Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34145 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. VI, 19/12/2019, (ud. 03/10/2019, dep. 19/12/2019), n.34145

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. D’ARRIGO Cosimo – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29887-2018 proposto da:

F.M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA

388, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI PASSALACQUA,

rappresentato e difeso dall’avvocato PIERLUIGI VECCHIOTTI;

– ricorrente –

contro

ZURICH INSURANCE PLC RAPPRESENTANZA GENERALE PER L’ITALIA,

T.A., P.L., UNIPOL SAI ASSICURAZIONI quale incorporante la

compagnia MILANO ASSICURAZIONI SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 341/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 14/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 03/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. PELLECCHIA

ANTONELLA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. F.M.G., insieme a F.F., S.G. e F.N., quali familiari conviventi, convenivano in giudizio T.A. e P.L. e la Zurich Insurance plc, per sentir accertata la responsabilità del T. nella causazione del sinistro stradale ed ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti.

Esponeva il F. che mentre era alla guida della propria motocicletta, percorrendo il lungo mare di Porto San Giorgio con direzione di marcia nord-sud, in direzione opposta, sopraggiungeva l’autovettura condotta da T.A. e che, giunto all’incrocio, svoltava a sinistra, invadendo la corsia opposta senza concedere la dovuta precedenza.

Si costituivano i convenuti, contestando la responsabilità esclusiva del T. e l’entità del danno richiesto.

A fronte della domanda riconvenzionale dei convenuti T. e P., veniva chiamata in causa dall’attore la compagnia Milano Ass.ni S.p.a., quale impresa assicuratrice del motociclo.

Il Tribunale di Fermo, con sentenza n. 391/2014, accoglieva parzialmente la domanda, ritenendo sussistente la presunzione di colpa in misura del 50% ciascuno, ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 2, con conseguente dimezzamento dell’importo risarcitorio in favore dell’attore.

2. Avverso tale sentenza, proponeva appello F.M.G..

La Corte d’appello di Ancona, con sentenza n. 341 del 14/03/2018, in parziale riforma della pronuncia impugnata, accoglieva parzialmente l’appello del F., ritenendo che la responsabilità del sinistro andava attribuita prevalentemente ad T.A., nella percentuale del 75%, poichè, pur avendo fatto egli una manovra avventata, non risultava provata una elevata velocità dell’autovettura antagonista, tale da determinare le gravi lesioni riportate dal F., consentendo di ritenere, di contro, provato che il motociclo Fionda non aveva adeguato la velocità in prossimità dell’incrocio.

3. F.M.G. propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi.

4. E’ stata depositata in cancelleria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., e regolarmente notificata ai difensori delle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza, la proposta di inammissibilità del ricorso; parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

5. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, reputa il Collegio, con le seguenti precisazioni, di condividere la proposta del relatore.

6.1. Con il primo motivo di ricorso, parte ricorrente denuncia la falsa applicazione di nome di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3, con riferimento all’art. 2054 c.c. in ordine al dichiarato concorso di colpa del ricorrente.

Egli sostiene che il mancato esperimento di una manovra d’emergenza non può di per sè fondare un giudizio di responsabilità concorrenziale nella determinazione del sinistro poichè affinchè tale omissione sia rimproverabile essa dove essere esperibile o quanto meno tentabile e tale non può ritenersi nell’ipotesi di repentina ed imprevedibile altrui condotta illecita (Cass. penale, sez. IV, n. 16096).

6.2. Con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente si duole dell’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione tra le parti, ex art. 360 c.p.c., n. 5, che escludono la corresponsabilità del ricorrente per la mancata effettuazione della manovra di emergenza.

La Corte territoriale avrebbe omesso di valutare due fatti decisivi per il giudizio ei cioè, la contemporaneità tra l’invasione di corsia operata dall’autovettura e il transito sul luogo del sinistro della moto, e la lateralità dello scontro in quanto l’avantreno sinistro dell’autovettura colpiva la fiancata laterale sinistra della motocicletta.

Tali circostanze sarebbero decisive per la decisione poichè dimostrerebbero da una parte la repentinità e la non percepibilità della condotta di guida illecita, dall’altra la responsabilità del conducente di aver investito il motociclo in transito e non semplicemente di aver generato un ostacolo.

7. I motivi congiuntamente esaminabili per la loro intima connessione, sono inammissibili.

Lo sono innanzitutto per la violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6. Ai sensi della predetta norma, è onere del ricorrente indicare in modo specifico gli atti processuali e i documenti sui quali il ricorso si fonda in modo da permettere alla Corte di valutare profili di illegittimità della sentenza di merito.

In secondo luogo lo sono perchè le censure formulate dall’odierno ricorrente sono evidentemente dirette ad ottenere una rivalutazione dei fatti di causa, oltrepassando, in questo modo, i limiti propri del sindacato di legittimità. E’ il giudice del merito l’organo istituzionalmente competente alla discrezionale valutazione degli elementi di prova, limitata esclusivamente sul piano della motivazione, che deve essere coerente, in punto di diritto e sul piano logico, con i rilevi fattuali posti al suo vaglio.

Ed infatti il giudice del merito con motivazione congrua e priva di vizi logico giuridici ha ritenuto, alla luce del materiale probatorio acquisito rapporto dei Carabinieri, materiale fotografico e testimonianza del teste oculare – che l’impatto si verificava all’interno della corsia percorsa dalla moto, in prossimità del suo margine esterno, e il punto d’urto avveniva tra la parte anteriore sinistra dell’autovettura e la fiancata sinistra della moto. Pertanto, posto che in materia di precedenza debba adoperarsi un grado elevatissimo di cautela ed avvedutezza al fine di evitare collisioni tra veicoli, poteva certamente pretendersi che il conducente della Fiat Palio ispezionasse la corsia di marcia opposta al fine di escludere il sopraggiungersi di veicoli ed intraprendere, quindi, con ragionevole sicurezza, la manovra di svolta così come anche dal motociclista, in avvicinamento all’incrocio di un centro abitato, poteva pretendersi maggiore prudenza, anche se in grado minore rispetto a quella a cui era tenuto il conducente dell’autovettura.

L’evidente coerenza della motivazione induce ad escludere l’ammissibilità delle censure sollevate: la valutazione della velocità è desunta dall’ampiezza del “volo” del motociclista e l’argomento delle manovre di emergenza è comunque svolto dalla qui gravata sentenza ad abundantiam (come reso evidente dalla locuzione “non risultano neppure…”) o, ad ogni buon conto, non si tratta omesso esame, ma esame del cui esito ci si duole e quindi si è dinanzi ad una censura non riconducibile al n. 5 nel testo attuale; con conseguente inammissibilità del primo ed infondatezza del secondo motivo.

8. Non occorre disporre sulle spese in considerazione del fatto che la parte intimata non ha svolto attività difensiva.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 3 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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