Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3417 del 13/02/2018


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 3417 Anno 2018
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: OLIVIERI STEFANO

ha pronunciato la seguente

CC

ORDINANZA

sul ricorso 435-2015 proposto da:
VITIELLO CARLO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
DELLA GIULIANA 58, presso lo studio dell’avvocato
MAURIZIO MASSATANI, rappresentato e difeso
dall’avvocato EDOARDO BARBARULO giusta procura a
margine del ricorso;
– ricorrente contro

ERGO PREVIDENZA già SPA BAYERISCHE VITA, in persona del
Direttore Affari Legali e Societari dott.ssa CHIARA
REGATTIERI, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
MICHELE MERCATI 42, presso lo studio dell’avvocato
CARLO ALFREDO ROTILI che la rappresenta e difende

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Data pubblicazione: 13/02/2018

unitamente agli avvocati FRANCESCO RUSCONI, GIORGIO
RUSCONI giusta procura a margine del controricorso;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 3573/2013 della CORTE D’APPELLO
di NAPOLI, depositata il 15/10/2013;

consiglio del 14/12/2017 dal Consigliere Dott.

OLIVIERI;

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STEFANO

udita la relazione della causa svolta nella camera di

Fatti di causa
Carlo Vitiello sottoscriveva in data 15.2.1999 con Bayerische Vita s.p.a.
polizza assicurativa comprensiva di “garanzia base vita, nonché infortuni e
malattia” (che prevedeva pagamento del capitale -per durata anni di vita- e del
premio, entrambi rivalutati annualmente; assicurazione complementare contro
gli infortuni -in caso di invalidità permanente da infortunio, oltre diaria da
“con

esonero pagamento premio in caso di invalidità”).
Essendosi verificato il rischio malattia da cui era derivato lo stato di invalidità
permanente (insorgenza di malattia degenerativa della base aortica con
ricovero d’urgenza in data 5.3.1999 e successivo intervento chirurgico in data
17.3.1999), il Vitiello denunciava il sinistro e richiedeva il pagamento
dell’indennizzo che veniva negato dalla società assicurativa essendosi verificato
l’evento in data anteriore all’inizio di decorrenza della polizza (trentesimo
giorno successivo alla stipula del contratto) e comunque risultando prescritto il
diritto di credito ai sensi dell’art. 2952 comma 2 c.c. nel testo vigente pro
tempore.
La causa introdotta in primo grado dal Vitiello, con atto di citazione in data
8.1.2002, veniva definita dal Tribunale di Napoli, con sentenza 31.5.2005 n.
6134, che dichiarava prescritta la domanda di accertamento dell’esonero dal
pagamento dei premi, rigettando la domanda di pagamento dell’indennizzo di
polizza, nonché la domanda riconvenzionale, proposta dalla società, di
annullamento del contratto ex art. 1892 c.c..
La Corte d’appello di Napoli, adita con impugnazione principale del Vitiello,
con sentenza 15.10.2013 n. 3573, rigettava l’appello confermando la decisione
di prime cure in punto di prescrizione ex art. 2952 c.c. e rilevando che,
secondo le clausole di polizza, l’evento da comunicare alla società era costituito
dal fatto obiettivo della insorgenza di una malattia dalla quale presumibilmente- sarebbe potuta derivare una invalidità permanente, e non
anche della successiva conoscenza delle effettive conseguenze invalidanti che
erano derivate dalla malattia, sicchè il “dies a quo” del termine prescrizionale
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ricovero per infortunio o malattia- ed assicurazione complementare

doveva essere fissato non oltre la data 19.7.1999 (sottoposizione del Vitiello a
visita medico-legale da parte della CMO, ai fini dell’accertamento della
invalidità) e quindi la comunicazione alla società effettuata con raccomandata
in data 10.10.2000 doveva ritenersi tardiva, essendo irrilevante che
l’assicurato avesse appreso in data 21.4.2000 l’esito della visita medica che
attestava lo stato di invalidità, atteso che proprio la domanda di

Vitiello ricollegava all’evento subito le conseguenze invalidanti di natura
permanente oggetto del rischio assicurato. Alla accertata prescrizione del
diritto alli “esonero del pagamento dei premi”,

conseguiva il rigetto della

domanda di “restituzione del capitale”, in quanto pretesa derivante -secondo la
stessa prospettazione dell’assicurato- dal diritto prescritto, nonché la domanda
di risarcimento danni per inadempimento della società assicurativa, mentre
doveva dichiararsi inammissibile -in quanto non incidente sulla “ratio
decidendi”- il motivo di gravame secondo cui il contratto doveva intendersi
concluso alla data del 15.3.1999.
La sentenza di appello, non notificata, è stata impugnata per cassazione dal
Vitiello con cinque motivi.
Resiste con controricorso ERGO Previdenza s.p.a.
Le parti hanno depositato memorie illustrative ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c.
Ragioni della decisione
Con il primo motivo il ricorrente deduce cumulativamente il vizio di
violazione degli artt. 2952, 2935 e 2943 c.c. (art. 360co1 n. 3 c.p.c.), nonché il
vizio di omesso esame di un fatto decisivo (art. 360co1 n. 5 c.p.c.). Con il
secondo motivo viene dedotto analogo vizio di omesso esame di un fatto
decisivo ex art. 360co1 n. 5 c.p.c..
Il ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha affermato
che il diritto all’indennizzo inizia a prescriversi “verificatasi l’invalidità” e che
tale condizione doveva ritenersi avverata già con la presentazione in data
27.5.1999 della domanda all’INPS per ottenere il riconoscimento dell’assegno
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riconoscimento dell’assegno di invalidità presentata all’INPS dimostrava che il

di invalidità, in quanto formulata sul presupposto che dalla patologia fossero
esitati postumi invalidanti di natura permanente.
Il ricorrente assume che la prescrizione non poteva iniziare a decorrere
anteriormente alla conoscenza dei postumi invalidanti e dunque prima di avere
appreso, in data 21.4.2000, presso lo sportello INPS l’esito della visita
collegiale della CMO, ed in ogni caso la prescrizione doveva intendersi

Condizioni di polizza in caso di mancato riconoscimento della invalidità daparte
della società assicurativa, non avendo considerato il Giudice di appello che con
atto 10.4.2001, notificato in data 18.4.2001, il Vitiello aveva comunicato alla
società la intenzione di dare corso alla “procedura arbitrale”.
Il primo motivo è infondato.
La critica non inficia la statuizione della Corte d’appello secondo cui, tra la
denuncia di sinistro in data 6.4.1999 (ricevuta dalla società il 15.4.1999:
ricorso pag. 19) comunque tra la data 19.7.1999 della visita medica collegiale
eseguita dalla CM0 (nell’ambito del procedimento introdotto dal Vitiello con la
domanda presentata il 27.5.1999 all’INPS per il riconoscimento della pensione
di invalidità) ed il successivo atto interruttivo del 10.10.2000 (ricevuto dalla
società il 16.10.2000) con il quale veniva richiesto l’indennizzo per la diaria e
l’esonero dal pagamento dei premi assicurativi scaduti successivamente alla
data di denuncia del sinistro, era decorso il termine breve annuale di
prescrizione, di cui all’art. 2952, comma 2, c.c. (nel testo vigente al tempo,
anteriore alle modifiche introdotte dall’art. 3 comma 2 ter del Decreto-Legge
28 agosto 2008 n. 134 convertito con modificazioni dalla L. 27 ottobre 2008, n.
166).
La censura, per quanto concerne il vizio ex art. 360co1 n. 5) c.p.c., si
palesa, infatti, inammissibile non avendo il ricorrente indicato il “fatto storico
decisivo”, provato in giudizio, dimostrativo del tempestivo esercizio del diritto
“ex contractu”, che il Giudice di appello avrebbe del tutto omesso di
considerare: irrilevante a tal fine essendo l’atto stragiudiziale, notificato alla
società in data 10.4.2001, con il quale il Vitiello dichiarava di voler iniziare la
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“sospesa” finchè non fosse stata espletata la procedura arbitrale prevista dalle

”procedura di perizia-arbitrato contrattuale”,

in quanto compiuto dopo la

scadenza del termine prescrizionale annuale.
Quanto alla censura di violazione degli artt. 2935 e 2952 c.c., la stessa si
incentra interamente sulla indimostrata affermazione secondo cui soltanto con
la nota in data 30.12.1999 trasmessa dalla società assicurativa -con la quale
la impresa assicurativa contestava la operatività della polizza, per essere

avrebbe potuto iniziare a decorrere il termine prescrizionale, senza tuttavia che
a tale asserto sia fornito il minimo supporto argomentativo in diritto -con
evidente inosservanza dell’art. 366co1 n. 4 c.p.c.-, essendo appena il caso di
osservare, al riguardo, come il diniego opposto dalla società di assicurazione,
non implichi alcun riconoscimento, neppure parziale, del diritto all’indennizzo,
ai fini dell’art. 2944 c.c.
Quanto alla prospettata tesi, per vero soltanto accennata nella esposizione
del motivo, secondo cui la polizza prevedeva un “procedimento complesso”
inteso al progressivo accertamento della invalidità, essendo tenuto l’assicurato
-dopo la presentazione della denuncia di sinistro- a produrre i documenti
attestai la invalidità che dovevano essere sottoposti e valutati dalla società
assicurativa, sicchè -secondo la tesi difensiva del ricorrente- soltanto al
momento della acquisizione presso gli uffici dell’INPS della attestazione di
invalidità permanente, poteva iniziare a decorrere la prescrizione del diritto,
osserva il Collegio che, se, da un lato, la critica all’accertamento in fatto
compiuto dal Giudice di appello (secondo cui la conoscenza dell’evento-rischio,
ossia degli esiti invalidanti permanenti, doveva ritenersi acquisita
dall’assicurato già al tempo della visita medica collegiale della CMO) non trova
accesso al sindacato di legittimità, in quanto non viene allegato il fatto storico
decisivo, dimostrativo del diverso momento di conoscenza del rischio, che la
Corte territoriale avrebbe omesso di considerare, dall’altro lato, in relazione
alla censura di “error juris” non appare idoneamente supportato il richiamo,
operato dal ricorrente, alla giurisprudenza di legittimità che afferma la non
decorrenza della prescrizione del diritto all’indennizzo nel caso in cui la società
assicurativa si sia riservata di provvedere soltanto all’esito delle indagini
6

insorta la malattia in data anteriore al termine iniziale di efficacia del contratto-

medico-legali cui l’assicurato deve sottoporsi su richiesta della stessa società,
ovvero nel caso in cui l’importo dell’indennizzo debba essere accertato a
seguito di una apposita “perizia contrattuale” espressamente prevista dalle
condizioni di polizza.
La parte ricorrente, infatti, ha del tutto omesso, in violazione di quanto
richiesto dall’art. 366, comma 1, n. 6 c.p.c., di riprodurre le clausole di polizza

speciali di assicurazione”), impedendo a questa Corte di verificare :
a) quale sia l’evento-rischio al quale i contraenti hanno inteso ricondurre la
insorgenza del diritto all’indennizzo, e quindi il “dies a quo” di decorrenza della
prescrizione: se cioè debba ritenersi tale il mero sinistro-malattia/infortunio cui corrisponde un obbligo di pagamento della società assicuratrice di un
importo in misura fissa e già predeterminata-, ovvero invece soltanto la
insorgenza di determinati postumi invalidanti di natura permanente: neppure
viene specificato nel ricorso quali prestazioni fossero dovute dalla società
assicurativa -tra quelle elencate alla pag. 6 del ricorso- distintamente al
verificarsi della malattia ovvero dei postumi invalidanti di natura permanente,
e dunque se debba o meno individuarsi un diverso inizio del decorso del
termine prescrizionale per ciascuna pretesa indennitaria indicata in polizza;
b) conseguentemente, quale sia la funzione da riconoscere alla clausola di
polizza che prevede un “arbitrato collegiale” al fine di richiedere (come emerge
dalla sentenza impugnata, in motiv. pag. 7) “la constatazione dello stato di
invalidità, qualora essa non venga riconosciuta dalla società”: se cioè trattasi di
clausola compromissoria, devolutiva agli arbitri della controversia “sul diritto”
od invece soltanto di “perizia cd. contrattuale”, relativa alla individuazione e
quantificazione dei postumi invalidanti in funzione della liquidazione del
“quantum” indennizzabile (e quindi in astratto suscettiva di non far decorrere
la prescrizione), ondivaga essendo la terminologia utilizzata al riguardo dal
ricorrente per definire la procedura in questione (ricorso pag. 4: “clausola
compromissoria”: ricorso pag. 20 “perizia-arbitrato contrattuale”).

7

(tra le altre : art. 6 Condizioni “Assicurazione complementare”; art. 21 “Norme

In ogni caso, fermo il principio di diritto enunciato da questa Corte secondo
cui “in tema di assicurazione contro i danni, salvo che l’assicuratore abbia
contestato l’operatività della garanzia, la prescrizione del diritto dell’assicurato
all’indennità decorre dalla data in cui il diritto stesso può essere esercitato e,
cioè, dal momento del verificarsi del fatto ovvero, quando le parti abbiano
previsto lo svolgimento di una perizia contrattuale per la quantificazione del

3, Sentenza n. 14487 del 29/07/2004), osserva il Collegio che, nel caso di
specie, la “procedura della perizia contrattuale”

-ove la clausola di polizza

dovesse ricondursi a tale schema negoziale- non ha avuto luogo, in quanto la
società assicurativa aveva eccepito “a monte” la inefficacia della polizza, con la
conseguenza che il diniego al riconoscimento del diritto all’indennizzo, opposto
da Bayerische Vita s.p.a. con la nota in data 30.12.1999, non integra un atto
preordinato o che si inserisce nel procedimento di accertamento “negoziato”,
inteso a definire e rendere liquido ed esigibile il diritto all’indennizzo
dell’assicurato, ma viene piuttosto ad esplicitare un rifiuto di adempimento peraltro già tacitamente manifestato dalla società con una condotta omissiva
protrattasi per oltre nove mesi dalla denuncia di sinistro- che non incide in
alcun modo sul momento iniziale della prescrizione del diritto dell’assicurato il
quale, pertanto, avrebbe dovuto attivarsi tempestivamente, così
interrompendo il decorso del termine prescrizionale, in sede stragiudiziale,
richiedendo l’adempimento delle obbligazioni contrattuali (notificando la
nomina del proprio componente del collegio peritale), ovvero in via giudiziale,
una volta palesata la contestazione del diritto dell’indennizzo da parte della
società.
Non essendo stati compiuti atti interruttivi dall’assicurato, successivi alla
denuncia di sinistro del 6.4.1999 o comunque successivamente alla
apprezzabilità della conseguenza invalidante permanente (riferita al più tardi
alla visita collegiale della CMO del 19.7.1999) ed anteriori alla richiesta
stragiudiziale di indennizzo comunicata dal Vitiello con nota in data
10.10.2000, la statuizione della Corte d’appello che ha dichiarato estinto il
diritto per prescrizione va esente da censure.
8

danno, dal momento della conclusione di tale procedura” (cfr. Corte cass. Sez.

Del tutto inconferente è il richiamo operato dal ricorrente al precedente di
questa Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 1193 del 03/03/1989 che concerne la
peculiare disciplina di cui all’art. 2952, commi 3 e 4, c.c. applicabile alla
assicurazione della responsabilità civile (secondo cui il termine prescrizionale
del diritto all’indennizzo inizia a decorrere dalla richiesta risarcitoria del terzo
danneggiato, e viene sospeso dalla comunicazione di tale richiesta -idest del

non estendibile alla assicurazione infortuni/malattia- secondo cui, mentre
l’assicuratore non può considerarsi in mora fintantochè il credito per indennizzo
-corrispondente al debito di valore per risarcimento danni cui è tenuto
l’assicurato nei confronti del terzo danneggiato- non è divenuto liquido ed
esigibile, diversamente per l’assicurato il diritto all’indennizzo viene ad
esistenza e la prescrizione inizia a decorrere -in deroga all’art. 2935 c.c.- con
la richiesta di risarcimento del terzo-danneggiato, rimanendo sospesa dopo la
comunicazione di sinistro all’assicuratore, fino all’accertamento (o alla
prescrizione) del credito risarcitorio del terzo.
Il secondo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto il fatto riferito come
omesso dalla Corte d’appello (notifica dell’atto di nomina del componente del
collegio arbitrale/peritale) non assume carattere “decisivo” in relazione alla
“ratio decidendi” per cui la conoscenza del fatto produttivo delle conseguenze
invalidanti permanenti, da parte dell’assicurato, era da far risalire già al
momento della presentazione della istanza di riconoscimento dell’assegno di
invalidità presentata dal Vitiello all’INPS e comunque alla data della visita
medica collegiale della CMO (19.7.1999) e nessun atto interruttivo della
prescrizione era stato compiuto dall’assicurato anteriormente alla richiesta di
indennizzo formulata con nota 10.10.2000.
Con il terzo motivo il ricorrente denuncia il vizio di violazione o falsa
applicazione di norme di diritto e di contratto assicurativo.
Il motivo è inammissibile in quanto:
a) non vengono indicate le norme di diritto asseritamente violate dal Giudice di
appello, non assolvendo, pertanto, il motivo ai requisiti minimi prescritti
9

sinistro- diretta alla società assicurativa), e che afferma il principio di diritto –

dall’art. 366 comma 1 n. 4 c.p.c. per la definizione del vizio di legittimità
contemplato dall’art. 360co1 n. 3 c.p.c.;
b)

viene reiterata la critica -già formulata con i precedenti motivi-

all’accertamento in fatto compiuto dal Giudice di appello in ordine alla
individuazione del momento in cui era apprezzabile da parte dell’assicurato la
esistenza di postumi invalidanti di natura permanente e conseguentemente del

2952 comma 2 c.c., senza tuttavia la necessaria indicazione del “fatto storico
decisivo”, ritualmente dimostrato in giudizio, che la Corte territoriale avrebbe
omesso del tutto di considerare: la circostanza che Bayerische abbia richiesto il
pagamento della successiva rata in scadenza a febbraio 2001 non incide o
modifica in alcun modo la statuizione impugnata secondo cui, nel periodo
intercorso tra la denuncia di sinistro del 6.4.1999 e la richiesta di indennizzo
del 10.10.2000, non erano stati compiuti atti interruttivi ex art. 2943 c.c.;
c) non viene in alcun modo argomentata la tesi difensiva, e dunque la censura
difetta di specificità ex art. 366co1 n. 4 c.p.c, secondo cui la -ovvia- attuale
persistenza dei postumi invalidanti (in quanto per l’appunto di natura
permanente) determinerebbe, in ogni caso, la esigibilità del diritto
dell’assicurato a percepire il “pagamento del capitale rivalutato alla scadenza
del contratto”, diritto che dovrebbe ritenersi sottratto al termine prescrizionale
ex art. 2952 c.c., tanto più che la Corte territoriale ha esaminato “funditus” la
tale domanda rilevandone la infondatezza in quanto esplicitamente ricollegata
dallo stesso Vitiello al diritto -dichiarato estinto per intervenuta prescrizioneall’esonero dal pagamento dei premi, e tale statuizione non viene affatto
investita da censura con il motivo di ricorso in esame.
Laddove poi il ricorrente avesse inteso censurare la interpretazione del
contenuto della polizza come rilevato ed apprezzato dal Giudice di appello, è
appena il caso di evidenziare come il motivo sarebbe egualmente inammissibile
sulla scorta del consolidato principio secondo cui, qualora la parte ricorrente
intenda impugnare la sentenza per violazione od errata applicazione dei criteri
ermeneutici di cui agli artt. 1362 ss c.c., è suo preciso onere dedurre tale vizio
10

“dies a quo” di decorrenza della prescrizione del diritto all’indennizzo ex art.

in modo specifico: ed infatti la parte che, con il ricorso per cassazione, intenda
denunciare un errore di diritto o un vizio di ragionamento nell’interpretazione
di una clausola contrattuale, non può limitarsi a richiamare genericamente le
regole di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., avendo invece l’onere di specificare
i canoni che in concreto assuma violati, ed il punto ed il modo in cui il giudice
del merito si sia dagli stessi discostato, non potendo le censure risolversi nella

sentenza impugnata, e dovendo i rilievi contenuti nel ricorso essere
accompagnati, in ossequio al principio di autosufficienza, dalla trascrizione
delle clausole individuative dell’effettiva volontà delle parti, al fine di consentire
alla Corte di verificare l’erronea applicazione della disciplina normativa (cfr.
Corte cass. Sez. 5, Sentenza n. 22889 del 25/10/2006; id. Sez. L, Sentenza n.
25728 del 15/11/2013).
Con il quarto motivo il ricorrente denuncia il vizio di violazione o falsa
applicazione di norme di diritto e di contratto assicurativo.
Il motivo è palesemente inammissibile in quanto si limita a reiterare la
domanda subordinata di risarcimento danni per inadempimento contrattuale,
formulata con l’atto di citazione di primo grado e rigettata dalla Corte d’appello
sul presupposto della fondatezza della eccezione di prescrizione ex art. 2952
c.c. formulata dalla società assicurativa, non svolgendo il ricorrente alcuna
critica argomentata in diritto alla predetta statuizione, sostenendo
anapoditticamente la responsabilità contrattuale della società.
In conclusione il ricorso deve essere rigettato ed il ricorrente condannato alla
rifusione delle spese del giudizio di legittimità liquidate in dispositivo.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, inserito
dall’art. 1 comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis, dello stesso articolo 13.
La richiesta di riliquidazione della spese dell’intero giudizio formulata dalla
società assicurativa nel controricorso in modo meramente assertivo, non

11

mera contrapposizione tra l’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella

obbliga il Collegio a provvedere, difettando i requisiti minimi previsti dall’art.
366 c.p.c. per la proposizione del ricorso incidentale
P.Q.M.
rigetta il ricorso.
Condanna il ricorrente al pagamento in favore della controricorrente, delle

oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in
Euro 200,00, ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del Dpr 30 maggio 2002 n. 115, inserito
dall’art. 1 comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei
presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1-bis, dello stesso articolo 13.

spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.200,00 per compensi,

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