Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34067 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 11/07/2019, dep. 19/12/2019), n.34067

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11121-2018 proposto da:

O. TRASPORTI DI O.C., rapp. e dif., in virtù di

procura speciale a margine del ricorso, dall’Avv. DONATO LUCINI e

CARMINE DI ZENZO, presso lo studio del quale sono tutti elett.te

dom.ti in ROMA, alla VIA APPENNINI, n. 60;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI ((OMISSIS)), in persona del

Direttore p.t., dom.to ope legis in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI,

n. 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4093/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LOMBARDIA, depositata il 13/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/07/2019 dal Consigliere Dott. CHIESI GIAN ANDREA.

Fatto

OSSERVATO

che l’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI emise nei confronti della ditta individuale O. TRASPORTI DI O.C. alcuni avvisi di accertamento, contestando alla stessa l’importazione di carburante in esenzione dal pagamento dei diritti di confine, in quantità superiore a quella ammissibile in franchigia;

che la contribuente impugnò tali provvedimenti innanzi alla C.T.P. di Sondrio che, con sentenza 25/2016, accolse parzialmente il ricorso, ritenendo dovuta l’accisa recuperata dall’Ufficio, ma non gli interessi;

che, avverso tale decisione, tanto l’AGENZIA DELLE DOGANE, quanto la O. TRASPORTI proposero gravame, rispettivamente principale (rispetto alla debenza anche degli interessi) ed incidentale (rispetto alla non debenza anche dell’accisa), deciso dalla C.T.R. della Lombardia con sentenza n. 4093/2017, del 13.10.2017: quest’ultima, in accoglimento dell’appello principale ed in parziale riforma dell’impugnata decisione, escluse la possibilità di configurare una qualsivoglia incertezza circa la nozione di serbatoi “normali” (imponendo la lettera e l’interpretazione dell’art. 107 del Reg. n. 1186/2009 di considerare tali i serbatoi montati dalla casa costruttrice fin dal’origine su tutti i veicoli della stessa tipologia di quelli considerati – cfr., in particolare, la p. 2, prime dieci righe, della motivazione) e ritenne, pertanto, legittimo anche il recupero degli interessi;

che avverso tale sentenza la ditta individuale O. TRASPORTI DI O.C. ha quindi proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi; ha depositato, altresì, memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.. Si è costituita, con controricorso, l’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI;

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo, parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) la violazione e falsa applicazione degli artt. 107 del Reg. CE n. 1186/2009, per avere la C.T.R. ritenuto che per “serbatoio normale” dovesse intendersi unicamente quello montato dalla casa costruttrice su tutti i veicoli della stessa tipologia di quello considerato ai fini degli accertamenti fiscali;

che con il secondo motivo la O. TRASPORTI si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) dell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio e, precisamente, della mancata comparazione della capienza dei serbatoi oggetto di verifica rispetto a quella risultante dalla carta di circolazione o, in alternativa, dal documento di omologazione del tipo di veicolo, anzichè a quella emergente dalla scheda tecnica;

che i motivi – i quali disvelano entrambi una pretesa violazione di legge in relazione all’interpretazione dell’art. 107 cit. e che, per identità di questioni agli stessi sottese, possono essere trattati congiuntamente – sono infondati;

che l’art. 107, p. 1, lett. a), del Reg. n. 1186/2009 prevede che “Fatti salvi gli artt. 108, 109 e 110, sono ammessi in franchigia dai dazi all’importazione: a) il carburante contenuto nei serbatoi normali: – degli autoveicoli da turismo, degli autoveicoli commerciali e dei motocicli – dei contenitori per usi speciali, che entrano nel territorio doganale della Comunità”; prosegue il successivo p. 2, lett. c) chiarendo che “per “serbatoi normali”: – i serbatoi che sono fissati in modo stabile dal costruttore su tutti gli autoveicoli dello stesso tipo del veicolo considerato e la cui sistemazione permanente consente l’utilizzazione diretta del carburante, sia per la trazione dei veicoli sia, all’occorrenza, per il funzionamento, durante il trasporto, dei sistemi di refrigerazione e degli altri sistemi; – i serbatoi di gas installati su veicoli a motore che consentono l’uso diretto del gas come carburante nonchè i serbatoi adattati agli altri sistemi di cui possono essere dotati i veicoli; – i serbatoi che sono fissati in modo stabile dal costruttore su tutti i contenitori dello stesso tipo del contenitore considerato e la cui sistemazione permanente consente l’utilizzazione diretta del carburante per il funzionamento, durante il trasporto, dei sistemi di refrigerazione e degli altri sistemi di cui sono dotati i contenitori per usi speciali”;

che, quanto all’interpretazione di tali norme e, in particolare, della nozione di “serbatoio normale”, analoga questione si pose con riferimento all’art. 112, n. 2, lett. c), del Reg. n. 918/83, come modificato dal regolamento n. 1315/88 (di cui il Reg. CE n. 1186/2009 rappresenta, stando al relativo considerando n. 1, la codificazione) e fu risolta dalla Corte di Giustizia con la sentenza 3.12.1998, in causa C-247/97, Schoonbroodt, nei termini che seguono:”quando emana norme che concedono sospensioni di dazi doganali, il Consiglio deve tener conto delle esigenze della certezza del diritto e delle difficoltà alle quali devono far fronte le amministrazioni doganali nazionali (sentenza 18 marzo 1986, causa 58/85, Ethicon, Racc. pag. 1131, punto 12). Ne consegue che siffatte disposizioni devono essere interpretate restrittivamente, conformemente alla loro formulazione, sicchè non possono essere applicate, in contrasto con il loro tenore letterale, a prodotti che non sono da esse menzionati (sentenza 12 dicembre 1996, cause riunite da C-47/95 a C-50/95, C-60/95, C-81/95, C-92/95 e C148/95, Olasagasti e a., Racc. pag. 1-6579, punto 20)…la

Ric. 2018 n. 11121 sez. ST – ud. 11-07-2019 formulazione della definizione di “serbatoi normali” figurante…al Reg. n. 918 del 1983, art. 112, n. 2, lett. c), come modificato dal Reg. n. 1315 del 1988…è chiara. Per costituire oggetto di una siffatta qualifica, tali serbatoi devono essere, in particolare, fissati dal costruttore e su tutti i veicoli o contenitori del medesimo tipo”;

che non v’è motivo, ad avviso del Collegio, per discostarsi da tali principi, i quali vanno dunque confermati anche in relazione all’interpretazione dell’art. 107 cit., con conseguente correttezza della decisione assunta, sul punto, dalla C.T.R.;

che non appare pertinente, al fine di avvalorare una conclusione di tenore diametralmente opposto, il richiamo, svolto dalla parte ricorrente alla p. 11 dell’atto introduttivo del presente giudizio di legittimità, nonchè alle pp. 2 e ss. della memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., alla successiva sentenza 10.9.2014, in causa C-152/13, Holger Forstmann Transporte (la quale, indugiando sulla nozione di “serbatoi normali” di cui all’art. 24, paragrafo 2, primo trattino, della direttiva 2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità, ha chiarito che essa deve essere interpretata nel senso di non esclude i serbatoi installati permanentemente sugli autoveicoli commerciali e destinati a rifornirli direttamente di carburante che siano stati montati da una persona diversa dal costruttore, purchè detti serbatoi consentano l’utilizzazione diretta del carburante sia per la trazione di tali veicoli che, all’occorrenza, per il funzionamento, durante il trasporto, dei sistemi di refrigerazione o di altri sistemi), non essendo i diversi principi ivi affermati applicabili al campo dei dazi doganali:”ta/e conclusione – si legge ai p.p. 33 e 34 della motivazione di tale decisione – non è in contrasto con la sentenza Schoonbroodt…Si deve ricordare, infatti, a tale riguardo, che nel procedimento che ha dato origine a detta sentenza, la Corte interpretava non già una disposizione di una direttiva relativa alla tassazione dei prodotti energetici nell’ambito del mercato interno, quale l’art. 24 della direttiva 2003/96, bensì, attraverso la legislazione belga in esame, una disposizione del regolamento n. 918/83 in materia doganale. Orbene, tali testi perseguono obiettivi diversi (v., in tal senso, sentenza Meiland Azewijn, EU:C:2004:499, punto 40). Inoltre, se è vero che la Corte ha affermato, al punto 20 della sentenza Schoonbroodt (EU:C:1998:586), che “le definizioni della nozione di “serbatoi normali” fornite nelle varie disposizioni che possono rivelarsi pertinenti non presentano divergenze significative nel contesto della fattispecie di cui alla causa a qua”, tuttavia l’argomentazione della Corte in quest’ultima sentenza si fonda sulla sua giurisprudenza in materia doganale e non sulla finalità di una disposizione adottata nell’ambito del mercato interno”;

che con il terzo motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) la violazione di legge, e in specie, degli artt. 3,53 e 97 Cost., nonchè della L. n. 212 del 2000, art. 10, per non avere la C.T.R. confermato la non debenza degli interessi sulle somme in contestazione, stante l’affidamento ingenerato nel contribuente dal comportamento dell’amministrazione;

che il motivo è infondato e va rigettato.

che questa Corte ha chiarito che: 1) qualora la mancata riscossione dei diritti doganali sia dovuta ad un’erronea determinazione delle autorità competenti, non percettibile da parte dell’operatore, deve trovare applicazione, in conformità ad un orientamento consolidato nella giurisprudenza comunitaria, il principio di affidamento desumibile dall’art. 5, n. 2, del Regolamento CEE n. 1697/79 del Consiglio, del 24 luglio 1979 e dall’art. 220, par. 2, lett. b), del Regolamento CEE n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, norme che precludono all’amministrazione il recupero dei diritti doganali non riscossi, qualora il debitore abbia agito in buona fede, avendo osservato tutte le disposizioni vigenti materia tributaria per la dichiarazione in dogana: sempre, però, che il comportamento dell’autorità non sia stato meramente passivo, ma abbia assunto un profilo attivo (Cass., Sez. 5, 18.6.2010, n. 14812, Rv. 613672-01); 2) se la L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2, esclude l’irrogazione delle sanzioni e l’applicazione degli interessi qualora la condotta del contribuente sia stata posta in essere “a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni od errori della amministrazione stessa”, è pur vero che “il termine attribuito alla potestà accertativa della Amministrazione finanziaria non (può) ingenerare, fino alla scadenza, alcun affidamento – tanto meno incolpevole – sulla correttezza della condotta, nel caso di specie omissiva (siccome conseguente ad un’omessa dichiarazione in dogana), del contribuente” (Cass., Sez. 5, 1.6.2012, n. 8825, in motivazione, p. 5.2, ult. cpv.);

che, pertanto – così venendo al caso di specie – non solo la formulazione e l’interpretazione dell’art. 107 cit. erano chiare ab ovo, ma il mero decorso del tempo, abbinato ad un comportamento meramente passivo dell’amministrazione (cfr. ricorso, pp. 27 ss..) rappresentano elementi inidonei ad integrare, rispetto agli interessi, l’esimente di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 10, comma 2;

che con il quarto ed il quinto motivo di ricorso la difesa dei ricorrenti si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) della violazione e falsa applicazione, rispettivamente, del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 5 e 6 per avere la C.T.R. ritenuto comunque sussistente uno stato soggettivo di colpa di essa contribuente rispetto alla violazione contestata (quarto motivo), nonostante la scarsa intelligibilità della normativa in questione (quinto motivo);

che i motivi – da trattare congiuntamente per comodità espositiva – sono inammissibili per non confrontarsi con la ratio decidendi della gravata decisione e, più in generale, con l’oggetto del giudizio, non venendo in rilievo, nella specie, questioni attinenti l’irrogazione di sanzioni (rispetto alle quali, solo, i menzionati paradigmi normativi trovano applicazione), quanto, piuttosto, la legittimità delle riprese nonchè l’applicazione, sulle stesse, degli interessi;

ritenuto, in conclusione, che il ricorso debba essere rigettato, con condanna della O. TRASPORTI DI O.C. al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore p.t., delle spese del presente grado di lite;

che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Per l’effetto condanna la O. TRASPORTI DI O.C. al pagamento, in favore dell’AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI, in persona del Direttore p.t., delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 4.100,00 (quattromilacento/00) per compenso professionale, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente AUTOTRASPORTI D.D.M. DI D.M. & C S.N.C., in persona del legale rappresentante p.t., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 11 luglio 2019.

Depositato in cancelleria il 19 dicembre 2019

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