Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34100 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. I, 19/12/2019, (ud. 13/09/2019, dep. 19/12/2019), n.34100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 4959/2015 proposto da:

R.G., + ALTRI OMESSI, tutti in proprio ed in qualità di

eredi di D.A., elettivamente domiciliati in Roma, Via

Amerigo Vespucci n. 41, presso lo studio dell’avvocato Letizia

Tamburrinì, rappresentati e difesi dagli avvocati Mario Liscio e

Nicola Di Modugno, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Comune Cerignola, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in Roma, Piazza Attilio Friggeri n. 13, presso lo studio

dell’avvocato Stefano Bertuzzi, rappresentato e difeso all’avvocato

Raffaele Dè Robertis, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 63/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI, del

27/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/09/2019 dal cons. Dott. SCALIA LAURA;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. De Augustinis Umberto, che ha concluso

per la trattazione della causa in pubblica udienza.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con citazione notificata il 12.06.2007 D.A. aveva convenuto dinanzi al Tribunale di Foggia, sezione distaccata di Cerignola, il Comune di Cerignola di cui chiedeva la condanna al pagamento del conguaglio concordato in sede transazione stipulata tra le parti l’8.05.1980 con cui l’istante aveva ceduto al Comune alcuni terreni in sua proprietà, destinati alla realizzazione del Peep approvato con decreto n. 2362 del 31.03.1973 del Presidente della Regione Puglia, al prezzo di Lire 1500/mq., salvo conguaglio.

Su adesione dell’attore all’eccezione di incompetenza funzionale della difesa del Comune – che in via preliminare aveva eccepito la prescrizione del diritto dell’attore per decorso del termine decennale -, il Tribunale con sentenza n. 158/2008 dichiarava la propria incompetenza con termine alle parti per la riassunzione del giudizio dinanzi alla Corte di appello di Bari.

Con sentenza pubblicata il 27.01.2014, la Corte di appello di Bari, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta con citazione in riassunzione del 17.02.2009 da D.A. e proseguita dagli eredi R.G., + ALTRI OMESSI, dichiarava estinto il procedimento e maturata la prescrizione decennale dell’azionato diritto, condannando gli attori al pagamento delle spese processuali in favore del Comune di Cerignola, convenuto.

2. Ricorrono per la cassazione dell’indicata sentenza di appello R.G., + ALTRI OMESSI affidando il proposto mezzo a otto motivi a cui resiste con controricorso il Comune di Cerignola.

Entrambe le parti hanno depositato memoria illustrativa.

3. Il rappresentante della Procura generale della Corte di cassazione ha fatto pervenire conclusioni scritte con cui ha chiesto, nella complessità delle questioni dedotte in lite, la trattazione della causa in pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 in relazione all’art. 2945 c.c. ed ai principi di regolazione della “cosa giudicata” (art. 310 c.p.c.).

La Corte di merito avrebbe erroneamente dichiarato la prescrizione del diritto dei ricorrenti che doveva invece ritenersi interrotta con effetto sospensivo dal passaggio in giudicato della sentenza n. 1744/1997 con cui il Tribunale di Foggia, adito con citazione del 05.03.1990, si era dichiarato incompetente a statuire sul diritto al conguaglio di cui alla transazione intercorsa tra le parti l’08.05.1980 e quindi sull’indennità definitiva di esproprio.

La Corte territoriale aveva ritenuto che la mancata riassunzione di quel giudizio e la conseguente estinzione avesse consentito l’effetto interruttivo istantaneo della prescrizione e non anche quello sospensivo con conseguente decorrenza della prescrizione decennale dal 1990, anno della citazione, al 2000.

Deducono i ricorrenti che la corretta interpretazione da darsi al giudicato integrato dalla sentenza n. 1744/1997 del Tribunale di Foggia, avente ad oggetto la rideterminazione dell’indennità di esproprio, avrebbe invece consentito di riconoscere allo stesso la valenza di un giudicato, sia pure parziale, di merito.

Il titolo giudiziale, non limitandosi a statuire sulla competenza, nella parte in cui riconosceva al privato la facoltà di proporre opposizione alla stima davanti al giudice ordinario nella intervenuta declaratoria di incostituzionalità della norma di previsione del conguaglio a carico della p.A. in caso di cessione volontaria dei fondi espropriati, avrebbe dato una definitiva risoluzione alle questioni preliminari di merito tra le parti, integrando, sul punto, un giudicato formale e sostanziale, con conseguente attrazione del rapporto processuale nella previsione di cui all’art. 2945 c.c., comma 2.

La corretta interpretazione di quella statuizione ne avrebbe consentito la definizione anche quale giudicato parziale di merito idoneo ex art. 310 c.p.c. a mantenere la sua efficacia anche dopo la mancata riassunzione del giudizio e, ancora, idoneo a mantenere sospesa l’interruzione del termine di prescrizione del diritto azionato fino al passaggio in giudicato della sentenza del 1997 e quindi il termine di prescrizione decennale alla fine dell’anno 2007, con conseguente tempestività della domanda scrutinata proposta in data 12.06.2007.

2. Con il secondo motivo si fa valere la nullità della sentenza e del giudizio in relazione agli artt. 112 e 113 c.p.c.

La Corte di merito avrebbe omesso di pronunciare sulla eccezione di interruzione della prescrizione con effetto sospensivo conseguente alla sentenza n. 1744/97 che, statuendo sull’eccezione di transazione, implicitamente rigettata, sarebbe stata idonea a costituire giudicato sostanziale (art. 2909 c.c.).

4. Con il terzo motivo i ricorrenti deducono la nullità dell’impugnata sentenza ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione agli artt. 74 e 87 disp. att. c.p.c. ed all’art. 183 c.p.c., comma 6.

La Corte di appello non avrebbe valutato, e tanto erroneamente, ai fini della decisione i documenti che gli attori avrebbero allegato alla memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2 depositata il 20.12.2007.

5. Con il quarto motivo si fa questione circa la violazione dell’art. 111 Cost., comma 1, e dell’art. 6 CEDU che si avrebbe ove si ritenesse l’art. 74 disp. att. c.p.c., comma 4 dubitando della legittimità costituzionale di quest’ultima disposizione ove interpretata nel senso che l’errore del cancelliere nel dar conto della produzione di un documento oltre che della memoria difensiva con cui il primo è prodotto debba ricadere sulla parte incolpevole.

6. Con il quinto si deduce la nullità della sentenza e del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 per l’errata applicazione degli artt. 157 e 112 c.p.c. La contestazione circa la eventuale irregolarità della allegazione documentale avrebbe dovuto intendersi come tardiva non essendo stata sollevata tempestivamente dal Comune che nel silenzio serbato avrebbe provato proprio la rituale acquisizione dei documenti stessi.

7. Con il sesto motivo si fa valere la nullità del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c. La Corte di merito non avrebbe potuto rilevare d’ufficio la contro-eccezione della mancata ricezione da parte dell’amministrazione dell’atto di costituzione in mora del 09.12.1998 così violando il principio di corrispondenza tra “chiesto e pronunciato”.

8. Con il settimo motivo si denuncia la nullità del procedimento per violazione dell’art. 115 c.p.c. La Corte di appello non avrebbe fatto applicazione del principio di non contestazione quanto agli atti interruttivi della prescrizione non contestati come tali in giudizio dall’amministrazione convenuta.

9. Con l’ottavo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione della L. n. 244 del 2007, art. 2, comma 90, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 La ritenuta maturazione della prescrizione decennale avrebbe violato i principi statuiti dalla Corte Edu nella sentenza Scordino c. Italia del 29.7.2004 recepita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 348 del 2007.

Il dies a quo della prescrizione del diritto del proprietario espropriato alla determinazione e liquidazione della indennità di esproprio secondo il criterio del valore venale avrebbe infatti dovuto individuarsi dalla pubblicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 348 cit. e quindi dal 31.10.2007, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, in applicazione dell’art. 2935, c.c. là dove è previsto che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Violerebbe gli artt. 24 e 113 Cost. il ritenere che la prescrizione di un diritto decorra comunque anche prima che il diritto venga riconosciuto con certezza dall’ordinamento.

3. I motivi primo e secondo, da trattarsi congiuntamente perchè relativi a profili del ricorso tra lo strettamente connessi, sono infondati.

Nel sistema delineato dall’art. 2945 c.c., l’instaurazione del giudizio interrompe la prescrizione e ne sospende il decorso fino al passaggio in giudicato della sentenza (anche di rito) che definisce il giudizio. Quando il processo si estingue, invece, la prescrizione decorre dalla data dell’atto interruttivo. Non può, pertanto, prodursi l’effetto interruttivo sospensivo enunciato nel citato art. 2945 c.c., comma 2, quando un processo, all’esito di una pronuncia declinatoria della competenza, non sia tempestivamente riassunto, non potendo più ravvisarsi l’unicità del processo.

Tuttavia, nel diverso caso in cui prima della declaratoria d’incompetenza la stessa domanda con le stesse parti venga proposta davanti al giudice competente (e non venga dichiarata la litispendenza), l’assoluta identità del secondo giudizio consente di ritenere unico il processo e, conseguentemente, prodotto l’effetto interruttivo permanente dalla data dell’atto introduttivo del primo giudizio (Cass. 06/08/2007 n. 17156).

Nell’ipotesi di estinzione del giudizio ai sensi dell’art. 50 c.p.c., comma 2, che può esser dichiarata dal giudice della riassunzione (o della prosecuzione) o dal giudice appositamente adito, ovvero, “incidenter tantum”, da quello dinanzi al quale è proposta nuovamente la stessa domanda di merito, la notifica dell’atto introduttivo del primo giudizio ha soltanto effetto interruttivo della prescrizione, e non anche sospensivo, poichè quest’ultimo è operante, ai sensi dell’art. 2945 c.c., solo se l’estinzione del giudizio viene evitata (SU n. 15756 del 13/07/2007).

Si tratta di effetto da negarsi nell’ulteriore rilievo del principio, più volte sancito dalla giurisprudenza di legittimità, a termini del quale, le sentenze che statuiscono sulla competenza, ad eccezione di quelle pronunziate dalla Corte di Cassazione in sede di regolamento di competenza, non sono suscettibili di passaggio in giudicato in senso sostanziale mentre sul piano formale si traducono solo in una preclusione alla riproposizione della questione davanti al giudice dello stesso processo senza fare anche stato in un distinto giudizio ex novo promosso dalle medesime parti (v. tra le altre Cass. n. 17248/03, conf.2697/95, n. 112/83; in termini: n. 26327 del 31/10/2008, p. 3).

La sentenza del giudice che statuisca unicamente sulla competenza non contiene alcuna pronuncia di merito nè esplicita nè implicita che sia idonea a passare in giudicato anche nell’ipotesi in cui abbia esaminato e deciso questioni preliminari di merito ai fini dell’accertamento della competenza.

Il giudicato solo formale che consegue alla sentenza sulla competenza fa sì che nel tempo necessario alla sua formazione, quando in esito a declinatoria del primo giudice, un secondo sia chiamato a pronunciare all’esito di riassunzione del giudizio, non si realizzi l’effetto sospensivo-interruttivo della prescrizione sul diritto azionato e di cui all’art. 2945 c.c., comma 2, (sulla prima parte, vd. Cass. 26/11/2014 n. 25144; Cass. 20/03/2018 n. 6970).

La sentenza del Tribunale di Foggia come ricostruibile dalle stesse deduzioni dei ricorrenti non statuiva sul merito là dove decideva preliminari questioni, essendo la qualificazione del rapporto, pure operata in sentenza, finalizzata alla declaratoria di incompetenza e come tale inidonea ad acquisire rilievo come giudicato sostanziale e, quindi, ai fini della sospensione ex art. 2945 c.c., comma 2.

L’indicato rilievo assorbe ogni ulteriore profilo di ricorso per il quale, per modalità neppure rispettose della piena autosufficienza del mezzo proposto, il ricorrente vorrebbero far valere rispetto al processo mai riassunto la sostanziale identità del presente, introdotto a distanza di anni dalla pronuncia di incompetenza e sul medesimo oggetto.

Come già rilevato da questa Corte, l’effetto interruttivo-permanente della prescrizione ha natura interna al processo riuscendo ad operare e ad estendere l’effetto sospensivo del processo a quello che risulti successivamente instaurato in seguito a rituale riassunzione del primo, permanendo in tal caso l’unicità del processo (Cass. 06/08/2007 n. 17156, in termini, in motivazione, p. 9).

10. I restanti motivi dal terzo all’ottavo sono assorbiti nel loro rilievo dalle considerazioni svolte in valutazione dei primi due.

11. Conclusivamente il ricorso va rigettato.

Le spese restano regolate in applicazione del principio della soccombenza come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti a rifondere al Comune di Cerignola le spese di lite che liquida in Euro 7.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali al 15% forfettario sul compenso ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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