del mancato utilizzo del
seggiolino regolamentare, misure obbligatorie prescritte dall’art. 172 del
Codice della strada.

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Olivieri

escluso dalla serie causale che ha prodotto il danno subito dal minore, anche il

Quanto alla critica mossa -almeno così sembra- all’accertamento del nesso di
causalità materiale, osserva il Collegio che dalla espressione, mutuata dalla
decisione di prime cure, secondo cui alcuna responsabilità può essere
addebitata al conducente del veicolo investitore, appare chiara la ratio
decidendi della sentenza che ha inteso individuare nel mancato utilizzo delle
misure di ritenzione la condotta idonea a porsi come unica ed esclusiva causa

in fatto non sindacabile attraverso il vizio di violazione di norme di diritto, che
se il minore avesse viaggiato con le cinture di sicurezza allacciate l’evento
lesivo (trauma cranico) non si sarebbe verificato, e conseguentemente ha
ritenuto che la condotta colposa del conducente dell’auto investitrice non aveva
contribuito, neppure come causa concorrente concomitante alla produzione del
danno.
L’applicazione del criterio è corretta in quanto, ferma la responsabilità del
conducente della vettura di proprietà del Liparoti, quanto alla causazione dello
scontro (tamponamento) e ferma altresì la astratta idoneità dell’azione di detto
conducente a procurare le lesioni patite dal minore, nel caso di specie la
sequenza causale indicata è stata interrotta e(3» -con assorbimento della intera
efficienza deterministica- da un’altra causa, consistente nella negligente
condotta omissiva (non ovviamente del danneggiato al quale, trattandosi di
minore di anni tre non può essere imputata la colposa inosservanza delle
norme del Codice della strada, ma) del conducente del veicolo sul quale
viaggiava come trasportato lo stesso minore che non ha assicurato il
passeggero con il dispositivo di sicurezza previsto.
La statuizione della sentenza impugnata va pertanto esente da censura in
quanto ha applicato correttamente il principio di causalità materiale come
descritto dagli artt. 41 c.p.. e 1227 comma 1 c.c., secondo cui in presenza di
fatti imputabili a più persone, coevi o succedutisi nel tempo, deve essere
riconosciuta a tutti un’efficacia causativa del danno, ove abbiano determinato
una situazione tale che, senza l’uno o l’altro di essi, l’evento non si sarebbe
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efficiente delle lesioni personali: il Giudice ha infatti ritenuto, con accertamento

verificato, mentre deve attribuirsi il rango di causa efficiente esclusiva ad uno
solo dei fatti imputabili quando lo stesso, inserendosi quale causa
sopravvenuta nella serie causale, interrompa il nesso eziologico tra l’evento
dannoso e gli altri fatti, ovvero quando il medesimo, esaurendo sin dall’origine
e per forza propria la serie causale, riveli l’inesistenza, negli altri fatti, del
valore di concausa e li releghi al livello di occasioni estranee (cfr. Corte cass.
Sez. 1 – , Sentenza n. 92 del

04/01/2017).
Trattandosi di statuizione idonea a sorreggere autonomamente il decisum, si
rende superfluo l’esame della censura formulata con il primo motivo che va ad
attingere una diversa ratio decidendi.
In conclusione il ricorso deve essere rigettato (infondato il secondo motivo;
assorbito il primo) ed i ricorrenti debbono essere condannati alla rifusione delle
spese del giudizio di legittimità che si liquidano in dispositivo.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, inserito
dall’art. 1 comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis, dello stesso articolo 13.
P.Q.M.

rigetta il ricorso.
Condanna la parte ricorrente al pagamento in favore della controricorrente,
delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1.800,00 per
compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi
liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, inserito
dall’art. 1 comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a

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RG n. 17962/2015
ric. El Fatni Munir +3 c/UNIPOLSAI Ass.ni s.p.a. + 5

C
Stef

est.
Olivieri

Sez. 3, Sentenza n. 18094 del 12/09/2005; id.

titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del

comma 1-bis, dello stesso articolo 13 .

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