Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34061 del 19/12/2019

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 10/07/2019, dep. 19/12/2019), n.34061

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Lui – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – rel. Consigliere –

Dott. NOCELLA Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 25982/2014 proposto da:

P.N., nato il (OMISSIS) ad (OMISSIS), rappresentato e

difeso dall’Avv. Liliana Lagreca, con domicilio eletto presso l’Avv.

Maria Francesca De Pasqua, con studio in Roma in via Carlo Mirabello

n. 25;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

i cui uffici in Roma, via dei Portoghesi n. 12, domicilia;

– controricorrente –

E contro

EQUITALIA SUD s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Puglia n. 620/11/2014, pronunciata il 14 febbraio 2014 e depositata

il 14 marzo 2014;

udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 10 luglio 2019

dal Consigliere Fabio Antezza;

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il contribuente ricorre, con tre motivi, per la cassazione della sentenza (indicata in epigrafe) di rigetto dell’appello dallo stesso proposto avverso la sentenza n. 141/06/2012, emessa dalla CTP di Bari. Quest’ultima, a sua volta, aveva rigettato l’impugnazione della cartella di pagamento (n. (OMISSIS)).

2. Dalla sentenza impugnata oltre che dagli atti di parte (in particolare dallo stesso ricorso, emerge quanto segue in merito ai fatti di causa.

2.1. La cartella in oggetto fu impugnata, limitatamente a quanto rileva nel presente giudizio, in ragione dell’assunta nullità (del ruolo e) della stessa derivante dalla ritenuta omessa notificazione del sottostante avviso di accertamento, relativo all’anno 2005 (pag. 2 dell’attuale ricorso).

2.2. La CTP rigettò l’impugnazione, ritenendo l’avviso di accertamento correttamente notificato al contribuente ( P.N.) a mezzo posta e con riferimento all’indirizzo “(OMISSIS)-(OMISSIS)” (cfr., sentenza di primo grado come anche riportata negli atti di parte).

2.3. La statuizione di primo grado fu confermata dalla CTR, che, con la sentenza oggetto di attuale impugnazione, rigettò l’appello ritenendo, per quanto rileva nel presente giudizio, corretta la notifica diretta da parte dell’A.E., a mezzo posta, dell’avviso di accertamento effettuata nei confronti del contribuente, non operando nella specie l’art. 149 c.p.c.

4. Contro la sentenza d’appello il contribuente propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi e sostenuto da memoria, mentre la sola Agenzia delle Entrate (“A.E.”) si costituisce con controricorso (prospettando anche profili di inammissibilità dei relativi motivi oltre cha la loro infondatezza).

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.II ricorso non merita accoglimento.

2. I tre motivi eh ricorso sono suscettibili di trattazione congiunta, in ragione della connessione delle questioni inerenti i relativi oggetti.

2.1. Con il motivo I, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, si deduce: “violazione della L. n. 212 del 2000, art. 6, del D.P.R. n. 655 del 1982, artt. 28, 40, 53, 3 e art. 49 decreto del Ministero delle comunicazioni 9 aprile 2001, art. 2967 c.c.”.

Con il motivo II, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, si deduce: “omesso esame dell’avviso di ricevimento n. 71111 dal cronologico…. e della mancanza sullo stesso dell’indirizzo al quale l’atto si presume spedito (fatto decisivo della controversia) oggetto di discussione tra le parti in causa”.

Con il motivo n. III si deducono: “violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonchè del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, e della L. n. 890 del 1982, artt. 8,9 e 14 in relazione all’art. 360 c.p., comma 1, n. 3”.

Al di là della tecnica di redazione tanto delle censure quanto delle relative rubriche, con i primi due motivi, sotto i profili della violazione di legge e del vizio motivazionale, ci si duole della circostanza per la quale la CTR avrebbe ritenuto valida la notificazione a mezzo posta (ancorchè effettuata in via diretta da parte dell’A.E.) nonostante la mancata indicazione, nell’avviso di ricevimento, dell’indirizzo del contribuente.

Con il motivo III, anche esso formulato con la medesima tecnica di cui alle precedenti censure, ci si duole della circostanza per la quale, avendo l’Amministrazione non fatto ricorso alla notificazione diretta, la CTR avrebbe dovuto fare applicazione della diversa disciplina inerente la notificazione a mezzo posta, assumendo poi il non rispetto della stessa.

2.2. I motivi di ricorso sono inammissibile, sotto plurimi profili.

2.3. In primo luogo il primo motivo mira a sottoporre a questa Corte una questione di diritto, inerente la validità della notificazione diretta a mezzo posta in assenza dell’indicazione nell’avviso di ricevimento dell’indirizzo del destinatario, che si fonda su una circostanza di fatto (quella appena prospettata) nuova in quanto non dedotta nè con il ricorso in primo grado nè in con l’appello, bensì solo prospettata con memorie illustrative in secondo grado (come evidenzia a più riprese lo stesso ricorrente).

A quanto innanzi deve aggiungersi, peraltro, che la circostanza fattuale (nuova) che si vorrebbe porre alla base della questione di diritto, quindi anch’essa nuova, è smentita dalla sentenza di primo grado, sul punto non impugnata, laddove essa fa esplicito riferimento non solo al nominativo del destinatario (coincidente con il contribuante) ma anche allo specifico indirizzo dello stesso (“(OMISSIS)-(OMISSIS)”).

2.4. Il secondo motivo è inammissibile, oltre che per gli stessi profili di novità di cui innanzi, in quanto non in linea con l’attuale formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ratione temporis applicabile, all’esito della sostituzione ad opera del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b9, (conv., con modif., nella L. 7 agosto 2012, n. 134). L’omessa indicazione dell’indirizzo, difatti, proprio per la sua evidenziata novità, non integra un fatto controverso ed oggetto di discussione tra le parti.

A ciò si deve aggiungersi che, comunque, la ricostruzione in fatto di cui alla sentenza della CTR circa l’individuazione dell’indirizzo del destinatario non è stata fatta oggetto di appello.

2.5. Il terzo motivo è inammissibile sotto plurimi profili.

Si prospetta difatti un vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, senza però neanche paventare la nullità della sentenza o del procedimento e, comunque, la detta doglianza la si fonda su una non meglio individuata violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c..

La censura, peraltro, non coglie la ratio decidendi della statuizione impugnata. Ci si duole difatti della circostanza per la quale, avendo l’Amministrazione non fatto ricorso alla notificazione diretta, la CTRI avrebbe dovuto fare applicazione della diversa disciplina inerente la notificazione a mezzo posta, assumendo poi il non rispetto della stessa (peraltro con formulazione tale da sembrare effettuare una commistione tra la notificazione per compiuta giacenza, dopo i dieci giorni, con la disciplina inerente la restituzione del plico al mittente). Per converso, la CTR ha proprio ritenuto sussistente nella specie una ipotesi di notificazione diretta.

3. In conclusione, rigettato il ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali inerenti il presente giudizio di legittimità, in favore del controricorrente (I’A.E.), che si liquidano, in applicazione dei parametri ratione temporis applicabili, in Euro 3.500,00, oltre alle spese prenotate a debito.

Sussistono altresì i presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2001, n. 115, art. 13, comma 1 quater (aggiunto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma della L. n. 228 cit., art. 13, comma 1 bis (ex art. 18, in quanto procedimento civile di impugnazione iniziato dal trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della citata L. n. 228 del 2012, cioè a decorrere dal 31 gennaio 2013).

PQM

rigetta il ricorrente è condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali inerenti il presente giudizio di legittimità, in favore del controricorrente, che si liquidano, in Euro 3.500,00, oltre alle spese prenotate a debito, dando atto della sussistenza dei presupposti, di cui al D.P.R. n. 115 del 2001, art. 13, comma 1 quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norme dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 10 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 19 dicembre 2019

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