Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3413 del 08/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 08/02/2017, (ud. 11/01/2017, dep.08/02/2017),  n. 3413

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4117/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore Centrale

pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CASSIODORO, 1/A, presso lo studio dell’avvocato PAOLA CHIOVELLI, che

lo rappresenta e difende giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 187/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA – SEZIONE DISTACCATA di TARANTO, depositata

il 29/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata dell’11/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTA

CRUCITTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nella controversia avente ad origine l’impugnazione da parte di D.S.M. di cartella di pagamento relativa ad imposta di successione, la C.T.R. della Puglia, con la sentenza indicata in epigrafe, pur ritenendo l’appello, proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la decisione di primo grado, inammissibile perchè privo di motivi specifici, lo rigettava anche nel merito, rilevando che l’Agenzia appellante non aveva specificamente criticato la motivazione del Giudice di primo grado il quale aveva ritenuto che non fosse stata allegata l’avvenuta notificazione del prodromico avviso di liquidazione al contribuente. Riteneva, ancora, che l’Agenzia fosse incorsa nella decadenza dal potere impositivo in quanto la cartella era stata notificata oltre i due anni dal termine in cui l’accertamento era diventato definitivo.

2. Avverso la sentenza ricorre l’Agenzia delle Entrate affidandosi a tre motivi.

3. Il contribuente resiste con controricorso.

4. A seguito di proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituali comunicazioni. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente motivazione in forma semplificata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente vanno rigettate le eccezioni sollevate dal controricorrente. La prima eccezione, con la quale si deduce l’inammissibilità del ricorso per difetto di sottoscrizione del ricorso e per omissione di procura conferita dalla ricorrente, è infondata alla luce della giurisprudenza consolidata di questa Corte (sentenze n.ri 14785 del 05/07/2011; 22434/2016) secondo cui “in tema di contenzioso tributario, l’Avvocatura dello Stato, per proporre ricorso per cassazione in rappresentanza dell’Agenzia delle Entrate, deve avere ricevuto da quest’ultima il relativo incarico, del quale, però, non deve farsi specifica menzione nel ricorso atteso che l’art. 366 c.p.c., n. 5), inserendo tra i contenuti necessari del ricorso l’indicazione della procura, se conferita con atto separato, fa riferimento esclusivamente alla procura intesa come negozio processuale attributivo dello ius postulandi, (peraltro, non necessario quando il patrocinio dell’Agenzia delle Entrate sia assunto dall’Avvocatura dello Stato) e non invece al negozio sostanziale attributivo dell’incarico professionale al difensore”.

1.1. Egualmente infondata è, poi, la seconda eccezione di inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 c.p.c., nn. 2, 3 e 6. Il Collegio ritiene, infatti, il ricorso sufficientemente specifico e rispondente ai dettami della norma indicata come violata.

2. Il ricorso non incorre, inoltre, nella sanzione di inammissibilità di cui all’art. 360 bis c.p.c., risultando, al contrario di quanto dedotto in controricorso, parzialmente fondato per i motivi che seguono.

3. Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione ed erronea applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, laddove la C.T.R. laziale aveva ritenuto l’appello inammissibile per mancanza di censure specifiche alla decisione impugnata mentre, nel caso in specie, l’impugnazione possedeva tutti i requisiti richiesti dal citato art. 53 avendo essa Agenzia chiaramente indicato la motivazione per cui riteneva di non condividere le statuizioni dei primi Giudici.

4. Con il secondo motivo si censura lo stesso passo motivazionale della sentenza impugnata rilevandone la nullità per astrattezza, estrema sinteticità ed intrinseca contraddittorietà.

5. Respinto il secondo motivo, non ravvisandosi contraddittorietà nell’argomentazione oggetto di censura, il primo motivo di ricorso è, invece, manifestamente fondato. L’appello della parte pubblica (il cui contenuto è riportato in ossequio al principio di autosufficienza in ricorso), censurava, infatti, espressamente il dictum del primo Giudice ed allegava prova contraria.

6. Infine, il terzo motivo è inammissibile. Questa Corte (Sez. U., Sentenza n. 24469 del 30/10/2013) ha avuto modo di enunciare il principio per il quale “qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della potestas iudicandi sul relativo merito, proceda poi comunque all’esame di quest’ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta ad abundantiam, su tale ultimo aspetto”.

7. Alla luce delle considerazioni che precedono, in accoglimento del primo motivo, rigettato il secondo ed inammissibile il terzo, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla C.T.R. della Puglia la quale provvederà anche al regolamento delle spese processuali di questo giudizio.

PQM

La Corte, in accoglimento del solo primo motivo di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese alla Commissione tributaria regionale della Puglia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 8 febbraio 2017

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