Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34078 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 10/09/2019, dep. 19/12/2019), n.34078

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO Maria Giulia – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19540/2017 R.G. proposto da:

Agenzia delle dogane e dei monopoli, rappresentata e difesa

dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata

in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Trendintex Srl, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Marco Turci,

Raffaella Vianello e Alessandro Fruscione, con domicilio eletto

presso quest’ultimo in Roma via Giambattista Vico n. 22, giusta

procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Liguria n. 907/3/2016, depositata il 28 giugno 2016;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 10 settembre

2019 dal Consigliere Fuochi Tinarelli Giuseppe.

Fatto

RILEVATO

CHE:

A seguito di verifica fiscale nei confronti della Franco Vago Spa, titolare di un deposito Iva D.L. n. 331 del 1993 ex art. 50 bis, emergeva che la Trendintex Srl aveva omesso il versamento dell’Iva all’importazione – in relazione alle dichiarazioni doganali n. (OMISSIS) del 4.1.2006, n. (OMISSIS) del 2.3.2006, (OMISSIS) del 9.8.2006 e (OMISSIS) del 20.9.2006 – attesa l’immissione solo virtuale di merce extra UE nel detto deposito, così avvalendosi indebitamente del trattamento agevolativo della sospensione del pagamento dell’Iva ivi prevista, ragion per cui l’Agenzia delle dogane notificava atto di contestazione e di irrogazione di sanzione.

L’impugnazione era parzialmente accolta dalla CTP di La Spezia, che riteneva applicabile la sanzione di cui al D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 9 bis. Il giudice d’appello, intervenuta nelle more del giudizio la sentenza della Corte di Giustizia del 17 luglio 2014, in C-272/14, Equoland, confermava la decisione di primo grado.

L’Agenzia delle dogane propone ricorso per cassazione con un motivo. Resiste la contribuente con controricorso, poi illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. L’unico motivo del ricorso principale denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, per aver la CTR ritenuto la fattispecie regolata dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 9 bis.

2. Il motivo è fondato.

2.1. Costituisce giurisprudenza assolutamente consolidata che, ai sensi del D.L. n. 331 del 1993, art. 50 bis, conv. con modif. nella L. n. 427 del 1993, nel testo ratione temporis vigente, l’esenzione dall’Iva all’importazione per l’ammissione in libera pratica di beni non comunitari richiede l’effettivo immagazzinamento della merce ma che tale violazione non può imporre il versamento dell’imposta ove il contribuente “abbia già provveduto all’adempimento, sebbene tardivo, dell’obbligazione tributaria nell’ambito del meccanismo dell’inversione contabile mediante un’autofatturazione ed una registrazione nel registro degli acquisti e delle vendite” (a partire Corte di Giustizia sentenza 17 luglio 2014 in C-272/13, Equoland, v., tra le tante, Cass. n. 15988 del 29/07/2015; Cass. n. 16109 del 29/07/2015; Cass. n. 17815 del 08/09/2015; Cass. n. 10911 del 26/05/2016; Cass. n. 12231 del 17/05/2017; Cass. n. 18931 del 17/07/2018; Cass. n. 3101 del 01/02/2019; Cass. 14977 del 31/05/2019).

2.2. In tale evenienza, come pure sottolineato dalla Corte di Giustizia e ribadito dalla già citata giurisprudenza, la violazione, di natura formale, può essere punita con una specifica sanzione in relazione allo scarto temporale tra dichiarazione e autofatturazione, che, traducendosi la condotta in un ritardo nel versamento del dovuto da parte dell’importatore, va identificata in quella prevista dal D.Lgs. n. 471 del 1972, art. 13, fermo solo il necessario rispetto del principio di proporzionalità poichè la previsione interna (30% dell’importo dell’imposta) può, almeno in astratto, considerarsi “sproporzionata”, sicchè deve essere il giudice nazionale a determinarla in concreto al fine di renderla “proporzionata” (punti 44 ss. sentenza Equoland).

Giova sottolineare, sul punto, che non sussiste nè acquiescenza alla sentenza (che è criticata in punto di diritto in relazione alla norma applicabile, costituendo la valutazione di proporzionalità un posterius rispetto a tale individuazione), nè tardiva contestazione da parte dell’Ufficio, il quale ha contestato l’omesso adempimento, condotta che include, necessariamente, anche il solo tardivo adempimento.

Va poi escluso che non sussista danno per l’erario atteso che ii ritardo nell’adempimento – ove sussistente – integra una effettiva lesione per l’omesso versamento alla prescritta scadenza.

3. Ne deriva che la CTR ha errato nell’applicare l’art. 6, comma 9 bis, anzichè il D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, sicchè la sentenza va cassata con rinvio al giudice a quo, che accerterà se l’avvenuto assolvimento dell’imposta mediante autofatturazione sia avvenuto con ritardo, applicando, in tale evenienza, i principi di cui in motivazione per la determinazione in concreto della sanzione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR della Liguria in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 10 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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